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Addio all’ex atalantino Janich: “Volevo portare Favini allo Shakhtar, ma lui rifiutò”

Ex nerazzurro (dal 1956 al 1958), vinse lo scudetto con il Bologna. E portò Beppe Savoldi al Napoli. Infine lavorò con il club ucraino

Razza Piave, friulano di Spilimbergo, con bisnonni di origini polacche che lavoravano il vetro: Franco Janich è morto a 82 anni e qualcuno con i capelli bianchi se lo ricorderà. Due anni all’Atalanta in Serie A, dal 1956 al 1958, esordio il 16 settembre 1956 a Napoli. Ricordava: “Perdemmo 2-0, io dovevo marcare Vinicio che fece anche gol. Lo menavo e mi giustificavo: scusi, faccio quello che mi viene meglio. Ma alla fine mi disse che ero un ragazzo promettente. In quella Atalanta c’erano Corsini, Roncoli, Angeleri. Io facevo lo stopper e Angeleri, persona stupenda, mi insegnava a ‘maltrattare’ gli avversari. E Bassetto, il bomber un po’ mattacchione, col suo piedino tirava certe punizioni!”.

Anche Janich amava scherzare e si divertiva ancora qualche anno fa a imitare i compagni, col suo accento misto bolognese-napoletano-friulano. “L’impresa più bella? Quando ci siamo salvati in Serie A nel 1956-57”.

Poi il trasferimento alla Lazio e quindi al Bologna, dove Janich ha vinto lo scudetto nel 1964 e in quel periodo ha collezionato anche sei presenze in Nazionale, con la sfortunata esperienza ai Mondiali in Cile. Passato dietro alla scrivania, da direttore generale del Napoli Janich ha ingaggiato Beppe Savoldi: “Per due miliardi l’ho portato al Napoli dal Bologna. Non è un affare” ricordava “un goleador che ti fa realizzare 71mila abbonamenti e due miliardi di incasso?”.

Curioso: Janich negli ultimi tempi è stato osservatore per lo Shakhtar Donetsk, quando con Lucescu ha vinto due campionati in Ucraina. E allo Shakhtar avrebbe voluto portare Mino Favini, per rifondare quel settore giovanile: “Ma il prestiner, Mino una volta faceva il fornaio, mi disse che da qui non si sarebbe mosso”.

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