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Banche di credito, Azzi: “Puntare su relazioni e territorio per guardare al futuro” - BergamoNews
L'intervista

Banche di credito, Azzi: “Puntare su relazioni e territorio per guardare al futuro”

Intervista ad Alessandro Azzi, presidente della Federazione Lombarda delle Banche di Credito Cooperativo, intervenuto a Bardolino al convegno "Il futuro è adesso".

“Le BCC stanno vivendo un cambiamento epocale”. Così Alessandro Azzi, presidente della Federazione Lombarda delle Banche di Credito Cooperativo, illustra le sfide che connotano il presente e il futuro degli istituti di credito cooperativo intervenendo al convegno “Il futuro è adesso” che si è svolto il 15 e il 16 novembre a Bardolino. Azzi ha analizzato le problematiche da affrontare e le prospettive da cogliere.

Presidente, dove stanno andando le BCC? Qual è il loro futuro?
Stanno attraversando una fase di cambiamento. Un cambiamento epocale, che porterà a una nuova forma organizzativa che di fatto è già operativa, quella dei gruppi bancari cooperativi, ma consentirà il mantenimento delle identità, delle caratteristiche e delle peculiarità di banca di comunità che le BCC da sempre incarnano. Non è un percorso facile e tanto meno scontato: ci confrontiamo con incomprensioni e qualche volta con ostacoli, in parte al nostro interno e in parte dovuti alla scarsa disponibilità dei regolatori a capire e favorire il nostro modello.

L’ostacolo più grande arriva da Roma o da Francoforte?
Nel settore bancario le normative vengono ormai dall’Europa, da Bruxelles e Francoforte, mentre la vigilanza domestica spesso è il braccio operativo. Quindi il luogo con cui ci confrontiamo e le persone che lo incarnano sono soprattutto quelle a livello europeo.

Come si può far capire a livello europeo l’importanza di banche così vicine alle piccole e medie industrie che sono di fatto l’asse portante dell’economia italiana?
È difficile. L’unione bancaria europea di fatto non applica il principio di proporzionalità nell’attuazione delle norme di Basilea. In altri Stati o in altri contesti non trascurabili come gli Stati Uniti d’America ma anche Brasile, Giappone e Svizzera viene attuato un principio di proporzionalità per cui non si chiede a banche che hanno finalità, dimensioni e caratteristiche come le nostre di osservare le stesse regole o le stesse impostazioni organizzative dei gruppi bancari transnazionali perché è incoerente, ingiusto e forse anche tendenzialmente poco leale.

azzi e baggi
Il presidente della BCC Bergamo Duilio Baggi e il presidente Alessandro Azzi

Ci sono caratteristiche che contraddistinguono le BBC: la mutualità e la vicinanza al territorio. Nel corso di queste riforme in atto, riusciranno a mantenere questi due pilastri che le costituiscono?
Le Banche di Credito Cooperativo non sono solo banche ma anche cooperative e mutualistiche di territorio. Il segreto della nostra permanenza e della nostra presenza, che in molti contesti come quelli bergamaschi risalgono alla fine dell’Ottocento, è dato dalla capacità di sviluppare tutto questo. Non ci siamo concentrati troppo sugli aspetti cooperativi mutualistici trascurando l’esigenza di irrobustire il patrimonio, perché abbiamo la responsabilità di gestire i risparmi della gente con tutto quello che ciò comporta, e nello stesso tempo non ci siamo sbilanciati troppo dimenticando l’originalità del nostro modello per scimmiottare quello che fanno tutte le altre banche, nonostante le sollecitazioni che riceviamo in questo senso. Il connubio di banca che da un lato è attenta al conto economico e deve patrimonializzarsi e dall’altro è una cooperativa mutualistica di territorio, dovrà essere sviluppato anche per il futuro perché solamente con un giusto equilibrio tra questi fattori riusciremo a perpetuare questa storica presenza.

Dall’America sta arrivando una grande tempesta di liquidità con grandi colossi come Google, Apple, Facebook pronti a fare le banche. Come si può affrontare questa situazione?
In prima battuta la concorrenza che verrà generata da questi grandissimi player non di origine bancaria sarà nei confronti dei grandi gruppi bancari tradizionali, perché sono quelli che offrono e puntano su un prodotto standardizzato, poi indubbiamente arriverà anche su di noi perché a nessuno si fanno sconti e non ci sono aree protette. Per le BCC la sfida potrebbe essere ancora più complessa e incerta perché, a differenza delle banche tradizionali, abbiamo fondato il nostro successo sul valore relazionale e se si va a incidere proprio su quello, non potendo mettere in campo delle proposte e delle condizioni standardizzate, il rischio è di rimanere spiazzati e uscire dal mercato.

Che cosa si può fare?
Innanzitutto dobbiamo cercare di recuperare in termini di efficientamento ed economie di scala per far soffrire il meno possibile le nostre caratteristiche e il divario tra l’offerta standardizzata degli altri rispetto alla nostra, e in questo l’economia di scala del gruppo bancario cooperativo ci aiuta molto. Al contempo non dobbiamo dimenticare che tra la gente permarrà un’esigenza di relazionalità, rapporto e assistenza consulenziale. Dopodiché non si può pensare di essere interessati a 360 gradi su tutta la clientela: abbiamo fatto e facciamo delle scelte, così come non dobbiamo seguire clienti che magari sono nati con noi ma poi sono cresciuti e hanno dimensioni superiori alla stessa BCC, quindi li abbiamo salutati mantenendo buoni rapporti.

Dunque, su quali segmenti di mercato vi concentrate?
Sulla nostra area, sul nostro tipo di clienti, sulle nostre dimensioni e su chi maggiormente apprezza la relazionalità. Per esempio, può essere che un ragazzo di 18 anni che utilizza quotidianamente internet sia più affascinato dall’offerta di Google ma poi crescendo capirà che un rapporto personale, un’assistenza personalizzata e interfacciarsi personalmente con qualcuno è prezioso in certi momenti della vita. In questo senso occorre che la BCC riscoprendo l’altra anima, quella non bancaria, attui soluzioni che gli altri istituti non possono mettere in campo, Sono quelle di un welfare che manifesta la possibilità di trovare nella comunità risposte che il pubblico non fornisce più e il privato dà a costi eccessivamente elevati e invece una banca di comunità offre in una naturale espressione della propria identità originale.

*Ha collaborato Paolo Ghisleni

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