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L’Ange de Nisida: un dramma immerso nella bellezza fotogallery

Un grande team e un’opera venuta alla luce dopo quasi duecento anni di sonno che riesce ad essere tremendamente attuale: è questa la potenza innegabile di Gaetano Donizetti.

“Carpe diem”, scriveva il poeta latino Orazio nelle sue Odi. A volte saper cogliere l’attimo è un atto di coraggio che segna il successo.

Francesco Micheli, direttore artistico del Donizetti Opera Festival, ha saputo cogliere l’attimo in maniera geniale. Un momento che non si ripeterà: il teatro Donizetti è ancora in fase di ristrutturazione, ma è già pronto per accogliere la bellezza. La platea del cantiere non ancora terminata è diventata palcoscenico per una notte, come in un incantesimo.

l'ange de nisida

Ecco perché la prima mondiale de “L’ange de Nisida”, opera in quattro atti con le musiche di Gaetano Donizetti, in scena nella serata di sabato 16 novembre, è stata un punto di svolta per il festival e per la Fondazione stessa. Le aspettative erano elevate come non mai: un luogo inedito, un’opera inedita, creata dal compositore orobico ma mai nata per davvero. Il lavoro paziente e certosino di Candida Mantica ha dato i suoi frutti e dopo otto anni di ricerche la musicologa ha risolto il rebus fatto di pagine e pagine di partiture interamente scomposte. “L’Ange de Nisida” rinasce a distanza di centosettantanove anni, riscattando il suo creatore.

Una regia essenziale, ma d’effetto. Un’opera a 360 gradi. Il pubblico, situato sul palco e nelle gallerie, è stato travolto da uno spettacolo totalizzante. La messa in scena al centro dello spazio come in un’arena da combattimento veniva interrotta da vari colpi di scena, come il coro che dalle gallerie lancia fogli di partitura, a dimostrare che L’ange è finalmente tra noi.

l'ange de nisida

In un mondo per la maggior parte in bianco e nero, dove il bene e il male hanno confini ben delineati, si sono mossi i personaggi interpretati da un cast di alto livello. Lidia Fridman, soprano di appena ventitrè anni, è Sylvia, l’angelo dell’isola di Nisida. Di rara bellezza, la Fridman è stata l’angelo perfetto. Florian Sempey, baritono già applaudito al gala inaugurale del festival, ha vestito i panni re Don Fernand D’Aragon, uomo egoista che pretende, pur non sposandola, di possedere la contessa Sylvia de Linarès. E come tutti i cattivi, anche Don Fernando ha un aiutante degno del suo rango: Don Gaspar, interpretato da Roberto Lorenzi, è il capo della gang di bravi al servizio del re. Konu Kim, nel ruolo di Leone de Casaldi, il cuor gentile innamorato di Sylvia, ha conquistato il cuore di tutti i presenti. A completare il cast, Federico Benetti nel ruolo del Monaco, mandato dalla Santa Sede per indagare sulla relazione scandalosa tra il Re e la contessa Sylvia, la sua “protetta”.

l'ange de nisida

Se la messa in scena è stata una sorpresa oltre ogni immaginazione, il post spettacolo non è stato da meno. Tutto il cast e il team di lavoro ha voluto festeggiare il protagonista, Konu Kim con tanto di torta e candeline. Più di tante altre cose, “L’Ange de Nisida” ha testimoniato che il teatro è famiglia, è condivisione, commozione, preoccupazione, tutto a formato di gruppo. Ognuno ha il proprio ruolo definito, ognuno è fondamentale e gli uni non possono fare a meno degli altri.

Un grande team e un’opera venuta alla luce dopo quasi duecento anni di sonno che riesce ad essere tremendamente attuale: è questa la potenza innegabile di Gaetano Donizetti.

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