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Violenza sulle donne, la prevenzione parte dall’educazione

L’Università di Bergamo in partnership con il centro anti-violenza AiutoDonna ha organizzato nella giornata di sabato 23 novembre un percorso di approfondimento dal titolo "Educazione, rispetto, parità".

Ottantotto donne al giorno in Italia sono vittime di violenza, una ogni quindici minuti. I dati diffusi dalla Polizia di Stato alla vigilia della giornata internazionale contro la violenza sulle donne che si celebra lunedì 25 novembre rivolgono, urgente, un appello: “È ora di dire basta”.

L’Università di Bergamo in partnership con il centro anti-violenza AiutoDonna ha organizzato nella giornata di sabato 23 novembre un percorso di approfondimento dal titolo “Educazione, rispetto, parità”. Perché è proprio a partire dall’educazione, e cioè dai primissimi anni di vita, che occorre intervenite per contrastare gli stereotipi e valorizzare le differenze di genere nella società, a scuola e sul lavoro.

“Dobbiamo lavorare per aiutare i bimbi di oggi a diventare adulti consapevoli, che costruiscono relazioni improntate alla cura e non alla prevaricazione – ha spiegato Roberta di Pasquale, professoressa di UniBg e promotrice della giornata -. È una battaglia di cura e consapevolezza, che parte dalla decostruzione degli stereotipi di genere che ancora oggi continuano a veicolare asimmetrie e preconcetti anche attraverso il linguaggio, che può diventare veicolo di violenza”.

“Quest’anno celebriamo i 20 anni di lavoro sul territorio – ha affermato Oliana Maccarini, Presidente del Centro AiutoDonna che accoglie e sostiene le donne vittime di violenza – e siamo convinti che ci si debba sempre più concentrare sulle nuove generazioni, affinché non si abbia più violenza contro le donne”.

“Perché gli stereotipi che si sedimentano nell’infanzia, hanno bisogno poi di una vita intera per essere decostruiti” ha osservato Irene Biemmi che negli ultimi anni ha concentrato le sue ricerche sugli stereotipi di genere all’interno dei libri scolastici.

Prevenire la violenza di genere è una sfida non solo sociale ma anche educativa che parte dalla scuola dell’infanzia: “in questi primi anni si può fare prevenzione primaria impostando un concetto di parità che non significa omologarsi al maschile ma essere liberi di esprimere, ciascuno la propria personalità – ha concluso la psicologa Simona Pezzoliper evitare che gli stereotipi si sedimentino e si trasformino, con gli anni e una volta diventati adulti, in comportamenti controllanti, prevaricanti e talvolta, purtroppo, anche violenti”.

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