La recensione
Light of my life: l’amore tra padre e figlia unica speranza in un mondo violento
Si tratta di un film più defilato, senza troppe pretese, che tocca tuttavia temi fortissimi, come la degenerazione dell’umanità e la perdita del senso di compassione, che è ciò che ci rende umani.
Titolo: Light of my life
Regia: Casey Affleck
Attori: Anna Pniowsky, Casey Affleck, Tom Bower, Elisabeth Moss, Hrothgar Mathews.
Durata: 119 minuti
Giudizio: ***
In un futuro distopico alla “I figli degli uomini”, un virus letale ha sterminato gran parte del genere femminile. Le donne rimaste in vita sono pochissime, rinchiuse in bunker ad altissima sicurezza, sorvegliate come animali in via di estinzione. Tra le sopravvissute c’è una bambina, Rag, forse l’unica rimasta, nata poco prima dell’epidemia.
Rag ha solo 10 anni ma la sua infanzia le è stata portata via, insieme alla sua mamma. A crescerla ora c’è il padre Caleb, interpretato da Casey Affleck, che per la prima volta si cimenta anche nel ruolo di produttore e regista.
Rag è l’unica ragione di vita di Caleb. E la sua sicurezza, in un mondo fatto di uomini imbestialiti e induriti dalla mancanza di una controparte femminile, è tutto. Caleb e Rag vivono in una tenda, spostandosi continuamente tra boschi e case abbandonate. Tuttavia, Caleb cerca di arricchire questa vita randagia riempiendo la testa di Rag di storie, ricordi, sogni e speranze.
Nascosti, al sicuro dentro la loro tenda, che diventa quasi il simbolo di un grembo materno, il calore e la forza del loro rapporto padre figlia è l’unica cosa che li tiene in vita, nonostante tutto.
Rag è costretta a fingersi un maschio, un ragazzino, ogni volta che devono incrociare altri umani. Ma essendo ormai vicinissima alla pubertà, una maturità non solo fisica ma anche intellettuale, diventa sempre più chiaro a tutti che la realtà è ben altra.
I rischi, gli ostacoli e i pericoli sono molti, nascosti dietro ad ogni angolo, anche quello che sembra più sicuro. E ben presto anche Rag si accorgerà che a certe cose non si può scampare.
Già potentissimo nella sua interpretazione in “Manchester by the sea”, film per il quale ha vinto l’Oscar come miglior attore protagonista nel 2017, Casey Affleck torna a vestire i panni di un padre disperato, con un’altra performance eccezionale.
Stavolta si tratta di un film più defilato, senza troppe pretese, che tocca tuttavia temi fortissimi, come la degenerazione dell’umanità e la perdita del senso di compassione, che è ciò che ci rende umani.
Un film piccolo, intimo, delicato, che forse non andrà troppo lontano, ma che regala sicuramente un momento profondo di riflessione e permette di godere di performance attoriali davvero sublimi.


