Processo Tizzani, la difesa: "Contaminato il Dna sull'arma che ha ucciso Gianna" - BergamoNews
Prima udienza

Processo Tizzani, la difesa: “Contaminato il Dna sull’arma che ha ucciso Gianna”

Parte con questa stoccata del suo avvocato il processo all'ex ferroviere, unico imputato per il delitto della 63enne sgozzata a Seriate la notte tra il 26 e il 27 agosto 2016

“Il Dna dell’imputato ritrovata sul cutter utilizzato per il delitto è contaminato”. Parte con questa stoccata del suo avvocato Giovanna Agnelli il processo a carico di Antonio Tizzani, unico imputato per il delitto della moglie Gianna Del Gaudio, l’ex insegnante di italiano sgozzata nella sua villetta in piazza Madonna delle Nevi a Seriate, la notte tra il il 26 e il 27 agosto 2016.

Tizzani, oggi 71enne, si è sempre dichiarato innocente ed estraneo ai fatti, raccontando di essere rientrato in casa dopo aver bagnato il giardino e aver visto un uomo incappucciato fuggire dalla porta della cucina, prima di trovare la moglie a terra in un lago di sangue.

Al termine di oltre tre anni di complesse indagini da parte dei carabinieri di Seriate e Bergamo, coordinati dal pubblico ministero Letizia Cocucci, l’ex ferroviere è stato rinviato a giudizio con la pesante accusa di aver ammazzato la moglie presumibilmente con un taglierino, ritrovato un mese dopo l’omicidio in una siepe a 400 metri dalla loro abitazione, sporco di sangue della vittima e con un Dna sulla lama, che per i Ris è del marito. Nella stessa busta c’erano però anche un paio di guanti in lattice con un secondo codice genetico, di un soggetto ignoto.

Mercoledì 4 dicembre la prima udienza del dibattimento. In aula, in prima fila, lo stesso Tizzani. Il suo legale Agnelli, affiancata dal genetista Giorgio Portera (già consulente per la famiglia di Yara Gambirasio), ha subito sollevato alcune eccezioni che, se accolte dalla corte d’Assise presieduta dal giudice Giovanni Petillo, potrebbero avere un peso rilevante sull’esito del procedimento: “Chiediamo l’eliminazione di alcuni atti che non dovrebbero essere nel fascicolo del pm – attacca il magistrato – .

Mi riferisco in particolare a quello sull’accertamento svolto dai Ris sul cutter, poiché non eravamo stati avvisati. Inoltre a nostro parere in quell’occasione, in cui venne trovato il Dna di Tizzani, c’è stata una contaminazione perchè in una pagina della relazione si legge che l’apertura della busta di sicurezza con il tampone salivare dell’imputato è l’operazione immediatamente precedente quella dell’esame sul Dna e il cutter è stato manipolato per questi ulteriori rilievi. Poi, il 30 novembre, nel corso di ulteriore analisi non è stato più trovato Dna compatibile con quello di Tizzani”.

Una circostanza, quella del mancato avviso, respinta in aula dal magistrato Cocucci: “L’avviso dell’accertamento è stato dato regolarmente a tutte le parti, quindi anche ai figli Mario e Paolo (in aula come parti offese, seduti in seconda fila) ma è stato il loro perito a scegliere di non presentarsi in quell’occasione”.

L’avvocato di Tizzani ha chiesto anche l’esclusione degli atti contenenti parti delle interviste rilasciate dall’imputato nelle settimane successive dalla moglie, e acquisite dall’accusa poiché ritenute interessanti a livello investigativo.

Il giudice Pelillo ha rinviato la decisione, insieme a quella sulla possibilità di effettuare riprese video in aula (avanzata dalla trasmissione di Rai3 “Un giorno in pretura”), alla prossima udienza fissata per giovedì 12 dicembre.

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