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“Il ballerino della stazione centrale: Lucio Dalla e la strage di Bologna”

La strage di Bologna è stata definita il più grave attentato terroristico nel secondo dopoguerra italiano; tutti i capi d'accusa puntano su bande di neofascisti, soliti a compiere simili attentati in quelli che vengono non per nulla chiamati "anni di piombo", nei quali regnava la strategia della tensione.

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Agosto 1980, Bologna, stazione centrale.
23 chili di esplosivo, 5 di tritolo e 18 di nitroglicerina in valigia, pronti ad esplodere alle 10:25 del mattino.
Perdono la vita 85 persone e ne rimangono ferite 200, mentre l’ala ovest della stazione crolla inesorabilmente.
Nel settembre dello stesso anno esce “Balla balla ballerino”, di Dalla.

strage di bologna

Il cantante bolognese, sembrerebbe, dedica questa canzone proprio alla Strage avvenuta un mese prima.
Il pezzo si apre con una melodia dolce, orecchiabile, quasi rilassante in un continuo crescendo, accompagnato dalla chitarra e dalla batteria.
Si ha subito la sensazione di essere all’inizio di un bel film, e a questo punto ci viene presentato il protagonista, il Ballerino, che porta con sé delle sfumature fiabesche, sembra essere in grado di ballare per sempre, viaggiare nel tempo e danzare dal mare alle montagne.
Così ci viene data un’immagine armoniosa, romantica e a tratti soprannaturale della vicenda: da una parte il Ballerino, che con un’inarrivabile bellezza balla incessantemente, costretto dall’altra da Lucio, il quale lo esorta, compiaciuto e divertito, a non fermarsi.

“Balla il mistero
di questo mondo che brucia in fretta quello che ieri era vero
Dammi retta, non sarà vero domani
Ferma con quelle tue mani il treno Palermo-Francoforte
Per la mia commozione c’è una ragazza al finestrino
Gli occhi verdi che sembrano di vetro
Corri e ferma quel treno, fallo tornare indietro”.

In questa strofa, Dalla sembra addirittura pregare il ballerino di fermare il treno (primo riferimento esplicito alla stazione di Bologna), e lo implora con tono rassegnato, perché sa già come andrà a finire.

Si è aperta dunque la seconda parte della canzone, quella in cui dal sogno idilliaco e ammaliatore si è passati ad un progressivo e atrabile avvicinamento alla tragica realtà, celata nella canzone ma ben nota a tutti. Segue poi l’ultima parte del pezzo, che contiene un inaspettato grido di speranza, evidente nella melodia e nel tono stesso del cantautore, secondo cui l’uomo riesce a vivere comunque e “amare davvero”, nonostante, e grazie, a tutta la crudeltà di cui è vittima e autore.
Con questa canzone Lucio Dalla è riuscito a declinare in metrica la confusione, lo sgomento e la sofferenza derivanti da un enorme dramma, attraverso un continuo ossimoro tra il significato e il significante del testo, tra i personaggi surreali e quelli veritieri a cui essi alludono.

La strage di Bologna è stata definita il più grave attentato terroristico nel secondo dopoguerra italiano; tutti i capi d’accusa puntano su bande di neofascisti, soliti a compiere simili attentati in quelli che vengono non per nulla chiamati “anni di piombo”, nei quali regnava la strategia della tensione.
Per quanto riguarda i colpevoli, a 39 anni dall’accaduto sono stati condannati solo 3 esecutori ma non si riesce ancora ad andare più a fondo di così.

“Balla anche per tutti i violenti, veloci di mano e coi coltelli
Accidenti, se capissero vedendoti ballare
Di essere morti da sempre anche se possono respirare;
Vola e balla sul cuore malato
Illuso, sconfitto, poi abbandonato”.

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