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A 76 anni dalla battaglia di Montelungo: “Ricorrenza da celebrare in tutta Italia”

L'intervento di Michele Galante, presidente dell'Associazione Nazionale Combattenti Guerra di Liberazione Inquadrati nei Reparti Regolari delle Forze Armate.

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Il primo attacco al Montelungo partì nel primo mattino dell’8 dicembre 1943: di quella battaglia e della necessità di ricordarla ci scrive Michele Galante, presidente dell’ Associazione Nazionale Combattenti Guerra di Liberazione Inquadrati nei Reparti Regolari delle Forze Armate.

“In questi giorni si celebra il 76° anniversario della Battaglia di Montelungo, la 1° Battaglia delle Rinate Forze Armate Italiane dopo il doloroso armistizio dell’8 settembre 1943.

A quella data l’Esercito poteva disporre ancora di circa 430.000 soldati nelle Divisioni ed Unità minori dislocate nell’Italia meridionale e nelle isole della Corsica e della Sardegna.

A soli 3 mesi dall’Armistizio il Governo Legittimo con a capo il Re riuscì a Conquistare la fiducia degli Alleati e costituire la prima Unità Combattente delle rinate Forze Armate Italiane: il I° Raggruppamento Motorizzato forte di 5.000 uomini di cui 1.500 come forza di prima linea inserito nella 36°Divisione Americana. Esso fu costituito il 27 settembre 1943 su base della Divisione Legnano Proveniente dalla Francia e era composto dal: 67° RGT Fanteria Legnano, dal LI (51°) BTG Bersaglieri AUC e dall’11 RGT Artiglieria con a capo il Gen. Dapino.

Questa fu la prima unità di Elite che gli Alleati consentirono e vollero mandare in battaglia dopo la dichiarazione di Guerra alla Germania da parte del nuovo Governo Italiano.

Montelungo, definito dal Feldmaresciallo Kesserling, un monte inespugnabile, segna la prima tappa percorsa dalle nostre truppe, partite da Bari nel mese di ottobre del 1943 quale I°Raggruppamento Motorizzato che risalirà la penisola fino alla conclusione del conflitto.

Solida e attrezzata cerniera della linea difensiva tedesca Berhnard, ancorata al sistema montuoso, avrebbe dovuto costituire valido baluardo anteposto alla linea Gustav.

Il primo attacco partì nel primo mattino dell’8 dicembre e le operazioni consistevano nell’attacco italiano diretto a Montelungo posto al centro della valle di Mignano mentre gli Alleati avrebbero attaccato Monte Maggiore e Monte Sammucro posti ai lati della valle per contrastare il tiro incrociato che da queste posizioni si sarebbe scatenato sugli assalitori posti al centro.
Gli Americani non riuscirono a prendere il controllo dei due monti a seguito dei forti contrattacchi dei tedeschi e non riuscirono nemmeno ad avvisare i militari italiani della nuova situazione tattica.

I bersaglieri ed i fanti, grazie alla nebbia del mattino, riuscirono ad avanzare velocemente e con poca resistenza fino alla quota senza numero.

Ma all’improvviso la foschia che coprì l’avanzata dei nostri militari si diradò: i militari italiani furono falciati dalle mitragliatrici MG sapientemente appostate e nascoste ed il loro ripiegamento fu impedito da mortai e dai cecchini tedeschi. Le compagnie avanzanti furono decimate nella truppa e nei comandi e ne rimasero prive di collegamenti.

Il conseguente ripiegamento costò 47 morti, 102 feriti e 155 dispersi.

Le Compagnie di rincalzo, sotto il tiro dei mortai, si attestarono sulla linea di resistenza, coincidente con le posizioni di partenza del mattino sistemandosi in trincea come nella 1°Guerra Mondiale, in condizioni limite, con poco cibo, senza acqua e sotto la pioggia, con il solo telo di ordinanza come unica protezione.

Questa volta il secondo attacco, deciso per il 16 dicembre, fu meglio organizzato: prima di risalire le rocce del monte i fanti ed i bersaglieri furono preceduti da 45 minuti di preparazione della nostra artiglieria e di quella americana; attesero che il 142 °reggimento statunitense occupasse definitivamente Monte Maggiore impedendo così che gli italiani venissero colpiti sul
fianco.

Alle ore 12.30 la quota 343 di Montelungo fu conquistata dagli italiani ed i tedeschi dovettero retrocedere di 11km a nord sulla linea Gustav. La bandiera italiana sventolò per la prima volta assieme a quella americana sulla cima di Montelungo dove oggi svetta la statua della Vergine Immacolata a ricordo della Battaglia e dei suoi caduti.

In quel giorno emersero splendi gesti di estremo eroismo collettivo ed individuale: ricordo i nostri concittadini bergamaschi presenti a Montelungo, il cappellano militare e medaglia di bronzo al valore Militare Don Luigi Pezzoli ed il Bersagliere Bornaghi di Treviglio caduto in combattimento che pur proveniente dal collegio navale di Venezia si volle arruolare nei bersaglieri.

Anche a Bergamo ci sono segni che ricordano quegli eventi: le ex Caserma Montelungo che sarà sede dell’Università e il Piazzale Brigata Legnano in Alta nonché il monumento presso il Campo Sportivo Gen. Umberto Utili in via Baioni ormai abbandonato da 25 anni dal Comune di Bergamo.

I ragazzi di Montelungo, con le decine di morti e feriti, hanno tenuto vivo il filo rosso della continuità legale e morale dello Stato Italiano dando cosi Inizio a quello che gli storici definiscono ‘Il 2ndo Risorgimento d’Italia’.

Lo straordinario valore, morale militare e politico, per l’Italia e per il suo Futuro fu attestato dal Gen. Clark, comandante della 5°Armata Americana con le seguenti parole: ‘Questa azione dimostra la determinazione dei soldati italiani a liberare il loro Paese dalla dominazione tedesca, determinazione che può servire di esempio agli altri popoli oppressi d’Europa’.

Dal I° Raggruppamento Motorizzato si ebbe poi, il 18 aprile del 1944, la nascita del Corpo Italiano di Liberazione forte di 25.000 uomini cui sarebbero seguiti i 6 Gruppi di Combattimento (Friuli, Legnano, Folgore Cremona e Mantova e Piceno) che avrebbero annoverato circa 50.000 uomini senza contare le Salmerie di Combattimento, le Divisioni Costiere, i Carabinieri, la Regia Marina, la Guardia di Finanza e l’Aeronautica.

Riassumendo i militari dell’Esercito impiegati furono in totale circa 400.00, della Marina 80.000, dell’Aviazione 2.000 e della Guardia di Finanza circa 3.000. I militari catturati ed internati che si rifiutarono di collaborare con l’Esercito Germanico e la RSI furono circa 600.000.

Con spirito costruttivo, di riconciliazione e pacificazione che ha più volte mosso il nostro Presidente Onorario Ten col. Grande Ufficiale Edoardo Cristofari (che ricordo con amorevole affetto), reduce della Battaglia di Montelungo e di tutta la Guerra di Liberazione, posso dire con estrema franchezza che a nessun Caduto di qualsiasi parte ed ai familiari che ne hanno subito la perdita si può negare rispetto: pietà e rispetto che deve accomunarci tutti.

Questa è la base di una ritrovata unità nazionale, non più segnata da radicali e fatali contrapposizioni.

Voglio tuttavia ribadire il valore, per l’Italia, per la Patria, della scelta che fecero tutti i militari che si schierarono e si batterono per la liberazione dell’oppressione straniera in doverosa obbedienza alle direttive del Re come capo dello Stato Italiano.

In questo spirito desidero esprimere un messaggio di forte apprezzamento, di vicinanza e di amore alle nostre Forze Armate, che assolvono i compiti loro assegnati dalla Carta Costituzionale
con alto senso del dovere e ammirevole, moderna preparazione, e che si distinguono nella partecipazione a importanti missioni Internazionali, per la pace, per la stabilità, per il progresso in
diverse critiche zone del mondo.

Concludendo credo che questa ricorrenza debba essere celebrata in ogni Comune d’Italia affinchè la memoria storica non vada persa ma questa omissione di ricordo purtroppo è dovuta ad un duplice motivo: a un fattore politico ed a un fattore culturale con la mancata conoscenza della storia.

Sopratutto sul territorio bergamasco questa situazione si è verificata spesso e nulla sono valse, purtroppo, le mie numerose lettere per sensibilizzare le Istituzioni ma questo non cancellerà mai il Valore ed il sacrificio dei nostri militari di allora che, come oggi, servono la Patria e lo Stato italiano con alto senso del dovere e sacrificio”.

montelungo

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