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Ecco Longuelo: la chiesa a forma di tenda, il cinema Conca Verde e il Polaresco

Marco Cimmino questa volta ci porta alla scoperta di Longuelo, un quartiere che come Valtesse e Monterosso ha avuto un'enorme sviluppo negli anni Sessanta

Anche Longuelo, tra la fine degli anni Cinquanta e i Sessanta, conobbe un significativo sviluppo demografico, per la creazione di un intero quartiere popolare: i confini della città accoglievano i lavoratori, inurbatisi dal contado o provenienti da altre regioni d’Italia, che venivano ad alimentare il bisogno di manodopera degli opifici bergamaschi.

Erano anni di laboriosa speranza per tante famiglie: l’Esperia sfornava tecnici a ritmi serrati e i migliori studenti venivano opzionati ben prima della maturità dalle aziende della provincia. A dirne oggi, sembra quasi di raccontare una favola.

Eppure, allora, si guardava al futuro (cioè a noi) con enormi aspettative. E, nelle periferie, negli ex corpi santi, sorgevano villette e falansteri, ad accogliere gli speranzosi, gli aspettanti. Il padre faceva l’operaio, il figlio studiava da impiegato di concetto e, per il nipote, si vaticinavano professioni liberali, incarichi dirigenziali: insomma, era quell’ascensore sociale, che, oggi, ci pare definitivamente fermo al seminterrato.

Così, i nuovi siti residenziali, come Monterosso, Valtesse o Longuelo, diventavano anche esperimenti urbanistici ed architettonici. Metafora di queste sperimentazioni è, fuor di dubbio, la nuova parrocchiale di Longuelo, costruita tra il 1961 ed il 1966, su progetto dell’architetto Pino Pizzigoni: unica chiesa della bergamasca basata su tensostrutture in cemento armato, del tipo di quelle, in legno, usate oggi per certi impianti sportivi. La chiesa avrebbe dovuto rappresentare una tenda: e della tenda, all’interno, possiede i giochi di luci ed ombre, le velature, gli anfratti. Va da sé che il progetto ebbe, all’epoca, sostenitori ed avversari, come ogni opera che sia, in qualche modo, provocatoriamente innovativa.

longuelo polaresco

Confesso che anch’io, parecchi anni fa, non le risparmiai qualche noticina corrosiva, sulla stampa locale: ma, poi, s’invecchia, acquisendo, se non saggezza, perlomeno un pochino più di equilibrio. Oggi, dopo avervi assistito, purtroppo, a diversi funerali, mi sento di dire che la chiesa di Pizzigoni possieda una sua particolare atmosfera, un suo moderno misticismo, che, da giovanoide, evidentemente non coglievo: sbagliavo e me ne scuso, sia pure in via postuma, con l’architetto.

longuelo polaresco

La Longuelo moderna, in fondo, gravita tutta lì, intorno alla sua chiesa, al suo quadrilatero dei servizi, al suo cinema “Conca Verde”, quasi antipodo e gemello dell’”Alba”, come Longuelo è antipodo e gemello di Valtesse. Partivamo dalle nostre case in centro, ai tempi belli della scuola e dell’università, e venivamo, in serate di nebbia e di allegria, a vedere i film a biglietto ridotto, col nostro codazzo di amici e di morose. È curioso come, a tanti anni di distanza, tutto ti appaia più bello, perfino poetico. Oggi, che passo frettoloso davanti ai portici moderni di Longuelo, nemmeno faccio caso a quel marmo su cui sono passato tante volte, quando avevo ancora i capelli in testa. Così è la vita, miei cari lettori: mica ho la pretesa di avere scoperto chissà cosa. Ma Longuelo non si esaurisce qui: resta da dire della sua moderna nobiltà, che aleggia tra villule e villette, nelle sue propaggini meridionali. E del Polaresco, ancora, divenuto, da cascina, centro di aggregazione per i giovani. E del golf club, terzo di sua specie, sorto nella zona pedecollinare del quartiere. Ne parleremo nella tappa ulteriore della nostra piccola odissea orobica. Alla prossima.

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