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Violentata dal patrigno, 15enne lo incastra con le foto e lo fa arrestare

Due anni prima aveva denunciato un altro abuso, ma non venne creduta

Il vento fa il suo giro, ovvero tutto ritorna. Come la verità. Quella di Cristina, che non si è data per vinta e ha ottenuto giustizia dopo una presunta violenza sessuale subita a 15 anni.

I FATTI

Cristina vive in un paese della Bassa Bergamasca con la mamma e la sorellina, figlia del nuovo compagno della madre, un uomo di 41 anni. Il 5 giugno la mamma non c’è, è fuori casa per sbrigare delle commissioni. Secondo il suo racconto, mentre la sorellina gioca il patrigno inizia a farle delle pressioni: prima la costringe a sfilarsi i pantaloncini ed abbassarsi le mutandine, poi le impone un rapporto orale. Proprio come due anni prima, quando dopo quell’abuso confessato alla madre e ad un consulente del tribunale – un neuropsichiatra infantile di Torino – non venne creduta e il fascicolo archiviato.

Il timore che possa succedere di nuovo è forte, questo la induce a cambiare strategia. Pur di riabilitare la sua credibilità rimane lucida in un momento tanto drammatico, tiene a portata di mano un’iPad e in modalità ‘silenzioso’ scatta alcune foto mentre il 41enne abusa di lei. Riesce a ricomporsi e dice al patrigno che deve vedere un’amica per farsi accompagnare in auto. Una volta sole, andranno in caserma a denunciare l’accaduto.

L’ITER GIUDIZIARIO

Questa volta le immagini non dovrebbero lasciare dubbi. Lo pensano i carabinieri, che avvertono il pubblico ministero di turno. Per evitare di far tornare a casa la ragazzina concordano un malore, e la ricoverano in ospedale per qualche giorno.

Qui Cristina racconta di nuovo tutto alla mamma, che però fatica a crederle. Il sostituto procuratore Gianluigi Dettori chiede l’arresto del 41enne, mentre il giudice delle indagini preliminari ritiene che gli elementi non sussistano. Il racconto della ragazzina è considerato ancora fragile, e si profila pure il sospetto di una macchinazione.

A questo punto il pm fa appello al Riesame, che valuta il narrato della giovane affidabile, preciso e ricco di dettagli, gli stessi forniti al medico dell’ospedale. Nel ricorso viene anche sottolineato come quegli scatti, oltre ad immortalare l’uomo, hanno in parte ripreso Cristina. Un particolare su tutti è inconfondibile; fortemente “individualizzante”, per citare le parole del pm: il suo braccialetto, quel giorno mostrato ai carabinieri. E il colore delle unghie. Il difensore del 41enne impugna, ma la Cassazione dà ragione al sostituto procuratore: l’uomo deve andare in carcere. L’accusa è pesante, violenza sessuale su minore.

La 15enne, la sorellina e la mamma ora vivono in una comunità protetta cercando di mettersi alle spalle questa brutta storia. Se Cristina è un nome di fantasia, le ferite sono reali, profonde. Forse il tempo saprà lenirle.

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