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Ubi Banca e le fusioni: vigilia di scelte

Possibili fusioni di Ubi con Banco Bpm, Bper e Monte Paschi. Tutte ipotesi per il 2020.

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Tutto tace, ma sotto traccia si sta lavorando nel campo bancario per le fusioni. Il 2020 sembra l’anno favorevole. Nello scenario italiano Ubi Banca è in questo momento il polo aggregante ideale per dimensione e solidità patrimoniale, oltre che per posizionamento geografico.

Una dichiarazione nei mesi scorsi di Giuseppe Castagna, Ceo di Banco Bpm, che non faceva mistero di una preferenza di fusione con Ubi ha di fatto aperto le danze su possibili scenari. L’unione tra i due istituti di credito sulla carta offre molte possibilità, promossa di fatto dai movimenti di capitale: da una parte la Fondazione Crt in Banco Bpm, dall’altra il nuovo patto tra soci di Ubi Banca. A frenare l’operazione sarebbero alcune complessità sorte sul lato della governance. Insomma i due ceo sono molto forti.

Se da una parte si frena, dall’altra si aprono nuove vie da percorrere come la fusione tra Ubi Banca e Bper. Il gruppo modenese guidato da Alessandro Vandelli sta ultimando l’integrazione di Unipol Banca, ma questo non lo ferma nel proprio processo di crescita. A sostenere Vandelli ci sarebbero anche i soci forti di Bper: Unipol (18,96%) e la Fondazione Banco di Sardegna (10,35%) che vedrebbero in una fusione con Ubi banca una nuova spinta della redditività. Su questo scenario c’è una dichiarazione dello stesso Vandelli che pesa sulla possibile governance: “Se si arrivasse ad un tavolo di trattativa, la mia posizione non sarà un problema”.

In questo scenario non manca il tassello Monte Paschi di Siena. Entro fine anno, infatti, Roma e Bruxelles potrebbero definire le fasi della privatizzazione con opzioni vantaggiose. È a questi opzioni che Massiah, da sempre contrario alla fusione con Mps, potrebbe riconsiderare la sua posizione e portare finalmente all’altare la banca di Siena dalla prestigiosa storia screziata dal recente passato.

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