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Plastica: nell’Emilia del Pd una soluzione, dal governo col Pd un’altra

In Emilia Romagna anche i Comuni avranno contributi per sostenere azioni che prevengano con iniziative diverse il proliferare della diffusione di oggetti e di imballaggi monouso. Sorge spontanea una domanda. Il governo non è a conoscenza di questa iniziativa, oppure la ignora volutamente?

Quando si dice coordinamento inesistente tra il centro e le periferie!

Mentre il governo parla di tasse sulle materie plastiche inquinanti allo scopo di limitarne o di eliminarne l’utilizzo, Stefano Bonaccini, presidente dell’Emilia Romagna e candidato alle prossime elezioni regionali, predispone un piano, a mio modo di vedere intelligente e di sicura efficacia, per iniziare a risolvere concretamente il problema. Al contrario di quanto il governo vorrebbe fare, Bonaccini si propone di liberare la sua regione dalla plastica usa e getta utilizzando incentivi contenuti in un piano strategico, approvato dalla Giunta e condiviso con enti pubblici, imprese, sindacati, associazioni e comunità scientifica. Questo piano è finalizzato ad eliminare progressivamente da uffici, scuole, mare, fiumi, spiagge, mense, sagre, feste e spazi pubblici la plastica usa e getta. In poche parole, si è predisposto un percorso comune che poggia su tre pilastri: riconversione, riduzione e ripulitura.

E per dare attuazione immediata al provvedimento, si parte da ciò che è più vicino e più controllabile, vale a dire, dalla sostituzione progressiva di tutti i prodotti in plastica monouso, comprese le bottigliette, in tutti gli uffici regionali, nelle sedi delle agenzie regionali, nelle mense e nei bar interni degli ospedali, delle scuole, sulle spiagge, negli stabilimenti balneari, negli eventi sportivi e nelle manifestazioni pubbliche.

Ma quello che fa la differenza tra quanto previsto dal DEF e la legge regionale, è il fatto che quest’ultima prevede un sostegno con fondi ed incentivi per la riconversione delle imprese che producono plastica, in particolare, per quelle che producono plastiche monouso. Il progetto poi contiene una sezione speciale relativa alla raccolta della plastica gettata nell’ambiente. È desolante vedere sacchi di immondizia e oggetti di plastica, per non parlare di quantità industriali di bottigliette gettate ai bordi delle strade. Il senso di disordine e di sporco che danno queste visioni non rende appieno l’idea di quanto questi rifiuti abbandonati ovunque, inquinino il terreno, la vita della gente e deturpino il paesaggio. La civiltà ci sta abbandonando e nonostante gli sforzi pubblicitari che suggeriscono di differenziare i materiali che scartiamo, se ne trovano un po’ dovunque.

Beh, in Emilia Romagna anche i Comuni avranno contributi per sostenere azioni che prevengano con iniziative diverse il proliferare della diffusione di oggetti e di imballaggi monouso.

Sorge spontanea una domanda. Il governo non è a conoscenza di questa iniziativa, oppure la ignora volutamente? E nel caso ne venga a conoscenza, visto che Bonaccini è il candidato PD nella regione che attua queste iniziative, non potrebbe adottarla, estendendola a tutte le realtà nazionali? Il vantaggio sarebbe certamente duplice. In primis si abolirebbe una tassa che per quanto di bassa entità, è mal sopportata e rischia di ottenere risultati inferiori all’iniziativa adottata dalla regione Emilia Romagna e in seconda istanza, finalmente, si uscirebbe dalla logica “punitiva” che da sempre ha connotato i governi della nazione. Un altro risultato che a mio modo di vedere porterebbe vantaggi all’attuale “s-compagine” governativa (neologismo coniato espressamente per l’attuale esecutivo), toglierebbe all’opposizione un argomento strombazzato in ogni dichiarazione dai leader dell’altrettanto scompaginata aggregazione di destra.

Ora, non credo sia possibile prescindere dal parlare delle nuove manifestazioni spontanee delle Sardine. Nonostante i tentativi di ridicolizzare questo movimento che riempie le piazze, pensando che commenti di basso profilo servano a dissuadere i giovani che in maggioranza lo compongono, la risposta su chi sono e perché manifestano, l’han data proprio loro stessi. Cito da Bergamonews la citazione dell’amministratore della pagina ufficiale del movimento, aperta in poche ore su Facebook: “Siamo semplici sardine che da un concetto semplice hanno risvegliato un grande movimento democratico che in meno di due settimane si appresta a portare nelle piazze decine di migliaia di cittadini a dire NO allo schifo che viene gettato addosso all’essenza della democrazia: la PARTECIPAZIONE”.

E partecipare non significa ridicolizzare o spargere notizie gonfiate o distorte, o promettere un futuro impossibile proprio perché le nostre finanze non ce lo permettono. Significa intraprendere un percorso che renda la politica più trasparente e più aderente ai bisogni veri della gente, compatibilmente con le risorse disponibili.

Promettere è facile, ma mantenere è sempre molto più difficile. Salvini era al governo. Perché si è defilato in prossimità della stesura del DEF invece di dare attuazione ai provvedimenti promessi, a cominciare dal primo, l’eliminazione delle accise sui carburanti e alla dimostrazione pratica che i 50 miliardi per disinnescare l’IVA e attuare altro erano stati trovati? Dove avrebbe trovato i soldi per finanziare la flat tax e tutta una serie di provvedimenti da paese dei balocchi ai quali tanta gente in buona fede ha creduto? Capisco che una persona alle strette, economicamente parlando, possa essere incline a credere a talune promesse, ma se si prova a ragionare un pochino, anche senza essere esperti di finanza, nasce spontanea la domanda su dove si trovino queste risorse. Lo stesso vale per i120 miliardi che Renzi sembra aver trovato, seguendo a ruota Salvini nel campo delle promesse.

Credo che chiunque sia in grado di attuare provvedimenti se imputa a debito le risorse necessarie. Questo farebbe sì sorridere nel brevissimo periodo, salvo poi far piangere tutti, ma soprattuto i giovani, nel lungo periodo e metterebbe a rischio la già fragile credibilità della nostra nazione nei confronti di coloro che fino ad oggi ci hanno prestato i soldi per poter andare avanti. Sprechi e soluzioni complesse ne ha in pancia anche questo governo, ma se non cade per le continue rimostranze di Di Maio, forse avrà tempo di imboccare l’irto sentiero che con passo lento, forse anche troppo, ci porterà un po’ più in alto, dove l’aria sarà più respirabile.

Una delle note stonate che si profilano all’orizzonte è la scarsa considerazione del mondo dei pensionati, remunerati con qualcosa meno delle briciole di Pollicino. La discriminazione è sempre più marcata tra chi ha versato i giusti contributi per avere una pensione che permette di vivere con un po’ di serenità ed i regali fatti a coloro che non avendo versato nulla o poco o meno, vengono premiati. Se si continua a far salire una categoria di persone e far scendere l’altra nei confronti del potere d’acquisto, un bel giorno non lontano, l’equilibrio si romperà ed allora, ci saranno le piazze piene di attempate balene o di tonni stagionati che reclameranno il rispetto dei diritti non usurpati, bensì scippati da tutti i governi che si sono alternati nell’ultimo trentennio.

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