BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

Rapporto realtà-web, @larotten: “Usate la testa perchè il diavolo veste social”

I social attraggono, affascinano, fanno sognare: ma siamo capaci poi di ritornare alla realtà? Ne abbiamo parlato con Valentina Schifilliti, nota al pubblico con il nome @larotten su Instagram.

Più informazioni su

Su Instagram è nota come “larotten”: il suo profilo, seguito da oltre 100mila persone, si è trasformato nel tempo da esclusivamente ironico a uno spazio di confronto e riflessione che si allontana forse dall’ideale comune dell’influencer per avvicinarsi molto di più alla sensibilità della sua ideatrice.

Valentina Schifilliti, 33enne di Seregno, nella vita ha sempre fatto l’educatrice, divisa tra comunità di recupero per tossicodipendenti e il carcere, a contatto con i detenuti in attesa di una misura alternativa.

Sabato 19 ottobre al centro sociale di via Verdi a Mozzo ha presentato il suo primo lavoro editoriale, “L’ora del te-Le (dis)avventure di Alice in Fashionland”: una serata (organizzata dal Comune in collaborazione con gli educatori della Cooperativa Alchimia ai quali da un anno e mezzo è affidato un progetto di educativa di strada) molto partecipata e in cui, dal romanzo, si è presto arrivati a discutere della ricerca di un equilibrio tra realtà e social.

Valentina, nel romanzo narri delle avventure di Alice che da ragazza come tante si trova all’improvviso senza un lavoro e viene travolta da un’inaspettata notorietà social.

Diciamo che un piano B o anche C nella vita è sempre bene averlo. Io l’ho provato sulla mia pelle: certo se hai tanti interessi o doti artistiche è più facile. Ma sono sempre stata una buona comunicatrice: lo sono sui social e nel libro, perchè mi è sempre piaciuto scrivere.

Ti sei ritrovata a scrivere un libro che tratta del tema dei social: quanto sono pericolosi?

Il meccanismo dei like finisce per essere una droga a tutti gli effetti, soprattutto tra i più giovani. Tramite i social è più facile trovare l’approvazione rispetto a quanto accadeva anni fa perchè online semplicemente si arriva prima a più persone. Si possono provare piacere e gratificazione. Ed è un po’ quello che voglio dire nel libro, dando un taglio di denuncia sui meccanismi malati del web: per rendere l’idea, potrebbe essere definito “Il diavolo veste Prada 2.0”…

Da questo punto di vista Instagram sta provando a fare la sua parte, lasciando che solo il proprietario dell’account ora possa vedere quanti like ha prodotto un determinato contenuto.

È un primo passo, perchè “l’ansia” del numero di like può comunque rimanere nei ragazzi. Però negando questa statistica al pubblico può avere un impatto differente, incentivando la pubblicazione di contenuti che piacciono a te invece che quelli che ti farebbero fare più “mi piace”.

Nel libro Alice questo aspetto malato dei social lo subisce molto, arrivando a trasformare il suo essere.

È un passaggio che ho voluto sottolineare anche con un diverso ritmo della narrazione. La prima parte, quando i social ancora non fanno parte della vita di Alice, è molto lenta e ben scandita. Poi il ritmo diventa frenetico, esattamente come nelle logiche online: la protagonista ne viene fagocitata una volta raggiunta la notorietà. Quella che prima era una ragazza con dei valori e riflessiva poi inizia a perdere pian piano dei pezzi di sé. Nell’ultima parte torna lento come la vita di Alice, che si arricchisce di un bagaglio di esperienza che le sarà utile.

Il rischio è che nella realtà ci si possa fermare alla seconda fase?

Sì e alcuni/e influencer ne sono la prova. I giovani rischiano di non capire più il confine tra la loro personalità online e quella offline, poi diventa difficile farle conciliare. È un grosso problema perchè il social diventa la priorità e spesso finiscono in rete le cose più intime e private, col solo scopo di acquisire notorietà. Parole e momenti belli della vita che vengono così svuotati di significato, come nei casi dei matrimoni vip. I discorsi che, purtroppo, sento fare a tante ragazzine sono che loro evento, abito e invitati così non li avranno mai e perdono di vista la cosa importante, cioè la persona che stai per sposare.

E alcune parlando del proprio futuro dicono che sognano di fare l’influencer.

L’età media di chi usa i social si abbassa sempre di più, purtroppo l’effetto su di loro è che hanno l’impressione di poter essere famose e guadagnare tanto col minimo sforzo e senza particolari talenti.

Secondo te si può fare prevenzione?

Da sempre i genitori sono chiamati a guidare il figlio nelle scelte di vita: anche in questi casi proibire completamente serve a poco. Più utile, invece, è mostrare quali sono i modelli positivi da seguire. Dire di no è sempre più difficile: lo devi motivare, porta a degli scontri. Dobbiamo riuscire a insegnare ai giovani come analizzare le situazioni e ad avere dei filtri, che non sono quelli di Instagram! E ai ragazzi dico: ragionate con la vostra testa, non vi uniformate alla massa. Scegliete voi chi volete essere.

Il messaggio che emerge chiaramente dal libro però è che, fortunatamente, coi social si può fare anche qualcosa di utile.

Non dico che si dovrebbero eliminare le cose futili e le sponsorizzazioni ma essere influencer per me è avere anche una responsabilità, il poter essere un esempio positivo. Negli anni ho avuto la pazienza di costruire una community, basata sulla fiducia. E ho notato che gli utenti stessi si sono un po’ rotti delle cose inutili sui social. C’è un’altra realtà oltre ai vestiti e al makeup: sul mio profilo, nel mio piccolo, cerco di mostrarlo affrontando dinamiche che spesso la gente dimentica.

Ad esempio?

In occasione della giornata mondiale dell’epilessia avevo fatto un video di sensibilizzazione, spiegando cosa si prova durante un attacco. Nessuno ne parla, è una malattia nascosta che ha manifestazioni impressionanti e violente. Non so quanti messaggi di ringraziamento mi sono arrivati, per aver espresso esattamente quelle sensazioni.

Come è avvenuto il cambio da profilo ironico a qualcosa di più serio?

Ho sperimentato sulla mia pelle le potenzialità dei social, che quando sono nati erano sostanzialmente cazzeggio e pubblicazione di contenuti fini a se stessi. Poi gli utenti sono stati incentivati a comunicare di più, anche tramite le storie. Un giorno, affrontando un argomento più serio, avevo avuto un grande riscontro dai follower e ho capito che potevo inserire qualcosa di più profondo e didattico. E meno male perchè mi ero stufata della parte ironica che non mi rappresentava più. È vero che si tratta di svago ma può essere anche uno strumento di educazione. La vita offline è fatta alla stesso modo: cazzeggio e riflessione.

Un ultimo tema, delicatissimo: come affronti gli haters?

Personalmente ho a che fare con personaggi che superano i 30 anni, sono arrivata perfino a denunciarne una che andava oltre anche i 40. Nessuno è immune dal fenomeno, io pago il fatto di non essere convenzionale: dico le cose senza peli sulla lingua, in modo diretto, e questo a molti non piace e pensano che lo faccia per emergere andando controcorrente. Ricevo anche insulti sull’aspetto fisico, ma a 33 anni non fanno più presa. Capisco però che sui giovani può avere un effetto devastante. Il mio consiglio è quello di cercare sempre la propria identità, accettare i difetti che tutti abbiamo e imparare a conviverci: in questo modo ti fanno meno male. Prendete esempio da chi è riuscito a trasformare un qualcosa considerato “difetto” in un punto di forza e in elemento distintivo della carriera: ne è pieno anche il mondo della moda.

© Riproduzione riservata

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.