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“Pietro il grande”: al Teatro Sociale una favola senza tempo fotogallery

Il primo titolo in programma del Donizetti Opera Festival 2019 una rivelazione

Esistono due modi per fare le cose e vivere la vita. C’è la via tradizionale, per usanza, la più conosciuta, senza colpi di scena. Il modo tradizionale di pensare e agire è quello più sicuro: tutti lo capiranno. Ma esiste anche l’altra via, quella mai percorsa prima. Bisogna avere coraggio e un pizzico di sana pazzia per percorrerla. È quello che hanno fatto Marco Paciotti e Lorenzo Pasquali di Ondadurto Teatro, registi e sceneggiatori di “Pietro il Grande”, opera a metà tra burlesco e serio, in scena nella serata di venerdì 15 novembre al Teatro Sociale di Bergamo.

Il primo titolo in programma del Donizetti Opera Festival 2019 è stato una rivelazione. I due registi hanno ricevuto una storia, un melodramma burlesco, da narrare, ma hanno riconsegnato al pubblico una favola per sognare. E si sa, di questi tempi le persone hanno un gran bisogno di sognare e di credere che il lieto fine possa arrivare per tutti. Se la realtà non è sempre facile, per fortuna esiste il teatro.

Sicuramente anche il giovane Gaetano, che quando compose le musiche di “Pietro il Grande” aveva da poco compiuto ventidue anni, aveva tanti sogni nel cassetto. E dopo duecento anni dalla prima messinscena, il sogno continua nella città natale del compositore.

Lo stile di Ondadurto è inconfondibile. Per creare la fiaba perfetta, i due registi hanno pensato a tutto nei minimi dettagli: dalla regia alla sceneggiatura, dalle luci, al trucco e parrucco. Non appena il sipario si è aperto, siamo entrati in un mondo incantato dove le regole del mondo reale non valgono. Le sceneggiature roteano per il palco come fossero ballerine danzanti; il paesaggio, ridotto a forme geometriche e colori vivaci – chiaramente ispirato all’arte di Malevic – consente di immaginare quello che non si vede; i colori vivaci in movimento smuovono gli animi; i personaggi fluttuano nello spazio del palco.

Tutto è irreale, tranne le emozioni, quelle sono vere e concrete. La prova è il momento che si provano nel momento dell’aria Annetta (Nina Solodovnikova), protagonista femminile dell’opera. Mentre la giovane sposa canta il proprio amore nei confronti del suo amato Carlo (Francisco Brito), un’equilibrista circense danza nel cielo e ci ricorda che tutti, grazie all’amore, sono in grado di volare.

Pietro il Grande, interpretato da Roberto di Candia, è un personaggio storico, ma nella versione di Ondadurto Teatro potrebbe benissimo essere confuso per il sovrano del regno di “Molto, molto lontano”. Madama Fritz (Paola Gardina), altro personaggio chiave della storia, è un mix perfetto tra la regina di cuori di “Alice in Wonderland” e la fata madrina di “Cenerentola”. E poi c’è Ser Cuccupis interpretato da uno strepitoso Marco Filippo Romano. Cuccupis, magistrato al servizio dello tzar, è il cattivo della situazione, un po’ malefico, un po’ impacciato e maldestro. È il classico approfittatore leccapiedi che vive solo in funzione di se stesso e alla fine avrà ciò che si merita: per le sue malefatte sarà rimosso dall’incarico da re in persona.

Il risultato è stato uno spettacolo fruibile per ogni età, dagli adulti ai bambini. Paciotti e Pasquali hanno saputo usare l’arma più potente di tutte, lo stupore. Il loro è un modo di rappresentare il teatro innovativo ma non in contraddizione con alcuni elementi della tradizione.

Le musiche sono state eseguite dall’orchestra “Gli originali”, i cui musicisti, che utilizzano strumenti d’epoca, hanno suonato accordati a 432 hertz, secondo l’usanza dell’epoca di Donizetti. Una vera sfida per musicisti e cantanti.

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