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La rabbia di un tifoso rimasto fuori dallo stadio per un disguido: “Per me basta Atalanta”

La disavventura di Alessandro Foiadelli, 52enne bergamasco, che sabato 23 novembre non ha potuto portare al Gewiss Stadium moglie e figlia per un problema tecnico alla Deacard: "Mi hanno trattato male, non andrò più allo stadio"

“Per quarant’anni ho seguito l’Atalanta, spesso e volentieri anche in trasferta, ma ora non ho più voglia di andare allo stadio. Hanno calpestato la mia passione”. C’è grande amarezza nelle parole di Alessandro Foiadelli, 52 anni, bergamasco da sempre tifoso della Dea, che sabato non è riuscito ad entrare al Gewiss Stadium con moglie e figlia a causa del mancato trasferimento del biglietto acquistato online sulla Deacard.

Il problema è sorto una volta che la famiglia è arrivata, alle 13.30 di sabato 23 novembre, ai tornelli della curva Morosini: Alessandro, abbonato, è entrato come ogni domenica casalinga, mentre la moglie e la figlioletta non sono riuscite a passare il varco automatico.

Non può tornare indietro Alessandro, ormai è all’interno dello stadio. Nessuno steward si prende la responsabilità di lasciarlo uscire con la promessa che poi possa rientrare. “Già questa cosa mi ha infastidito – ci spiega -: mia moglie non è mai entrata in uno stadio, non è di Bergamo e mio malgrado sono stato costretto ad abbandonarla, insieme a mia figlia di 10 anni, in mezzo a tutta quella confusione e sotto il diluvio”.

“Ho provato un forte senso di impotenza – racconta -. Poi, più passava il tempo, più le notizie che mi mandava mia moglie erano sconfortanti. Infine, sentire aldilà del telefono mia figlia piangere disperata in mezzo alle proteste degli altri tifosi alle prese con problematiche più o meno simili, mi ha fatto ribollire il sangue”.

Dopo un’ora arriva uno dei responsabili degli steward, vestito con gillet arancio, che con garbo aiuta Alessandro ad uscire dai cancelli: “Alla biglietteria ho trovato le mie signore sotto il diluvio, smarrite e impaurite, mia figlia spaventata, tanto da dirmi che non sarebbe più voluta venire allo stadio”.

“Nel frattempo se n’era andata un’ora e per giunta al botteghino avevano anche trattenuto le tessere di mia moglie e mia figlia – racconta ancora il tifosi bergamasco -. E le stesse facce smarrite e impaurite le leggevo sui volti dei ragazzi dentro il botteghino, abbandonati a se stessi a sbrogliare un situazione che diventava sempre più complicata, perché il mancato caricamento dei ticket sulla Deacard era successo anche ad altre trenta persone che si stavano facendo sempre più irrequieti”.

“A umiliarmi più di ogni altra cosa è stata una frase che un signore, forse uno dei responsabili della biglietteria che si è presentato alle 14.55, mi ha detto: ‘Se non le ridanno i soldi dei biglietti che ha acquistato mi mandi una mail che glieli restituisco io’. Come se fossi lì a chiedere la carità”.

Alessandro Foiadelli sabato pomeriggio non è entrato al Gewiss Stadium e non ha visto Atalanta-Juventus: “Ho portato mia moglie e mia figlia in un bar, per una cioccolata calda – spiega -. Poi ce ne siamo andati a casa nostra. Ora dell’Atalanta non ne voglio più sapere. Vorrei però delle scuse, per le mie donne, da parte della società: non si possono trattare così i tifosi”.

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