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Il derby

O tutti o nessuno: senza tifo è già una sconfitta

Il tifo, i cori, le coreografie e la passione sono il sale di questo meraviglioso sport, non scordiamocelo mai

Dopo 8 anni lo scorso primo maggio il Brescia ha ottenuto l’aritmetica certezza del ritorno nella massima serie. Ovviamente il pensiero è andato subito anche al derby sentitissimo tra le rondinelle e l’Atalanta, una sfida che in Serie A manca dal 2006. A distanza di oltre un decennio, il prossimo 30 novembre biancoazzurri e neroblu torneranno a sfidarsi.

Da sempre però, oltre al match sul terreno di gioco, Brescia-Atalanta si è rivelata una sfida anche sugli spalti con due tifoserie rivali che hanno dato vita a episodi che spesso sono rimasti nella memoria e nell’immaginario collettivo.

Storie e aneddoti che si intrecciano dal 1993 quando, in occasione del 2-0 al Rigamonti, venne rubato uno striscione dell’undici di casa (esposto successivamente) che scatenò la ripicca dei bresciani, i quali staccarono quello delle Brigate Neroazzurre. È la storia del pannello autostradale che con ironia recitava ” Lavori in corso a Bergamo km 2 e Brescia km 0“, uno sfottò che sottolineava la sconfitta delle rondinelle nell’ultimo precedente fra le due fazioni.

Ricordiamo altri momenti goliardici dove anche gli animali vennero chiamati in causa: il maiale con la maglia biancoazzurra in curva bergamasca e i conigli con la casacca della Dea liberati dai bresciani.

Peccato che, durante il prossimo incontro molto probabilmente il settore ospiti dedicato  resterà vuoto e privo di passione. Questo perché l‘Osservatorio Nazionale sulla manifestazioni sportive ha deciso dopo giorni e giorni di riflessione di aprire la vendita dei circa 1.000 biglietti solo ai possessori di tessera di fidelizzazione.

La Curva Nord con un comunicato ha subito risposto a questa decisione chiedendo a tutti i supporter della formazione orobica di disertare la trasferta al Rigamonti per dare un segnale forte e chiaro. Vari gruppi come “Club Amici” e “Chei de la Coriera” che solitamente organizzano i viaggi al seguito della Dea hanno aderito senza pensarci due volte appoggiando la richiesta della Curva lasciando ovviamente la libertà ad ogni singolo tifoso comunque di poter assistere singolarmente alla gara.

“O tutti o nessuno”: è questo di fatto lo slogan che riassume la volontà dei sostenitori bergamaschi. Uno slogan assolutamente condivisibile, in quanto ritengo che non debbano esserci assolutamente differenze tra chi sceglie di tesserarsi e chi per qualsiasi motivo non lo fa.

Una presa di posizione di questo genere è utile per preservare l’identità del tifo, che negli ultimi anni ha ricevuto apprezzamenti da ogni angolo di Italia e Europa per i comportamenti mai sopra le righe e oltre i limiti consentiti. Basta ricordare i complimenti ricevuti dalla polizia tedesca dopo che circa otto mila persone invasero Dortmund con grande senso di civiltà e una passione sfrenata.

È sicuramente vero che questo tipo di gare da sempre è considerato ad alto rischio dal punto di vista dell’ordine pubblico, ma credo anche che negli ultimi anni il tifo orobico si è sempre dimostrato civile e intelligente anche in molte occasioni in cui ha ricevuto provocazioni. È vero che a volte è meglio prevenire che curare, ma dal mio umilissimo punto di vista si poteva prevenire vietando a tutti la trasferta, anche se nemmeno questa scelta l’avrei appoggiata per i motivi elencati sopra e perché gli spalti vuoti sono una sconfitta per il calcio.

Infine ritengo che sia un vero peccato solo alcune persone avranno la possibilità di godersi questa sfida perché una delle partite più sentite a livello campanilistico, senza la sua gente, senza i sani sfottò rischia di diventare una gara vuota e senza significato.

Questa decisione arriva in una settimana in cui la notizia dei 28 daspo per i tifosi orobici dopo i fatti di Firenze ha alzato un polverone mediatico che ha visto l’intervento anche diversi politici, una notizia che ha causato silenzio della curva Nord durante la delicatissima gara di Champions League. Si possono avere opinioni diverse sulle modalità della proteste, sull’effettiva risonanza e pure sull’occasione in cui si è deciso di agire considerando che la squadra in campo si giocava molto e non aveva colpe, ma la scelta va assolutamente rispettata.

L’intento era chiaramente quello di far capire che se la situazione dovesse continuare di questo passo, gli stadi finirebbero per aver un’atmosfera surreale come quella di San Siro. Si può affermare, per chi era presente al Meazza, che il messaggio è assolutamente passato. Non vorremmo per niente al mondo che diventi un’abitudine, perché il tifo, i cori, le coreografie e la passione sono il sale di questo meraviglioso sport, non scordiamocelo mai.

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