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Il nostro migliore amico? Siamo noi

Com’è andata in queste due settimane con l’innalzamento della vostra autostima? Avete cominciato a ragionare in modo diverso, abituando la vostra mente a concentrarsi su ciò che volete voi senza che sia lei a condurvi dove le pare? È importante.

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Buongiorno e buon giovedì!

Come sta procedendo la vostra conoscenza con voi stessi? Avete iniziato un percorso, e di questo potete esserne fieri. Ora ci concentreremo sulle varie tappe intermedie utili al raggiungimento di questo obiettivo.

Abbiamo parlato l’ultima volta dell’importanza strategica di avere un buon amico al fianco che ci possa sorreggere e motivare nei momenti di difficoltà. Un Amico vero, con la A maiuscola, che ci accompagna nelle varie fasi della nostra esistenza e cresce con noi.

CHI? Voi stessi.

Il migliore amico possibile dunque siamo noi. La persona con la quale trascorreremo tutta la nostra vita. Com’è andata in queste due settimane con l’innalzamento della vostra autostima? Avete cominciato a ragionare in modo diverso, abituando la vostra mente a concentrarsi su ciò che volete voi senza che sia lei a condurvi dove le pare? È importante.

Carl Gustav Jung diceva:
“Rendi conscio l’inconscio,
altrimenti sarà l’inconscio a guidare la tua vita
e tu lo chiamerai destino.”

Ancora una volta quindi, riflettiamo sul concetto di “curare” amorevolmente la qualità dei nostri pensieri, in modo che le azioni che ne conseguono siano poi propedeutiche a mantenerci in uno stato d’animo utile e proattivo.

Entriamo pertanto un attimo nei meccanismi utilizzati dalla nostra mente nel momento in cui siamo immersi nell’intensità di una situazione. Il nostro cervello funziona utilizzando diversi filtri. Questo perché la mole di informazioni processate contemporaneamente è tale da dover adottare dei provvedimenti.

Iniziamo dalle CANCELLAZIONI, ossia quel particolare automatismo che consente di eliminare alcune informazioni da noi ritenute non indispensabili.

Vi è mai capitato di decidere di cambiare automobile e, nel momento in cui avete scelto il modello, vedere in giro ovunque la stessa tipologia di auto convincendovi che ve ne sono moltissime? In realtà, la nostra mente, focalizzata su ciò che per noi è importante IN QUEL MOMENTO, cancella, senza che noi ce ne rendiamo conto, altri modelli e marche considerate meno interessanti.

Questo è solo uno dei casi, in realtà questo principio viene applicato dal nostro cervello continuamente, a nostra insaputa, in tutti gli ambiti della nostra vita. Rendercene conto è determinante per imparare a valutare in modo obiettivo la realtà circostante, sapendo che la nostra percezione può risultare alterata.

Un secondo filtro applicato generosamente in numerosi contesti è quello della GENERALIZZAZIONE, cioè il processo mediante il quale accorpiamo concetti diversi per similitudine. Quante volte, a fronte di risultati differenti dalle nostre aspettative, ci siamo ritrovati a dire a noi stessi frasi del genere: ”Sempre la stessa storia”, oppure: “Non mi ascolta mai nessuno”, DANDO PER SCONTATO che accada sempre così? Stiamo applicando un’etichetta precludendoci, di fatto, la possibilità di ottenere la riuscita di qualcosa o, peggio, evitando il confronto con gli altri.

Generalizzare unificando fatti molto diversi tra loro, minimizzando di conseguenza le possibilità insite nelle nostre azioni contribuisce a creare delle pericolose convinzioni limitanti, di cui abbiamo già parlato, che costituiscono i peggiori nemici nella formulazione di progetti di crescita. Rendersi conto pertanto del limite generato da un approccio che appiattisce e svilisce le opportunità insite nelle diverse situazioni che la vita ci propone è un buon punto di partenza per iniziare a costruire con soddisfazione la nostra nuova identità.

Questa consapevolezza può essere molto utile anche nella gestione delle cosiddette DISTORSIONI, ultimo filtro applicato dal nostro cervello. Che cosa intendo con questo termine? Intendo attribuire il nostro personale significato quando la realtà è tutt’altro. Mi riferisco nello specifico alle situazioni in cui, a fronte di un determinato accadimento, interpretiamo invece che attenerci semplicemente all’osservazione pura e semplice dei fatti.

Per esempio, vedere una persona a noi cara che non sostiene il nostro sguardo e deliberatamente lo rivolge in un’altra direzione potrebbe indurci a pensare che ci stia nascondendo qualcosa.

Questa deduzione tuttavia, è solo la nostra opinione che, per il solo fatto di insinuarsi furtivamente nella nostra mente, genera spesso spiacevoli sensazioni di imbarazzo, a volte del tutto ingiustificate. Non potrebbe essere invece che l’altra persona sia semplicemente distratta piuttosto che assorta nei suoi pensieri?

Lo stesso dicasi nei casi in cui qualcuno a cui teniamo non risponde immediatamente ai nostri messaggi sul cellulare, generando così in noi lo sventurato pensiero di non essere tenuti nella dovuta considerazione.

Altro contesto tipico è l’esasperazione di un genitore verso un figlio disordinato o svogliato, piuttosto che l’atteggiamento, diverso dalle nostre aspettative, del partner, che ci inducono a trasformare un fatto oggettivo (es. non hai messo in ordine la tua camera nel caso di un figlio, oppure non ti sei ricordato del nostro anniversario nel caso del partner) in un giudizio (non lo hai fatto = non mi ami).

Questi processi distorsivi generano, nella maggior parte delle occasioni, profonda insoddisfazione che può poi degenerare in atteggiamenti di malessere a vari livelli perché lo sappiamo tutti benissimo come la nostra mente costruisca castelli dal nulla quando non opportunamente gestita…

La domanda di oggi è pertanto la seguente:

SIAMO IN GRADO DI RICONOSCERE I FILTRI ATTIVATI DAL NOSTRO CERVELLO?

Ora che abbiamo identificato, a grandi linee, i meccanismi che si possono verificare, cerchiamo di prestare attenzione alla realtà pura e oggettiva, senza connotarla di etichette inutili che potrebbero essere completamente difformi dal vero.

A questo punto, la seconda domanda che vi vorrei sottoporre è:

QUANTO PUO’ ESSERE UTILE ATTRIBUIRE IL REALE SIGNIFICATO A CIO’ CHE STA ACCADENDO?

Ho volutamente utilizzato il termine UTILE e non GIUSTO o SBAGLIATO per non entrare, nuovamente, nell’ambito delle INTERPRETAZIONI. Ragioniamo su questi concetti e valutiamone gli effetti sul nostro benessere psico-fisico.

La prossima volta approfondiremo il concetto di COME interpretiamo il significato delle singole parole che utilizziamo, per scendere dalla struttura superficiale a quella profonda.

Sarà molto interessante scoprire e sfatare molti luoghi comuni che abitualmente ci accompagnano. Buona riflessione!

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