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Perché fare giornalismo con i dati? Analisi e chiarezza, la lezione di Riccardo Saporiti

Lavorare con i dati, provenienti da fonti affidabili, rende più completo un articolo e può mettere in luce aspetti nascosti di una notizia.

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Perché fare giornalismo con i dati? “Because it’s 2015”.

Inizia così l’interessante intervento di Riccardo Saporiti alla Bergamonews Academy.

Il 28 novembre, Riccardo Saporiti, giornalista tra gli altri de Il Sole 24 Ore e Wired, è intervenuto ad una lezione della Bergamo News Academy per trattare del giornalismo fatto con i dati. Ha raccontato la sua esperienza di elaborazione di mappe e grafici per articoli riguardanti visualizzazioni di dati, di statistiche e inchieste.

Saporiti apre il suo intervento con una domanda: perché fare giornalismo con i dati? E risponde citando il primo ministro Justin Trudeau: “Because it’s 2015”, risposta che aveva dato alla domanda di un giornalista perché avesse scelto la parità di genere nel suo ufficio; così dicendo, sottolinea l’importanza di stare al passo con i tempi e sfruttare le nuove tecnologie per elaborare notizie.

Creare una notizia attraverso l’elaborazione di dati (numeri, percentuali, tassi di incidenza) in grafici e mappe, renderà più valida e completa qualsiasi tesi o teoria si voglia sostenere. Se si vuole poi evidenziare il ruolo dei dati, un grafico o una mappa attirano maggiormente un lettore e stimolano la sua curiosità, invogliandolo a leggere l’articolo.

Le mappature servono a comprendere e rendere più chiaro il quadro della situazione di cui si sta trattando, per esempio per capire un cambiamento di forza di un governo oppure un cambiamento climatico. Da questo primo semplice inquadramento, si può in seguito collegarsi ad un altro ramo (economico, finanziario…), ad esempio l’aumento di produzione del Pil di una nazione si può legare all’aumento o meno dell’inquinamento nazionale.

Altra fondamentale caratteristica delle notizie fatte con i dati, che tante volte rivelano retroscena che possono dar vita ad inchieste mai viste o analizzate prima, per esempio, analizzando il calciomercato si può rivelare casi di corruzione e così via.

Ma la domanda più importante è: come si fa giornalismo con i dati? Prima di tutto si deve raccogliere i dati e per farlo servono delle fonti affidabili, come istituzioni competenti e archivi pubblici o privati.

In seconda battuta, si deve stare molto attenti a raccogliere i dati nella maniera più completa possibile, in modo tale da non sbagliare poi a trarre le conclusioni e sostenere tesi errate. Dopo aver appurato che i dati raccolti sono esatti, si possono inserire in alcuni software per elaborare grafici e mappe in modo da poter confrontare i dati fra loro e pubblicare così il risultato.

Importante utilizzare colori vivaci e distinti tra loro e che la mappa risulti sempre comprensibile a tutti, al fine di attirare più lettori possibili. Ogni mappa ha i suoi filtri e la propria legenda che elenca i valori e il colore che li rappresenta (per esempio il blu indica valori inferiori, mentre il rosso indica i valori superiori al parametro indicato).

Grazie a questo lavoro, anche se sembra complicato e molto impegnativo, le notizie sulla base dei dati, possono fare la differenza, perché offrono un punto di vista differente da quello più diffuso di altri giornali o notiziari, ottenendo un risultato più soddisfacente. Si dimostra, così lavorando, che i fatti a volte, sono più complicati e alcuni problemi e questioni sono da affrontare in modo diverso.

Il giornalismo con i dati non sono semplici “disegnini”, ma può raccontare la società di oggi dal più piccolo comune, sino al mondo intero e rivelare verità magari nascoste, dimostrate dalla prova schiacciante delle mappe e dei grafici. Ovviamente la difficoltà più grande sarà ottenere i dati dalle istituzioni ma come ben dice Riccardo Saporiti “voi insistete e non mollate per ottenete la vostra notizia”.

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