Bergamo, in carcere un matrimonio all’anno: “Il buffet? Cedrata e pasticcini”
Il cerimoniere è sempre il consigliere Paganoni: “Cerco di tenerla lunga per dare più tempo alla coppia di stare insieme”
Una breve cerimonia, un bacio molto casto e un brindisi rigorosamente analcolico. In meno di mezzora è tutto fatto. Una sciocchezza rispetto agli infiniti festeggiamenti che si vedono in certe famiglie. Ma dietro le sbarre è tutto mitigato dalle norme carcerarie, anche un momento indimenticabile come il matrimonio. Eppure a Bergamo non sono poche le coppie che decidono di pronunciare il fatidico “sì” in una stanza protetta della casa circondariale di via Gleno, durante il periodo di detenzione di uno dei due sposi, che di solito è l’uomo.
Il cerimoniere è sempre lui, Simone Paganoni, consigliere comunale di Patto Civico con delega per la celebrazione di matrimoni civili: “Negli ultimi quindici anni ho la media di uno ogni dodici mesi – spiega Paganoni – , anche se devo dire che in più di un’occasione ho avuto il sospetto che fosse tutto combinato. Da sposato il detenuto ha alcuni privilegi, come ad esempio nel numero di colloqui settimanali. Però non spetta a me dirlo, io devo solo celebrare”.
Ma come si svolge in concreto un matrimonio (ovviamente con rito civile) in carcere? “Dopo i controlli all’ingresso, dove bisogna lasciare qualsiasi oggetto, cellulari compresi, vengo condotto in un’apposita stanza al secondo piano – racconta il consigliere – . Poco dopo arriva il detenuto, quasi sempre l’uomo della coppia, accompagnato dagli agenti di polizia penitenziaria. Infine la sposa, dopo che è anch’essa è stata perquisita all’entrata. Con me ci sono quattro testimoni, di solito sacerdoti e suore del penitenziario, oltre al segretario comunale. Nessun parente o amico degli sposi”.
“La cerimonia è veloce, ma io cerco di farla durare il più possibile per dare più tempo alla coppia di stare insieme. Al termine c’è un fugace bacio e un altrettanto breve brindisi. Ovviamente all’interno non si possono portare coltelli, quindi al posto della torta ci sono i pasticcini. E gli alcolici sono vietati, perciò lo spumante viene sostituito da un analcolico, come la cedrata”.
E l’album ricordo? “Oltre agli smartphone sono vietate anche le fotocamere. Capita, ma non sempre, che un assistente sociale scatti una fotografia, che poi fa stampare e consegna agli sposi. Ma il più delle volte la scena rimane impressa solo nella loro memoria”.
L’ultimo rito è stato celebrato nella mattinata di giovedì 28 novembre: “Si tratta di una coppia bergamasca che conviveva già prima che lui finisse dentro. Era molto emozionato, tanto che ho faticato a sentire il sì che ha detto. E lei non era da meno, visto che è arrivata in via Gleno due ore prima dell’inizio e ha atteso fuori al freddo con indosso un abito leggero. Però è sempre una gioia, anche per me che ne ho già visti tanti”.





