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Come è cambiata la ricchezza dei Comuni bergamaschi in 10 anni

Tra il 2011 e il 2012 perso quasi quattromila euro di reddito medio in provincia di Bergamo: le Valli le zone più in difficoltà insieme alla Bassa orientale.

Il conto la crisi l'ha presentato nel 2012: dai 24.107 euro del 2011 (inteso come anno fiscale) il reddito medio dei bergamaschi dodici mesi più tardi ha registrato una flessione di quasi quattromila euro, scendendo a 20.378 euro.

È quanto emerge elaborando i dati sulle dichiarazioni fiscali messi a disposizione dal Ministero dell'Economia e delle Finanze che, prendendo in considerazione la fascia temporale dal 2008 al 2017, restituiscono una chiara fotografia della situazione del reddito e relativi disagi in provincia di Bergamo.

Un tema analizzato recentemente anche dalla Cgil che, partendo da una ricerca sul disagio socioeconomico commissionata all'associazione Ires “Lucia Morosini”, ha ribadito un dato forse insospettabile per una provincia ricca come Bergamo: i poveri “assoluti”, che non sono cioè in grado di acquistare quell'insieme di beni e servizi considerati essenziali per conseguire uno standard di vita minimamente accettabile, sono quantificabili in circa 60.000, quasi il 6% dei residenti.

“La crescita della povertà è spiegata in gran parte dall'aumento dell'incidenza del disagio nelle famiglie dei lavoratori e, più in generale, delle persone in età di lavoro – spiega Francesco Montemurro, presidente di Ires – Abbiamo notato una maggiore recrudescenza della crisi economica, coi redditi da lavoratore autonomo e le pensioni che sono cresciuti mentre quelli da lavoro dipendente in termini reali hanno visto un miglioramento di poco più dell'1%. Ma il solo dato numerico non basta per delineare la situazione reale”.

Si inserisce qui un ragionamento globale sulla situazione del lavoro in provincia che Montemurro sintetizza così: “Bergamo è una provincia storicamente ricca ma con retribuzioni inferiori a molte delle altre province lombarde. E, come sottolineato anche dall'Ocse qualche anno fa, anche la qualità del lavoro sembra abbastanza bassa: secondo l'osservatorio provinciale le assunzioni nell'ultimo anno hanno premiato soprattutto persone con titolo di studio elementare o medie e più si sale nel livello di istruzione e più diminuisce la percentuale di assunti. Disoccupazione e povertà non si riescono a sovrapporre come una volta, oggi crescono gli occupati e di pari passo i poveri perchè il lavoro in molti casi ha perso la sua funzione di assicurazione contro i rischi”.

LA DISTRIBUZIONE DEI REDDITI IN PROVINCIA DI BERGAMO

Ciò che appare chiaro dai dati è che in provincia di Bergamo ci sia una profonda correlazione tra geografia, altitudine e reddito medio dei residenti.

Guardando la mappa, riferita alle dichiarazioni dei redditi 2018 su anno di imposta 2017, la colorazione si fa più intensa dove il reddito medio è più alto: Bergamo e l'hinterland, la Bassa occidentale, insieme ad alcuni territori di confine col Lecchese e picchi nella zona del Sebino, trascinati da logiche turistiche o industriali legate al distretto della gomma-plastica.

In generale, tra Nord e Sud della provincia pare esserci una netta frattura: scegli il tuo Comune dal menù a tendina o passa con il cursore sopra alla cartina per scoprire tutti i dati (reddito medio, reddito complessivo, numero di contribuenti e posizine nella classifica provinciale) 

“Insediamenti produttivi e infrastrutture sono certamente dei fattori attrattivi – spiega Gianni Peracchi, segretario generale della Cgil di Bergamo – Negli ultimi anni, infatti, è impossibile non notare lo spostamento della ricchezza verso la zona della Bassa attraversata dalla Brebemi e dove ha trovato casa un colosso mondiale dell'e-commerce. Al contrario, le valli sono dal capo opposto della classifica: la Val Seriana, in particolare, ha pagato a caro prezzo la crisi del tessile e da zona ricca si è impoverita sempre di più”.

Sul valore medio delle retribuzioni, l'analisi Cgil ha visto una stagnazione generale di quelle dei lavoratori dipendenti: “Siamo a 50 centesimi in più all'ora rispetto alla media nazionale ma decisamente inferiori a quella regionale. La curva negativa del reddito medio complessivo della provincia tra il 2011 e il 2012 è da intendere come effetto negativo di un ultimo vagone trascinato dalla locomotiva della crisi iniziata qualche anno prima. Dal 2014, invece, si è iniziata a notare una piccola ripresina, niente di troppo incisivo. Però abbiamo segnali che ci fanno pensare a un nuovo rischio flessione”.

DAL 2008 AL 2017: LA GEOGRAFIA DELLA RICCHEZZA

Partiamo dagli ultimi dati disponibili: Gorle e Mozzo sono sempre al top e Cenate Sotto ha scalzato Bergamo dal podio, mentre dall'altro lato della classifica Blello è ultimissimo come dal 2012 a questa parte.

Storicamente (vedi sotto, clicca su replay per far partire l'animazione ndr) a dividersi la torta dei 10 Comuni più ricchi sono i territori dell'hinterland, con poche e rare invasioni di quelli "lacustri" (Rogno, Sarnico e Viadanica), della Bassa (Treviglio) e della Val Cavallina (Cenate Sotto).

Tra i Comuni con reddito medio più basso, agli ultimi dieci posti della classifica nell'ultima rilevazione ci sono ben 8 brembani: una maggioranza dal 2008, seguita dai territori della Valle Imagna e qualche apparizione per Bassa (Pumenengo e Torre Pallavicina), Sebino (Parzanica e Vigolo) e Val Seriana (Valgoglio e Valbondione).

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