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Amore senza confine: Tiziana e Hassan, originario del Marocco

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Tiziana ha 18 anni, incontra un ragazzo in un bar e iniziano a chiacchierare. 21 anni dopo Tiziana e Hassan, quel ragazzo che è ormai un uomo, sono ancora insieme: hanno imparato a conoscersi, ad apprezzarsi e a stare bene, giorno dopo giorno.

La famiglia che hanno creato è la loro forza, il loro orgoglio. I loro figli sono frutto dell’incontro di due mondi apparentemente diversi, ma che hanno fatto del dialogo un ponte per ritrovarsi, sempre.

“Io sono felice”, mi dice Tiziana: tre parole per spiegare tutto ciò che conta.

Come vi siete conosciuti?
Ci siamo conosciuti per caso, nel novembre ’98. Era una sera, il mio fidanzato mi aveva dato buca e sono andata in un bar: lui frequentava questo bar, era lì con i suoi amici; ci eravamo già visti un paio di volte, quella sera era solo e abbiamo iniziato a parlare. Mio marito è di Casablanca, in Marocco, ma era qui da 7/8 mesi quando l’ho conosciuto io e parlava già bene l’italiano, quindi la lingua non è stata un problema. Per qualche mese ci siamo frequentati come amici, poi è nato l’amore. Siamo entrati subito in sintonia, stavamo bene e il fatto che fosse da solo qua, in un Paese che non fosse il suo, mi ha molto avvicinato a lui. Eravamo due ragazzi, ci siamo innamorati senza neanche accorgercene: siamo cresciuti insieme, io avevo 18 anni quando ci siamo conosciuti, e quando ci siamo sposati ne avevo 21. Abbiamo 6 anni di differenza, ma è come se non ne avessimo, è sempre stato tutto molto naturale tra noi.

Tu hai conosciuto la sua famiglia?
Si, io ho conosciuto la sua famiglia, però lui ha perso prestissimo la mamma e il papà, tra il 2001 e il 2002. Ha ancora un fratello in Marocco e un altro che vive in Italia. Ogni 3 o 4 anni andiamo in Marocco a trovare il resto della sua famiglia. Mi sarebbe piaciuto frequentare di più la sua famiglia, mi accorgo soprattutto in questo periodo di Ramadan che mi manca qualcosa: io cerco di preparare ciò che può piacergli e che può ricordargli casa, però non è sempre facile; se avessi avuto la moglie di un fratello vicino o sua mamma mi avrebbero aiutato a stargli più vicino. Si vede che gli manca, soprattutto in questo periodo, perché gli vengono in mente cosa faceva la mamma, cosa preparava la mamma… Io faccio il possibile per stargli vicino, ma qualcosa gli mancherà sempre. Poi quando sono arrivati i bambini l’hanno aiutato a riacquistare un po’ di serenità. Da un altro punto di vista, se ci fossero stati ancora i suoi genitori forse sarebbe stato un pochino più difficile per la religione: loro hanno l’abitudine di trasmettere ai figli e anche alla moglie la religione. Hassan mi ha parlato dell’Islam, ma non mi ha mai obbligato a convertirmi. Ogni tanto mi dice “in 20 anni non hai mai provato neanche un giorno a fare il Ramadan con me, a vedere cosa si prova”. Ma non lo dice con costrizione, io sono sempre stata libera di decidere. Ai nostri figli cerchiamo di spiegare entrambe le religioni, in modo che siano in grado di decidere per sé stessi, una volta cresciuti. Per ora il più grande, che ha 17 anni, ha provato qualche volta a fare il Ramadan. Quest’anno dovendo studiare per recuperare delle materie, ha deciso che non l’avrebbe fatto, però il papà l’ha accettato, non c’è mai stata alcun tipo di costrizione. Di quello che pensano gli altri poco mi importa. Io insegno ai miei figli il rispetto del prossimo e a non fare male a nessuno, che è quello che il nostro Dio in comune vuole; quando si sentiranno pronti sceglieranno loro se essere cristiani o musulmani, io voglio che i miei figli siano in grado di decidere da soli cosa fare della loro vita. Per me l’importante è che siano delle persone buone e rispettose, la religione passa in secondo piano, questo è quello su cui si basa la nostra famiglia. Io non vedo diversità tra noi, viviamo come una qualsiasi coppia italiana. La religione è l’unico aspetto che ci differenzia. Festeggiamo le ricorrenze musulmane, quindi dopo il mese di Ramadan c’è la festa dell’agnello e festeggiamo tutte le ricorrenze cristiane, il Natale, la Pasqua… Mia mamma tra l’altro è meridionale, quindi a casa facciamo Vigilia, Natale, Santo Stefano, e lui le condivide con noi.
Abbiamo trovato il nostro equilibrio, anche se non è stato facile: il matrimonio in sé, anche tra persone dello stesso Paese ha le sue le difficoltà, noi abbiamo dovuto lavorarci un po’ di più, però è venuto tutto naturale. Inoltre, Hassan non ha molti amici del suo Paese, ha amici italiani, quindi forse è stato un bene, ci ha aiutato a essere un po’ più tranquilli.

Come ti trovi quando andate a trovare il resto dei parenti a Casablanca?
A me piace tantissimo. Mi piace il suo Paese perché mi hanno sempre trattato bene: fanno a gara a chi ci deve invitare a casa, mi sento accolta. E poi è un ambiente molto vivace, lui abita proprio nel centro di Casablanca, quindi non trovo tanta differenza tra lì e Milano. Non ho mai sofferto quando ci andiamo, anzi, mi piacerebbe andarci più spesso, ovviamente in vacanza, a vivere non so se riuscirei, perché il modo di vivere è diverso dal nostro. Purtroppo, non possiamo andarci molto spesso perché in 5 non è facile spostarsi e in più non essendoci più sua mamma dobbiamo affittare un appartamento. Un’altra piccola difficoltà è che hanno la convinzione che, arrivando dall’estero, hai più possibilità di loro, quindi devi sempre cercare di aiutarli: questo è un costo notevole per una famiglia normale con un lavoro normale, per questo ci andiamo ogni 3 o 4 anni.

I fratelli di Hassan sono mai venuti in Italia a trovarvi?
Ha un fratello che vive qua da quando aveva tre anni, quindi con lui ci vediamo spesso, anche lui ha una compagna qua e una bambina. L’altro fratello invece non è mai venuto in Italia; è molto diverso da mio marito: lui lavora al comune a Casablanca, si è sposato da poco e non ha mai pensato di venire qua. Anche se comunque non è facile: anche per venire in vacanza dal Marocco all’Italia devi avere il visto, chi li ospita deve dimostrare di poterli mantenere per il periodo di permanenza. Non è semplice, non è come per noi, prendi, vai in vacanza e poi torni, è più difficile.

Che cosa ancora ti piace del Marocco?
Il clima e il cibo, tantissimo. L’unica cosa che non mi piace è che mangiano tutti insieme con le mani e anche mio marito fa fatica; in realtà sono molto puliti perché ti fanno lavare le mani prima di mangiare, però noi non siamo abituati. Quindi quando siamo là io ho il mio piattino e mi dicono che sono una fighetta. Mi piace la gente perché là si aiutano l’un l’altro, se qualcuno ha preparato qualcosa in più da mangiare lo porta alla vicina da assaggiare, se non la vedono uscire si informano se sta bene. Le donne là cucinano tutto in casa, anche il pane; in Italia è difficile perché le donne lavorano e hanno poco tempo. Io ho sempre lavorato e Hassan l’ha accettato. Ogni tanto gli dico “se avessi avuto una moglie marocchina…” E lui invece non mi ha mai detto niente, la sua scelta sono stata io.

Com’è invece il rapporto tra la tua famiglia e Hassan?
Hassan e mia mamma si sono innamorati l’uno dell’altro subito, perché fin da quando eravamo fidanzati andavano a bere un caffè insieme, perché lei voleva conoscerlo, l’ha accettato subito benissimo. Mio padre ha fatto un po’ più di fatica, all’inizio non era molto d’accordo. Del resto, vent’anni fa lo straniero non era benvisto, non lo è nemmeno ora, però vent’anni fa era molto più difficile. Mio papà si è ammorbidito tanto quando è nato il primo nipotino, Omar, lo adorava e ha iniziato ad apprezzare anche Hassan. Io ho due fratelli maschi e lui è sempre andato d’accordo anche con loro, quindi l’ostacolo è stato superato velocemente. Ultimamente mia mamma non è stata molto bene, e mio marito ha voluto andare in ospedale, l’ha voluta sentire al telefono. Mi dice “tua mamma è come se fosse mia madre”. Siamo molto legati come famiglia, io con i miei fratelli e lui si è integrato benissimo. Non è così per tutti, noi abbiamo trovato questo equilibrio, forse anche perché i miei genitori sono stati aperti da subito.

Com’è cambiata la vostra coppia da quando ci sono i ragazzi?
Omar è nato un anno dopo che ci siamo sposati, quindi all’inizio della nostra vita da marito e moglie è nato subito il bambino. Ci dividiamo i compiti, Hassan mi aiuta moltissimo con i bambini e con le faccende di casa, quindi siamo riusciti a trovare un equilibrio. Non è un aspetto comune tra gli uomini del suo Paese, diciamo che io sono stata fortunata perché ho trovato una persona intelligente, che sa che la famiglia si fa in due, i figli li abbiamo voluti tutti e due, quindi è giusto aiutarsi.

Generico dicembre 2019

Ti va di parlarmi un po’ dei tuoi figli?
Sì, il primo è Omar, è stato il nostro gioiello, lui è un ragazzo molto tranquillo per la sua età, perché 17 anni è un’età un po’ particolare. Sta studiando, sta facendo il terzo anno di liceo, poi vorrebbe fare medicina all’università; lo dice da quando è in terza elementare, è molto determinato e speriamo ce la faccia a realizzare il suo sogno. È un bravo ragazzo. Fa anche l’animatore al CRE perché gli piace il contatto con i bimbi, ma anche per aiutare me, perché nel periodo estivo la sorellina è al CRE e noi che lavoriamo stiamo più tranquilli.
La seconda, Ambra, ha undici anni, è in quinta elementare. È un po’ diversa da lui, nel senso che lei pensa un po’ più a sé stessa, mentre lui è molto più presente per la famiglia, però è brava, ha la passione per la pallavolo. La piccolina invece ha tre anni ed è quella che assomiglia di più al papà, per il carattere. Mio marito è una persona che dice tutto quello che pensa, non ha peli sulla lingua, e lei è uguale, la timidezza non sa cosa sia. Sono il nostro orgoglio, perché sono dei ragazzi tranquilli, educati. Mio marito tiene tantissimo all’educazione dei ragazzi, forse perché è molto importante nel suo Paese d’origine: in Marocco c’è un grande rispetto per le persone più adulte, cosa che qui in Italia spesso non si vede. L’educazione è molto importante anche per me, quindi abbiamo cercato di insegnare ai nostri figli il rispetto per gli altri, per le persone più grandi. I ragazzi di adesso sono tanto maleducati e questo a me non piace: nella classe di mio figlio i ragazzi rispondono male all’insegnante, non si fanno interrogare. Noi a Omar abbiamo sempre detto “lei è la tua professoressa, devi sempre portarle rispetto”. È bello vedere che quando andiamo a parlare con i professori, la prima cosa che ci dicono è che sono dei bambini educati.
Hassan tentato di parlare arabo con i ragazzi i primi anni, poi però loro l’hanno perso, quindi adesso non parlano arabo, solo italiano. Io lo capisco molto più di loro, non lo parlo perché faccio fatica. Mi è sempre piaciuto. Mi spiace che loro si perdano un pezzetto, però mio marito dice sempre “un conto è la mamma straniera che parla sempre ai suoi figli, passa più tempo coi bambini; io ci sto poco per via del lavoro, se dovessi anche parlargli in una lingua che non capiscono, diventerebbe un po’ difficile”. Sanno salutare, sanno dire grazie, quando ci sediamo a tavola è “buon appetito” da parte mia e lui dice sempre “bismillah” per iniziare a mangiare, questo lo sanno, per il resto fanno un po’ fatica. Con la piccolina lui parla in arabo e lei risponde in italiano, però capisce quello che le dice.
Abbiamo cercato anche nomi per loro che potessero andare bene sia in un Paese che nell’altro: Omar, Ambra e Laila. Sono tutti nomi semplici, non volevo nomi particolari, anche perché non mi piacciono molto i loro nomi, al di là del nome di mio marito, che trovo bellissimo. La differenza tra di noi non so se la vedono, se il fatto di avere il papà che viene dal Marocco e la mamma italiana sia un problema. Finora mi è sembrato di no. Sono ragazzi ben inseriti, senza grossi problemi. Non so se abbiano qualche pensiero sulla nostra unione.

Cosa vi piace fare insieme?
Purtroppo, abbiamo poco tempo da trascorrere insieme, perché lavoriamo entrambi e abbiamo tre figli, quindi al momento è impossibile ritagliarsi del tempo, almeno finché non crescerà la piccolina. La cosa a cui teniamo tantissimo è cenare insieme, tutti e 5: in cucina non abbiamo neanche il televisore perché è un momento in cui parliamo, ci piace che i ragazzi raccontino cos’è successo a scuola, è un momento molto speciale per noi. Io e Hassan quando riusciamo a tagliarci del tempo andiamo alle terme di Boario e passiamo la giornata insieme, ma il nostro momento speciale è la cena con i nostri figli.

Quali sono i momenti più belli per voi?
La gioia più grande è quando è nato Omar, perché siamo diventati genitori giovani noi, io avevo 21 anni, lui 27, è stata l’emozione più grande che abbiamo provato insieme. Hassan è sempre stato con me, non mi ha mai lasciato sola. Un altro bel ricordo è il giorno del mio matrimonio, perché ho visto mio padre piangere quando mi ha accompagnato in Comune. Ci siamo sposati in Comune in Italia nel 2001, e poi nel 2013 siamo andati in Marocco e Hassan mi ha fatto la sorpresa organizzando il matrimonio là. Io non sapevo niente, è stata un’emozione grandissima, c’erano anche Omar e Ambra; mi hanno portato in una stanza, mi hanno vestito, mi ha fatto fare tre cambi d’abito, tutta la cerimonia è stata veramente bellissima.
Adesso dobbiamo tornare in Marocco con la piccolina perché ancora non ci siamo stati con lei, così la facciamo conoscere al fratello di Hassan, che nel frattempo è diventato papà di due bambini. Pensiamo di andare l’estate prossima, perché quest’estate mio marito ha fatto dei lavori di ristrutturazione a casa, quindi quest’anno abbiamo già avuto tante spese. Fortunatamente grazie alla tecnologia fai le video chiamate con WhatsApp, ti vedi e ti senti anche tutti i giorni, però mi piacerebbe che i miei figli vivessero di più il Marocco, per vedere dove è nato il papà, dove è cresciuto. Ogni volta che torniamo Hassan sembra molto più tranquillo e sereno, anche a lui fa bene andarci.

Ci sono degli argomenti su cui discutete spesso?
Siamo molto sereni, ti ripeto, l’unico periodo un po’ burrascoso è il mese di Ramadan, ma fino a che Hassan non cena. Poi se lui durante la giornata è stato piuttosto aggressivo o puntiglioso, la sera arriva e dice “scusami se oggi ti ho detto questo”, perché se ne rende conto. Però penso che sia una cosa normale per tutti: tutto il giorno senza mangiare, senza bere e intanto dover andare a lavorare, è pesante e un po’ di nervosismo è normale. Lui dice sempre “se non ci lasciamo il mese di Ramadan, non ci lasceremo mai”.
Come tutte le famiglie discutiamo per i figli, soprattutto quelli più grandi, per il fatto che escono: lui mi sembra conceda più libertà a Omar e un po’ meno con la ragazza, che però ha solo 11 anni.
A volte si creano delle situazioni un po’ spiacevoli a scuola: devo sempre andare a presentarmi quando iniziano un percorso scolastico nuovo, perché hanno un cognome straniero e allora i professori hanno dei pregiudizi. In un caso il professore di Omar dava per scontato che fosse bravo in francese perché madrelingua; in realtà gli ho dovuto spiegare che la media dell’8 era dovuta allo studio, perché in casa si parla solo italiano. Un’altra volta la maestra di mia figlia le faceva sempre fare dei lavoretti del tipo “parlami del tuo Paese, della cucina del tuo Paese”. La bambina era molto disorientata e allora le dico “Dille cosa mangi la domenica a casa!”, “I casoncelli e la polenta!”.
Mi arrabbio anche tante volte, quando i professori chiedono queste cose, dando per scontato che siano stranieri; mia figlia è italiana, puoi chiederle di parlare del luogo dove è nato il papà, ma “parlami del tuo Paese d’origine” non è una domanda da fare a una bambina di una coppia mista, ma neanche ai bambini stranieri nati qua, perché anche loro sono italiani, secondo me.
Mi danno fastidio i pregiudizi, io non ne ho: se una persona si comporta bene, mi rispetta, cerca di integrarsi, per me siamo tutti uguali. Speriamo che con il tempo le cose migliorino, anche per i miei figli, loro sono italiani, non sono stranieri. Per ora ci son stati solo questi due o tre episodi ma, dato che erano piccoli, sono intervenuta io. Vedo che se la cavano bene, anche con gli amici non hanno nessun tipo di problema. Poi dipende dall’educazione che ricevono da noi genitori, perché se in casa i figli di due genitori italiani ne sentono di cotte e di crude sugli stranieri, anche loro verranno influenzati da questo tipo di mentalità. Io faccio il possibile nel mio piccolo e cerco di insegnare ai miei figli il rispetto per tutti e per tutto, spero che siano degli adulti intelligenti e consapevoli. Per ora stanno crescendo bene, noi abbiamo fatto tanto. Molte comunità si chiudono in loro stesse, noi essendo 50 e 50 riusciamo a stare bene da entrambe le “parti”: io sto bene con le mamme straniere e bene con le mamme italiane e mio marito uguale, mediamo molto tra le due culture.
Io credo di essere così perché i miei genitori mi hanno insegnato questo. Anche mio padre è figlio di emigrati francesi: mio nonno è andato per lavoro in Francia e ha conosciuto mia nonna, che era figlia di italiani emigrati lì, però ormai era francese e parlava francese, Mio padre è nato in Francia ed è venuto in Italia all’età di due o tre anni… Invece la mamma di mia mamma era napoletana emigrata a Bergamo. Adorava Hassan, tanto che quando ci siamo sposati piangeva per lui, diceva che capiva quello che provava lui in Italia, perché quando lei è arrivata a Bergamo nel dopoguerra la facevano sentire straniera. Ciò che prima era rivolto ai meridionali, ora è rivolto agli stranieri. Hassan la andava a prendere a casa, le citofonava e le diceva “nonna, sono venuta a prenderti”. “Arzan” lo chiamava perché non sapeva dire Hassan, lo adorava, è una persona che si fa voler bene.

Con l’ambiente esterno invece avete…
Avuto problemi dici? Capita sempre: anche dopo vent’anni che è qua; a volte se deve andare a fare dei documenti in un ufficio, se va solo lui gli fanno delle storie, se vado io si risolve tutto. Io questa cosa la detesto, voglio che lui sia in grado di essere indipendente. Capita che lui mi dica “vai tu, perché se vado io mi rompono le scatole”, questo mi fa arrabbiare. Però questo è dovuto anche al fatto che tanti suoi compaesani si comportano male e quindi poi nasce un pregiudizio generale. I primi tempi è anche capitato che alcuni amici non hanno accettato la nostra unione e si sono allontanati, ma non erano veri amici.
Mio marito lo guardi e non noti che è straniero, sembra più meridionale, quindi al primo impatto uno non si accorge neanche, ma a me non è mai interessata la sua provenienza: so che persona è, quanto vale, e questo è l’importante. Del resto, il nostro mondo si sta evolvendo, le coppie miste sono sempre più frequenti, non è più una cosa così strana. Abbiamo tutti in famiglia una coppia mista secondo me, o un parente che ha avuto un fidanzato straniero, quindi secondo me è una cosa del tutto normale.

Avete progetti per il futuro?
Il progetto più grande che avevamo era comprare casa e ci siamo riusciti. Adesso ci piacerebbe prendere un appartamento anche in Marocco, come punto di riferimento per l’estate. Ci dobbiamo pensare bene perché in Italia i costi sono altissimi, dobbiamo pagare il mutuo, abbiamo una casa, i ragazzi da far studiare. Non è così semplice, però se ci dovesse capitare l’occasione vorremmo prendere un appartamentino, sarebbe un sogno per mio marito.

Se potessi tornassi indietro, lo rifaresti?
È la prima volta che mi chiedono di parlare della nostra coppia. Su Facebook ci sono diversi gruppi di coppie miste e tanti hanno vissuto un’esperienza negativa: a me spiace per loro, anche quando sentiamo al telegiornale che un partner è partito e ha portato via i bambini o altro… Però le brutte situazioni ci sono anche tra persone della stessa nazionalità: credo che alla base di ogni rapporto ci sia il rispetto, se manca quello si creano dei problemi, che lui sia bianco, nero, giallo.
Abbiamo festeggiato 18 anni di matrimonio, anche se siamo insieme dal ’98. Forse le coppie “normali” non stanno insieme così tanto. Noi siamo affiatati perché abbiamo la stessa idea di coppia, che è fatta di rispetto, dello stare insieme di parlare, di dirsi le cose anche se sai che l’altro non ne sarà felice; io non riesco a
nascondere niente ad Hassan, gli racconto tutto anche se so che al momento brontola. È importantissima anche la fiducia: quando è morta sua mamma, Hassan è andato alcune volte in Marocco da solo e molte persone mi chiedevano “Come fai a farlo partire da solo?” Ma io mi fido di lui! Non è possibile stare con una persona e vivere con la paura che possa tradirti, ti devi fidare della persona che hai a fianco. Questo aspetto ho dovuto farlo capire anche a lui, perché all’inizio era molto geloso. Quando ci siamo conosciuti, il mio migliore amico era maschio: per lui è stato molto difficile accettarlo, poi si sono conosciuti, ed è stato il suo testimone di nozze! Con il tempo ha capito che doveva fidarsi.
Non ho mai pensato di cambiare o come sarebbe stato se avessi avuto un marito italiano, anzi… Per le esperienze di amici e parenti, io sono felice con lui, non lo cambierei con un uomo italiano, non mi ha mai fatto mancare niente, mi ama, mi rispetta. Non è una cosa che vedo in tutte le coppie, probabilmente noi siamo stati fortunati, stiamo bene insieme.

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