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Luci a San Siro, c’è l’EuroAtalanta: una messa cantata alla Scala del calcio fotogallery

Il monologo nerazzurro cancella lo 0-4 dell'andata. Gasperini: "Abbiamo dato un senso alla nostra Champions". Ora operazione Ucraina

… E quando il Papu Gomez ha fatto il tunnel al numero 17 della Dinamo e infilato l’angolino alla destra del portiere, con un eurogol strepitoso, è venuto giù lo stadio (si fa per dire, anche se gli ultimi progetti vorrebbero demolirlo davvero): tutti in piedi ad applaudire il capitano che accende il ‘Meazza’ fino a quel momento insolitamente silenzioso, se non fosse per i cori incessanti dei tifosi croati (i nostri presenti, ma in sciopero…).

Luci a San Siro, in quella sera, come cantava Vecchioni, ce le ricorderemo anche fra tanti anni. Perché il 26 novembre 2019 l’Atalanta festeggia la sua prima vittoria in Champions League.

Altro che musichetta, se pensiamo all’inno che apre le partite e che tanti tifosi atalantini hanno scelto come suoneria del telefonino.

Alla Scala del calcio va in onda una messa cantata, un vero e proprio monologo della banda Gasp: tante palle gol, assicuravano i frequentatori abituali di San Siro, i tifosi del Milan non le vedono in un girone intero di campionato… Ma restiamo in ‘casa nostra’.

Molto sportivamente, Nenad Bjelica, allenatore della Dinamo, ha ammesso: “L’Atalanta ha meritato perché ha giocato meglio di noi, più aggressivi loro, arrivavano prima su ogni palla e anche sulla palla dopo. E sul 2-0 la partita è finita”. Mentre Gasperini, alla domanda se fosse finito l’incubo dei rigori sbagliati, ha risposto secco: “No no, l’incubo c’è ancora. Ne abbiamo sbagliati troppi e anche quello con lo Shakhtar qualcosa ci è costato. Però con questa vittoria, con un 2-0 che ci sta stretto, diamo un senso alla nostra Champions, facciamo vedere che ci stiamo anche noi”.

Proprio così. Adesso scatta la corsa al passaporto e tutti sanno che bisogna vincere in Ucraina l’11 dicembre per completare l’opera e restare nel sogno Champions e l’Atalanta sicuramente ci proverà, con o senza Zapata. Ma intanto il primo scoglio, la prima montagna è stata scalata e non c’erano altre alternative, o dentro o fuori.

Non è l’Atalanta di un mese fa, dei sette gol all’Udinese e nemmeno allora c’era Zapata. Ma non è carino parlare del grande assente (speriamo che torni al più presto), piuttosto è giusto sottolineare gli ‘a volte ritornano’ come Muriel, che con il suo rigore trasformato alla maniera del Beppe Savoldi dei bei tempi (rincorsa rallentata e tocco morbido guardando il portiere che viene spiazzato) rompe il ghiaccio e dà il la alla vittoria. Dopo una serie di gol mancati in maniera clamorosa: Hateboer, Pasalic due volte, ancora Hateboer e salvataggio sulla linea… poteva essere almeno tre a zero, come aveva fatto la Dinamo all’andata e dopo tante palle gol la traversa di Orsic, fosse servita per pareggiare, sarebbe stata una beffa.

Insomma, l’Atalanta fa la Dinamo, fa quel che all’andata avevano fatto i croati che avevano annichilito i bergamaschi. Cosa è cambiato? Probabilmente allora i nerazzurri erano impreparati, sono arrivati all’esame convinti di essere pronti ma non erano mai entrati in partita. Erano in barca, mentre ora non subiscono neanche un gol, con Palomino implacabile, Toloi sempre all’arrembaggio e Kjaer attento e preciso. Poi Pasalic che un anno fa sembrava l’oggetto misterioso e adesso gioca con una personalità da leader, per non parlare di de Roon maestro dei rubapalloni, gran trascinatore. Certo, per le grandi imprese servono i grandi campioni e allora il piatto è servito con le pennellate del Papu, deliziose.

L’altro artista, Ilicic, non vede l’ora di tornare al gol e ci saranno presto nuove opportunità, a cominciare dal derby di sabato col Brescia.

Non c’è tempo per rifiatare, la stanchezza con la Juve subito dimenticata tre giorni dopo la Dinamo. Avanti, se vincere aiuta a vincere…

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