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Segre a Bergamo: "Insegnerò l'amore utilizzando la parola 'odio' solo contro quest’ultimo” - BergamoNews
La senatrice a vita

Segre a Bergamo: “Insegnerò l’amore utilizzando la parola ‘odio’ solo contro quest’ultimo” fotogallery

In occasione della cerimonia inaugurale dell'Anno Accademico 2019-2020 a Liliana Segre è stato conferito dal rettore Remo Morzenti Pellegrini il dottorato di ricerca honoris causa in studi umanistici transculturali

L’odio non si può superare se non attraverso l’amore, dato e ricevuto”. È questo il monito lanciato ai giovani bergamaschi da Liliana Segre, ospite dell’Universita di Bergamo in occasione della cerimonia inaugurale dell’Anno Accademico 2019-2020 durante la quale le è stato conferito dal rettore Remo Morzenti Pellegrini il dottorato di ricerca ad honoris causa in studi umanistici transculturali.

“L’indifferenza ‘mortale’ – quella che uccide la nostra capacità di indignazione e, in parallelo, provoca sfaldature irreparabili nei rapporti umani – è proprio quello contro cui combatte la senatrice: non dobbiamo dimenticarlo mai – ha osservato Morzenti Pellegrini -. La sua lotta all’indifferenza riguarda tutti noi: le università sono luoghi in cui formare coscienze critiche, laboratori di nuove narrazioni e nuove resistenze. Qui si produce conoscenza umanistica e scientifica, favorendo lo scambio di opinioni, esperienze, gesti di condivisione. Per questo, sarebbe meglio definire Liliana Segre ‘senatrice della vita’, vista la sua infaticabile, direi quasi incredibile, volontà di promuovere pubblicamente l’amore per la vita – qualunque forma questa vita possa assumere -, insieme al coraggio delle idee pacifiche e al biasimo dell’indifferenza”.

Attenti ed emozionati, i ragazzi hanno ascoltato in religioso silenzio il ricordo della senatrice a vita milanese, testimonianza che ha ripercorso i drammatici momenti vissuti nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau: “Quando sono entrata in Senato e ho visto aprirsi le porte, ho rivissuto quei momenti in cui, per colpa di esser nata, mi sono state chiuse quelle della scuola elementare – ha sottolineato -. Queste cose rimangono dentro per sempre, quando diventi invisibile agli altri, quando non sei nessuno, quando diventi  una persona pericolosa della tua Italia, quando diventi esclusa di tutto solo per far parte della piccola comunità ebraica italiana e quando ti trovi colpita da parole dell’odio precedute prima dall’ironia cattiva di metter in ridicolo l’avversario. Quando una ragazzina vede l’odio fatto, concreto, con tutte le azioni, è inutile che lo gridi perché nessuno lo sta ad ascoltare. Quando poi esci, fortunosamente, la cura non sono le
medicine, il riscaldamento dopo tanto freddo o i vestiti nuovi dopo molti stracci, ma l’amore”.

Da sempre vicino ai giovani, la senatrice ha sottolineato l’importanza della testimonianza raccolta dagli studenti incontrati negli ultimi anni. “Quando incontro i miei nipoti ideali indico sempre la strada della scelta, la scelta di tutti i giorni, la scelta della propria coscienza, affinché non seguano il percorso dell’indifferenza – ha aggiunto Liliana Segre -. Mi sono serviti 45 anni di amore, di maternità per capire che dovevo raccontare quanto ho vissuto, così circa 30 anni dopo ho iniziato a testimoniare all’interno di alcune scuole coraggiose, non sapendo se avrei trovato le parole per farlo. Ora, dopo esser entrata in Senato, ho dato vita a una commissione contro i discorsi d’odio che, finché potrò, cercherò di portare avanti, insegnando come una nonna l’amore e utilizzando il termine ‘odio’ solo contro quest’ultimo”.

Diverse le autorità presenti alla cerimonia, fra le quali il viceministro all’istruzione Anna Ascani, il sindaco di Bergamo Giorgio Gori, il vescovo Francesco Beschi, il presidente della Provincia Gianfranco Gafforelli, il questore Maurizio Auriemma e il prefetto Elisabetta Margiacchi.

“Il conferimento di questo titolo vuole rappresentare un ulteriore e sentito elogio non solo per le pubblicazioni in cui Liliana Segre ha fornito la sua preziosa testimonianza per la ricostruzione storica della Shoah, che è comunque un solido baluardo a ogni forma di revisionismo o di negazionismo, ma anche, anzi soprattutto, per l’attività svolta nella promozione della consapevolezza diffusa dei temi della tutela e del riconoscimento dei diritti fondamentali e inalienabili degli individui”, ha concluso Franco Giudici, coordinatore del Dottorato in Studi umanistici transculturali.

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