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Claudio Angeleri celebra Italo Calvino al Piccolo di Milano fotogallery

Pubblico numeroso e ipnotizzato dal susseguirsi dei "destini incrociati" raccontati dalla coinvolgente voce di Luca Daddino, e da una formazione di collaudati eccellenti musicisti

Che Claudio Angeleri amasse Italo Calvino e ne fosse ispirato lo sappiamo da almeno 15 anni, cioè da quando progettò e presentò a Milano, Bergamo e Lugano Musica dalle città invisibili, un complesso e spettacolare lavoro musicale stimolato dal famoso libro dello scrittore che ci conduce in un viaggio fantastico in luoghi immaginari al di fuori del tempo.

Ora ci ha riprovato con un altro affascinante capolavoro di Calvino pubblicato nel 1973, Il Castello del destini incrociati, che racconta tante storie intrecciate attraverso un gruppo di viaggiatori che, per un complesso di circostanze diverse, hanno perso la parola e si ritrovano in un castello. L’unico mezzo che hanno per comunicare è rappresentato da un mazzo dei tarocchi quattrocenteschi di Bonifacio Bembo.

Un’impresa complicata quella di Angeleri, che ha fatto del rapporto tra musica e letteratura una cifra inesauribile delle sue composizioni e delle sue esibizioni pianistiche.

Il concerto andato in scena al Piccolo di Milano (studio Melato) lo scorso lunedì 11 novembre, nell’ambito del MI Jazz Festival 2019, non ha deluso le attese. Pubblico numeroso e ipnotizzato dal susseguirsi dei “destini incrociati” raccontati dalla coinvolgente voce di Luca Daddino, e da una formazione di collaudati eccellenti musicisti, composta da giovani talenti e da personalità del nostro Jazz, da anni al fianco di Angeleri. Sono Paola Milzani (voce), Giulio Visibelli (sax soprano, flauto), Virginia Sutera (violino), Michele Gentilini (chitarre), Marco Esposito (basso elettrico), Luca Bongiovanni (percussioni), diretti e coordinati da Claudio Angeleri al pianoforte.

La musica ascoltata dà continuità agli stravaganti inverosimili racconti letti da Daddino, ne traccia gli scenari dentro i quali il pubblico si ritrova, inconsapevole, sfruttando la personalità degli strumenti e dei musicisti in un sound articolato tenuto insieme da una scrittura melodica intrecciata con sezioni improvvisate dall’inconfondibile sapore jazzistico.

Ora aspettiamo che Angeleri metta mano (e note) a un terzo libro di Calvino, magari a uno dei romanzi della fantasiosa trilogia I nostri Antenati. Chissà.

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