BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

“Pesavo 730 grammi quando sono nata prematura 23 anni fa”

Alessia Gandelli abita a Ponte Nossa e studia all'Università. Vive insieme a mamma Danila e papà Rocco e sa bene cosa significa essere un bambino prematuro: sarebbe dovuta nascere il 31 dicembre 1996, ma i tempi si sono accorciati ed è venuta al mondo con 3 mesi d’anticipo, l'1 ottobre

“Destino o fortuna siamo ancora qua, mi dice spesso mamma”, sorride chiacchierando Alessia. Per Alessia e tutta la sua famiglia ogni 17 novembre è una giornata speciale, come se fosse un secondo compleanno: in questa data ricade la giornata mondiale della prematurità.

Alessia Gandelli abita a Ponte Nossa, in Val Seriana, ha 23 anni ed è una studentessa di Scienze della formazione primaria all’Università di Milano. Alessia vive insieme a mamma Danila Bassanelli e papà Rocco e sa bene cosa significa essere un bambino prematuro: sarebbe dovuta nascere il 31 dicembre del 1996, ma i tempi si sono accorciati ed è venuta al mondo con ben tre mesi d’anticipo, il primo ottobre.

“Mamma ha avuto la sindrome di help – racconta Alessia – e, dopo essersi recata all’ex ospedale San Biagio di Clusone, è stata trasferita urgentemente agli Spedali Civili di Brescia, dove sono nata. Ero piccola e indifesa, pesavo solo 730 grammi, esattamente come il pane che mangiamo tutti i giorni. Mamma mi racconta sempre che ho lottato con tutte le mie forze per restare in vita: sono rimasta in ospedale fino al 17 gennaio del 1997. Era un venerdì, venerdì 17: per scaramanzia mio zio non voleva accompagnare mia mamma in ospedale per portarmi a casa proprio quel giorno (ride, ndr)”.

Alessia festeggia tutti gli anni il suo compleanno il 1 ottobre ma, per lei e i suoi cari, ci sono altre due date in cui festeggiare: il 17 novembre, giornata mondiale della prematurità, e il 17 gennaio, giorno in cui dopo tre mesi di ospedale ha potuto finalmente dormire nella cameretta della sua casa a Ponte Nossa.

“Sento tantissimo la ricorrenza del 17 novembre – dice Alessia la con un filo di emozione -: mi capita spesso di trovarmi in gruppi Facebook dove ci sono mamme di bimbi prematuri e, leggendo le loro storie, rivivo il mio passato. Sono rimasta in contatto con due miei compagni di culla, nati anche loro molto prima rispetto alla data prevista. Io non ho avuto conseguenze ma, purtroppo, non tutti i bimbi prematuri si salvano: a volte mi chiedo, perché io ce l’ho fatta e altri no? Non ho mai trovato una risposta a questo quesito: mamma dice che per destino o per fortuna siamo ancora qua”.

alessia gandelli prematura

Insieme ad Alessia, 23 anni fa, hanno lottato anche mamma Danila e papà Rocco facendo tutti i giorni il tragitto Ponte Nossa-Brescia immersi tra preoccupazioni, dolore, amore e tanta speranza. Ed è proprio alla speranza alla quale ci si aggrappa in certi momenti bui.

“Inizialmente la situazione era critica – ricorda la mamma -: dopo il parto, sono rimasta un giorno e mezzo in rianimazione e ho vissuto tutti i mesi successivi molto male. Era struggente vedere le altre neo mamme allattare i loro piccoli, mentre io non potevo nemmeno accarezzare la mia Alessia. Un’emozione indescrivibile l’ho provata due mesi e mezzo dopo la sua nascita quando ho potuto finalmente prendere in braccio la mia bambina per la prima volta. Se ci ripenso, mi commuovo anche ora, a distanza di 23 anni”.

Dopo tre mesi di ospedale Alessia è stata dimessa, ma le preoccupazioni nella testa e nel cuore di una mamma non finiscono qua: “Alessia era salva e viva. Ma non avevo sicurezze per il futuro e tantissime erano le domande che mi ponevo: parlerà? Camminerà? I primi anni di vita sono stati difficili, ma Alessia è stata fortissima. In tre mesi ha lottato più che mai e oggi è una donna sana e forte. Ricordo che il periodo dell’asilo è stato il più buio: un bimbo prematuro ha bisogno di più tempo rispetto ai coetanei e, purtroppo, Alessia non sempre è stata capita dagli insegnanti”.

I bambini nati prematuri sono piccoli ed indifesi, iniziano la loro vita in salita e hanno bisogno di maggiori cure, sostegno, attenzioni e affetto.

La strada, fortunatamente, per Alessia è andata piano piano in discesa: “Il primo giorno di elementari lo ricordo come fosse ieri: Alessia è stata l’unica bimba della classe a saper leggere una frase che la maestra aveva scritto alla lavagna. È stato un altro momento emozionante perché mi sono accorta che mia figlia stava facendo grandi progressi”.

E poi: “Da mamma di una ragazza prematura vorrei lanciare un messaggio di forza e speranza a tutte le mamme che stanno vivendo le preoccupazioni e le ansie per una nascita prematura. Alessia, rispetto ai suoi compagni di culla, era la bimba messa peggio e alla fine, invece, a lei è andata meglio che agli altri due. Non bisogna avere fretta e paragonarsi agli altri, ogni caso è a se stante. È difficile, ma bisogna avere fiducia fino alla fine”. Un messaggio di speranza, quello di Danila, condiviso anche da Alessia.

Per porgere una mano ai bimbi nati prematuri occorre comprensione, pazienza e tanto amore in modo da dare sostegno ai neo genitori e a tutte le piccole creature venute al mondo troppo presto.

© Riproduzione riservata

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.