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Il sindaco di Bibbiano torna in libertà: cosa sappiamo dell’inchiesta “Angeli e Demoni”

La cassazione ha annullato l’obbligo di dimora nei suoi confronti e la prefettura lo ha reintegrato anche nel suo ruolo di primo cittadino di Bibbiano

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Si è scritta una nuova pagina della “vicenda Bibbiano”. La Cassazione ha revocato le misure cautelari ad Andrea Carletti, sindaco di questo Comune emiliano, coinvolto nell’inchiesta “Angeli e Demoni” della procura di Reggio Emilia.

Resta indagato per abuso d’ufficio e falso in merito all’inchiesta sul presunto sistema di affidi illeciti di minori in val d’Enza, in provincia di Reggio Emilia, ma da oggi è libero. La Cassazione, infatti, ha accolto il ricorso presentato dai suoi avvocati difensori Giovanni Tarquini e Vittorio Manes. I due si sono opposti alla decisione del Riesame del 20 settembre che aveva revocato la misura cautelare degli arresti domiciliari a cui è stato sottoposto per quasi tre mesi (dal 27 giugno al 20 settembre), ma aveva deciso di optare per l’obbligo di dimora nella sua casa di Albinea. Si attendono le motivazioni di questo verdetto ma, secondo la Cassazione, gli indizi a suo carico non sono sufficienti per giustificare l’arresto.

A giugno era stato arrestato e a luglio la prefettura lo aveva sospeso dal suo ruolo di sindaco ai sensi della legge “Severino”, mentre lui si era autosospeso dal suo partito, il Partito Democratico. Non essendo più in essere tale provvedimento, Carletti può tornare alla guida del Comune di Bibbiano “nelle sue piene funzioni”. Tecnicamente già dallo scorso settembre, quando gli arresti domiciliari a suo carico sono stati sostituiti dalla misura dell’obbligo di dimora, il sindaco di Bibbiano avrebbe potuto tornare in municipio. Se non lo ha fatto è perché il Comune dove risiede e in cui aveva l’obbligo di soggiornare (Albinea) non è lo stesso di cui è amministratore.

Ora si propone di tornare in municipio: “Nei prossimi giorni, con la dovuta cautela e gradualità, riprenderò un cammino interrotto il 27 giugno, questo lo devo innanzitutto a chi a maggio mi ha rinnovato la sua fiducia. Quello tra il 27 giugno e il 3 dicembre 2019 è un periodo che difficilmente dimenticherò, durante il quale ho toccato da vicino il significato vero, profondo della parola libertà. Il giorno dopo una delle tante serate trascorse in Comune vieni svegliato, e in poche ore, dalle Alpi alla Sicilia diventi il mostro, l’orco di Bibbiano. La tua pagina Facebook è sommersa da insulti e minacce di morte rivolte non solo a te ma alla tua famiglia, a tuo figlio. Insulti e minacce di morte che riempiono anche le pagine social di autorevoli figure istituzionali a livello nazionale”. Ha aggiunto di aver ricevuto “un mix di falsità, odio, ignoranza, ipocrisia con tanti obiettivi ma non sicuramente quello della verità e del bene dei minori. E dopo pochi giorni la sentenza di condanna era già stata emessa. I vili barbari del web chiedevano in nome del popolo il pubblico linciaggio degli indagati, sindaco in testa, se poi il sindaco è del PD ancora meglio”.

La sentenza della corte di cassazione si inserisce in una vicenda intricata e complessa, che ha fatto, sta facendo e farà discutere molto. È un caso che ha assunto rilievo nazionale nel dibattito pubblico diventando oggetto di forti e continui scontri politici, ma cosa si sa esattamente di quanto è avvenuto? Ci sono ancora molti aspetti da definire e gli organi competenti potranno far chiarezza in merito ma, in attesa di saperne di più, tracciamo una ricognizione di quanto è emerso per avere uno sguardo il più possibile completo.

Le indagini sono iniziate nell’estate 2018 sulla base di alcuni sospetti della pm Valentina Salvi a fronte dell’alto numero di fascicoli per abusi su minore aperti su segnalazione dei servizi sociali dell’Unione Val d’Enza, un distretto composto da sette comuni, con sede a Bibbiano, che spesso si sono risolti in provvedimenti di allontanamento dalle famiglie. Questi dubbi hanno portato ad autorizzare le intercettazioni ambientali per raccogliere materiale in merito.

Secondo i pubblici ministeri di Reggio Emilia, gli psicologi e gli assistenti sociali coinvolti nell’indagine volevano guadagnare sfruttando l’affidamento dei bambini: a questo scopo avrebbero falsificato documenti e manipolato le dichiarazioni dei piccoli in modo che emergessero situazioni di abusi e violenze in famiglia che giustificassero il loro affido ad altri nuclei familiari. Dopo l’allontanamento, i minori venivano destinati a una struttura pubblica, La Cura, assegnata in gestione alla onlus Hansel e Gretel di Moncalieri. Secondo le carte della procura qui sarebbe avvenuto il secondo livello di contaminazione delle storie personali dei minori coinvolti, attraverso un metodo di ascolto potenzialmente in grado di modificare gli stessi ricordi dei bambini. I casi su cui si è indagato inizialmente erano 9, ma la procura ha deciso di rimettere mano a tutti i procedimenti partiti su segnalazione dei servizi sociali oggetto dell’inchiesta, ricontrollando circa 70 fascicoli prodotti in appena due anni.

Secondo l’accusa, invece, il sindaco Carletti avrebbe omesso di istituire un bando per l’affidamento del servizio di psicoterapia, obbligatorio per l’assegnazione di appalti del valore superiore ai 40mila euro, e avrebbe procurato “un ingiusto vantaggio patrimoniale al centro studi Hansel e Gretel, “nonostante l’Asl di Reggio potesse farsi carico mediante i propri professionisti e gratuitamente di questo servizio pubblico”.

Nei mesi scorsi l’inchiesta ha scatenato grande clamore su giornali, tv e nel dibattito politico, per esempio l’ex ministro dell’interno Matteo Salvini ha spesso parlato di “Bambini rubati alle loro famiglie” e sul palco di Pontida portò una presunta bambina di Bibbiano (che poi si apprese da diversi quotidiani non essere di Bibbiano), mentre il leader del Movimento 5 stelle Luigi Di Maio nel corso del programma Uno Mattina, su RaiUno aveva definito il Pd come “partito di Bibbiano” che “toglie i bambini alle famiglie con l’elettroshock”, facendo riferimento a una notizia diffusa nei primi giorni di luglio da alcuni giornali ma poi smentita.

In questi giorni, commentando la revoca delle misure cautelari al sindaco Carletti, il segretario del Partito Democratico Nicola Zingaretti ha dichiarato: “La campagna indecente contro il Pd e il sindaco non si dimentica. Ma oggi c’è un’altra domanda. Chi chiederà scusa ad Andrea Carletti e alle persone messe alla gogna ingiustamente? A chi ha utilizzato una storia di cronaca giudiziaria per organizzarci una campagna politica dico nuovamente: vergognatevi”. Dello stesso avviso il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, che ha affermato: “Vi ricordate la storia di Bibbiano? L’attacco violento di Lega e Cinque Stelle al sindaco? Le pagliacciate in Parlamento e sui social con lo slogan ‘Parlateci di Bibbiano?’. Bene. La Cassazione ha detto che quel sindaco non doveva essere arrestato. Una montagna di fango vergognosa contro un uomo che non meritava quel trattamento. In attesa che qualcuno chieda scusa, un abbraccio a quel sindaco”.

Dal canto suo, il leader della Lega Matteo Salvini ha ribattuto: “Le uniche scuse devono farle coloro che senza motivo hanno portato via i bambini alle loro famiglie e coloro che hanno coperto questo indegno sistema”, mentre la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni ha esclamato: “Credo che nessuno debba chiedere scusa, intanto perchè la revoca dell’obbligo di dimora al sindaco Carletti non vuol dire che non ci sia un procedimento nei confronti del sindaco stesso e di una serie di altre persone. In secondo luogo se queste persone sono colpevoli o innocenti questo lo stabilirà la magistratura nei tempi che riterrà necessari”.

L’esistenza di un sistema Bibbiano” inteso come intreccio criminale tra politica e servizi sociali esteso a tutta la regione è stata confutata da una commissione tecnica istituita dalla giunta regionale dell’Emilia Romagna all’indomani del “caso Bibbiano”. Composta da otto esperti tra professori universitari e medici, ha avuto il compito di valutare “l’intero sistema di tutela dei minori”, individuare “eventuali falle e distorsioni” e avanzare “proposte che rafforzino i meccanismi a protezione dei più piccoli”. In questo caso l’attenzione non si è concentrata sui Comuni della Val d’Enza, per evitare il rischio di sovrapposizioni confuse con l’inchiesta giudiziaria, ma sul territorio emiliano-romagnolo nel suo insieme. Secondo i risultati di questo lavoro, “l’organismo è sano”: la legislazione regionale, si legge nel comunicato, è “coerente con quella nazionale” e si colloca “tra i sistemi più attenti in materia di diritto di famiglia e dei minorenni”. I fatti della Val d’Enza, “se confermati, sarebbero dunque gravissimi ma estranei e incompatibili con l’impianto normativo vigente; conseguenza di prassi non solo distorte, ma opposte rispetto a quanto previsto e raccomandato anche a livello regionale”.

Per Bibbiano la chiusura delle indagini preliminari è prevista verso metà dicembre e Carletti è indagato insieme ad altre 28 persone: si attendono nuovi sviluppi per fare maggior chiarezza su una vicenda che sicuramente farà discutere a lungo.

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