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Metti sul palco la Pfm che suona De Andrè, torni indietro di 40 anni ed è… festa fotogallery

Una band "corposa": nove sul palco che diventano dieci quando, in un momento di struggente tenerezza, alla voce di Di Cioccio si sostituisce quella inconfondibile di Faber che canta La canzone di Marinella.

Un due tre… attaccano. E d’un tratto, senza preavviso, sei in un altro mondo, un mondo che hai già vissuto. Uguale uguale. Quando in macchina mettevi quella cassetta lì. Quella che a volte cantavi, a volte preferivi ascoltare in silenzio. Quella che aveva fatto gridare allo scandalo i puristi del Faber acustico. Quella che univa la poesia al rock.

Proprio lì ti porta subito, dalle prime note, il concerto della Pfm, il concerto che torna sul luogo del delitto di 40 anni orsono, quando nacque il tour  dello strano binomio Fabrizio De Andrè – Premiata Forneria Marconi. Seguito da “quel” disco (anzi due): il live stravenduto.

pfm de andrè bergamo (foto Stefanino Benni)

“Eravamo, allora, noi a Nuoro, Fabrizio all’Amiata. Non ci incontravamo da 8 anni, da quando avevamo collaborato per i suoni della Buona Novella – racconta Franz di Cioccio, l’anima di questa iniziativa, portato a Bergamo da Molte fedi sotto lo stesso cielo e dal patron Daniele Rocchetti -. Lui è venuto a vederci, accompagnato da un pastore che gli ha dato un passaggio. Bella, bella serata. Poi ci ha invitati a pranzo nella sua tenuta. Ormai si era ritirato lì, faceva l’agricoltore, non voleva più parlar di musica. Mi venne lo stesso l’idea di proporgli un sodalizio. ‘No no no’ rispose. Chiamò qualche amico e chiese un parere: tutti lo sconsigliarono. A quel punto… accettò: non era lui quello che andava sempre in direzione ostinata e contraria?”.

Così nacquero le versioni ritmate, con nuova andatura e rinnovati accenti, di Bocca di Rosa, della Guerra di Piero, Andrea, Un giudice, Rimini, Giugno ‘73: tutte riproposte praticamente identiche venerdì sera al Creberg Teatro gremito e, diciamolo, rapito. Rapito da una band “corposa”: con Lucio Fabbri al violino e Patrick Djivas al basso, e poi due chitarre, la batteria, tre tastiere: nove sul palco, che diventano dieci quando, in un momento di struggente tenerezza, alla voce di Di Cioccio si sostituisce quella inconfondibile di Faber che canta La canzone di Marinella.

pfm de andrè bergamo (foto Stefanino Benni)

Perché il concerto è diviso in tre quadri: il primo decisamente Pfm play De Andrè, il secondo con l’omaggio che il gruppo gli fece nel 2010 proponendo La buona novella riarrangiata in chiave rock (intensa e mai banale soprattutto nell’Infanzia di Maria e nel Testamento di Tito), e l’ultimo, con l’emozione della voce del genovese, come se fosse ancora tra noi, e l’altalena di sensazioni quando si passa dalla frenetica Zirichiltaggia in sardo alla eterea Amico fragile.

Intanto in sala è un crescendo di partecipazione che si trasforma in un tripudio coi bis: il trascinante Pescatore e l’immortale hit della Forneria Celebration. Perfino il sindaco Giorgio Gori (grande appassionato di Faber) si alza in piedi, si muove a ritmo con le mani alzate, come tutto il pubblico tra cui (è bello sottolinearlo) tanti ragazzi. Sì… è fe-sta!

gori parodi pfm de andrè (foto stefanino benni)

(Le immagini sono di Stefanino Benni)

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