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Influencer? Sono altre le donne che han cambiato la storia

Ci sono centinaia di donne che si sono impadronite dei propri diritti e hanno conquistato un posto nel mondo senza che di loro si parlasse.

Spesso capita alle ragazze di paragonare la propria vita a quella di qualche influencer di Instagram o, magari, a quella di qualche fashion blogger. Vengono mostrati lunghi capelli biondi o caschetti fucsia, abiti firmati, macchine di lusso e vita da sogno trascorse tra una villa alle Maldive ed un loft a Manhattan. Sono miti irraggiungibili, proprio perché sono, per l’appunto, miti!

Spesso si passano interi pomeriggi a guardare le stories di queste ragazze chiedendosi come fare per diventare così belle, ricche o famose. Magari ci si illude anche di voler diventare come
qualcuna di loro.

Se ci si sofferma a pensare a queste vite sopra le righe, però, nasce spontanea una domanda: perché sono famose? La risposta è semplice: perché sono belle e sanno vendersi. Hanno saputo uscire da loro stesse per diventare un prodotto, una linea di vestiti, un marchio.

L’8 marzo le città di italiane si riempiono di donne e di uomini che vogliono esaltare e vantare la bellezza della donna evidenziando la sua forza e il suo coraggio senza soffermarsi sul lato
estetico.

Ci sono donne che hanno cambiato la storia e preso a morsi la vita. Ci sono donne che hanno detto di “no”, donne che hanno lottato per i propri diritti, donne che hanno rinunciato ai propri diritti e alla propria libertà per modificare la storia, per far sì che grazie ai loro sacrifici gli altri, uomini o donne che fossero, potessero camminare a testa alta.

Questo articolo non ha intenzione di proporvi i soliti nomi, che per quanto illustri e ammirevoli, sono già conosciuti. Sappiamo che Lady D si è opposta alla secolare storia della corona inglese,
sappiamo che Coco Chanel si è imposta in un mondo maschilista, ma ci sono centinaia di donne che si sono impadronite dei propri diritti e hanno conquistato un posto nel mondo senza che di loro si parlasse.

Maud Stevens Wagner fu la prima donna statunitense ad entrare a far parte del mondo della tatoo art, è stata lei a portare l’arte del tatuaggio nell’entroterra statunitense, lontano dalla zona
marittima dove quest’arte è nata e si è sviluppata. Fondamentalmente se oggi è normale avere un tatuaggio, senza temere di essere guardati storti è grazie a lei. Se le donne non devono più entrare in un canone ed essere libere di esprimere se stesse è anche grazie alla Wagner.

La missione Apollo del 1969, in piena guerra fredda, è stata una missione che ha fatto tremare il cuore di migliaia di persone, una missione che ha portato l’uomo sulla luna per la prima volta, una missione che ha tracciato un punto di svolta sulla storia dell’umanità, una missione che è stata possibile grazie al software sviluppato da Margaret Heafield, direttrice del Software Engineering Division alla NASA.

Katherine Switzer è stata la prima donna a correre la maratona di Boston nel 1967, l’organizzatore Joke Simple tentò di fermarla, ma lei, con il numero 261 e in quattro ore e venti minuti portò a termine la maratona. Il 7 dicembre 1941 quando la base militare di Pearl Harbour fu attaccata, a spegnere l’incendio c’erano decine di donne americane, madri, sorelle, figlie che senza armi in mano, hanno deciso di fare quello che le donne sanno fare meglio: curare! Esattamente, prendersi cura di se stesse in primis, ma anche dei loro affetti e della loro terra che stava bruciando per decisione dei potenti del mondo.

Se si salisse su un aereo, magari pilotato da Sarla Thakral, la prima donna indiana che ha ottenuto la licenza aeronautica nel 1936, si arriverebbe in Italia, precisamente a Palermo. Nella regione più a Sud del Bel Paese si potrebbe respirare la stessa aria, colma di determinazione, di paura, ma di coraggio che ha respirato fino al 2016 Pina Maisano, moglie di Libero Grassi, l’imprenditore catanese che si è rifiutato di pagare il pizzo e che quindi è stato ucciso nel 1991. Lei, come suo marito, la testa l’ha tenuta alta. Sicuramente aveva paura, sicuramente mille volte si sarà domandata nel silenzio della sua camera se era giusto vivere con l’angoscia; ma è altrettanto sicuro che lei la paura non l’ha lasciata vincere. Ha combattuto fino al suo ultimo giorno, portando avanti la sua battaglia, la battaglia di suo marito, ma anche quella di tutti i siciliani che devono ancora oggi pagare il pizzo per poter cercare di sopravvivere in modo tranquillo. Ha portato avanti la battaglia di tutti gli italiani che della mafia sono stanchi. Ha perso suo marito, ma questo non le ha mai fatto abbassare lo sguardo.

Queste sono solo alcune delle centinaia di migliaia donne che hanno deciso che la storia doveva essere cambiata, sono una piccolissima percentuale di tutte le donne che ogni mattina si alzano e
combattono per qualcosa in cui credono e non sempre è una rivoluzione quello che hanno in mente, magari il proprio obiettivo è quello di trovare un lavoro, di laurearsi o più semplicemente di
essere felici, ma con le proprie armi.

Non è da crocifiggere la vita di un influencer o di una fashion blogger, loro hanno fatto strada e si sono create un nome, che di solito ha una durata di due anni, poi scade anche quello.

Bisogna, però, tenere a mente che la vita vera è altro e non bisogna sentirsi deboli perché non si entra in una taglia 38, non si viaggia su uno yacht o si ha qualche imperfezione. È debole solo chi
crede che essere donna significhi abbandonare i propri ideali, la propria morale e i propri sogni solo per essere qualcuno su un social network. Nessuno è un account su Instagram, nessuno è
una pagina di Facebook, tutti siamo uomini e donne che hanno l’impegno etico e morale di cambiare le cose, di smuovere gli animi e di far tremare il mondo combattendo le ingiustizie; ed è
straziante demolire così questa certezza: ma una like su Instagram non è in grado di fare tutto ciò.

In copertina Pina Maisano Grassi

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