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Una sana longevità legata al cibo: il Mario Negri e la Cattolica fondano un Istituto

Si chiama Italian Institute for Planetary Health: vicepresidente Giuseppe Remuzzi

Secondo l’Istat il nostro è, fra quelli europei, il Paese più longevo. Il segreto dell’eterna giovinezza potrebbe non esistere, ma qualche metodo per vivere più a lungo sicuramente sì. E molto dipende dalle scelte che operiamo in fatto di alimentazione.

È proprio la connessione fra nutrienti e longevità/salute dell’uomo l’oggetto di studio del nuovo Italian Institute for Planetary Health (IIPH). Il progetto, presentato lunedì 18 novembre nella sede milanese dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri (che ha anche sede a Bergamo e a Ranica) vedrà coinvolto proprio l’Istituto assieme all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e Vihtali, spin off di quest’ultima. Il presidente dell’IIPH sarà Carlo Salvatori, già presidente di Lazard Italia e Aviva Italia. Suoi vice invece il bergamasco Giuseppe Remuzzi, attualmente a capo del Mario Negri, e Walter Ricciardi, ordinario di Igiene Generale e Applicata all’Università Cattolica.

Il progetto, che nelle intenzioni dei fondatori dovrà essere di portata internazionale, si pone l’obiettivo di identificare, appunto, i nutrienti col maggiore impatto sulla longevità e sulla generale salute della popolazione, attraverso la promozione della ricerca scientifica. L’IIPH tratterà lo studio di tali determinanti e delle differenze esistenti fra di essi dalle più varie prospettive: genetica, biologica, molecolare, epidemiologica e ambientale.

Le analisi verranno poi anche comparate ai dati di un altro Paese caratterizzato dall’alta età media della sua popolazione – il Giappone -, il quale segue però un tipo di alimentazione differente dal nostro.

Secondo Giuseppe Remuzzi l’Italia e Milano possono, e devono essere, terreno fecondo per lo sviluppo di un progetto di tale importanza anche in virtù di Expo, la manifestazione universale sul tema “Nutrire il pianeta, energia per la vita”.

Ma l’ottima posizione del nostro Paese in merito a una simile attività di ricerca viene spiegata anche da altri due fattori essenziali. Il primo è la presenza, in Italia, del SSN, ovvero il Servizio Sanitario Nazionale, che rende accessibile il diritto alla salute a tutti gli italiani, senza discriminazioni di reddito, di genere o di età. Il secondo è caratterizzato dalle nostre tradizioni e abitudini alimentari: la dieta mediterranea, che caratterizza il nostro modo di mangiare, contribuisce a una sensibile riduzione di diverse malattie, prime fra tutte quelle cardiovascolari e i tumori.

Tuttavia, nelle parole di Walter Ricciardi sarebbe proprio l’abbandono, negli ultimi tempi, della dieta mediterranea a generare i più duri colpi alla nostra alimentazione. E tale abbandono viene
spiegato dal professore con il fatto che, oggi, specialmente la popolazione giovanile mangi troppo, e male. Con la conseguenza che le condizioni di sovrappeso e di obesità sono in aumento.

Fra gli intenti degli ideatori del progetto, comunque, c’è anche l’elaborazione di modelli di predizione e valutazione dell’impatto di sistemi alimentari sostenibili sul cambiamento climatico, sulla preservazione dell’ambiente e sulla biodiversità. Anche al fine di prevenire o di mitigare gli effetti del riscaldamento globale, e favorendo al contempo un’agricoltura all’altezza delle sfide demografiche ed epidemiologiche del Pianeta.

Insomma, saremo anche un paese “di vecchi” e “per vecchi”, ma se non altro – si spera – almeno sani.

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