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Yara, la difesa di Bossetti: “Il Dna c’è, denunciamo una frode processuale”

Gli avvocati chiederanno la revisione del processo: "La superperizia si può fare". I consulenti della famiglia Gambirasio: "Fatti noti, nessuna novità"

Spunta un’ipotesi clamorosa nel caso Yara. I legali di Massimo Bossetti, condannato all’ergastolo in via definitiva per l’omicidio della 13enne di Brembate Sopra, annunciano una denuncia per frode processuale in vista di una richiesta di revisione del processo, dopo le parole di un ex consulente della Procura di Bergamo riportate dal settimanale ‘Oggi‘.

Il consulente Giorgio Casari sostiene che “il Dna di Ignoto 1 è sempre stato al San Raffaele. L’abbiamo conservato”. “Grazie al settimanale scopriamo che non è vero. Il materiale genetico c’è sempre stato e c’è ancora. La superperizia si può e si deve fare”, afferma l’avvocato Claudio Salvagni.

La notizia arriva esattamente all’indomani del nono anniversario della morte di Yara. Le rivelazioni di Oggi, tuttavia, non sconvolgono Giorgio Portera, genetista della famiglia di Yara Gambirasio: “Il fatto che ci fossero estratti custoditi dal genetista Casari non è una novità. Lui stesso l’aveva confermato nel processo di primo grado”.

Portera, attualmente genetista della Fondazione UniMi dell’Università di Milano, sottolinea che “queste porzioni sono intorno alla traccia 31 G20 che ha dato la compatibilità più forte con Bossetti, che è esaurita”. “È giusto distinguere quindi, quando si dice che non c’è materiale. Lo stesso Casari analizzò questo tracce con i metodi più avanzati e io stesso riscontrai non potessero dare contributi in più rispetto a quelli già noti”.

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