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Il libero arbitrio nei videogiochi: le azioni guidate dal desiderio

Undertale, il gioco in cui per vincere, devi imparare a vivere, non c’è una vera e propria fine “morale”, il gioco si può finire uccidendo tutti o risparmiandone altrettanti

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L’uomo si è fatto carico di un dono, un grande flagello, il libero arbitrio, sta a noi decidere cosa fare in questo mondo, e il medium non è il fine ma un mezzo.

Undertale, il gioco in cui per vincere, devi imparare a vivere, non c’è una vera e propria fine “morale”, il gioco si può finire uccidendo tutti o risparmiandone altrettanti, il concetto di vincitore e di vinto diventa vacuo e qui si smonta tutto il concetto e luogo comune del “gioco” e “premio”, il medium in questa istanza diventa etereo, siamo noi il nostro essere e il nostro medium, il gioco è soltanto un astratto.

In particolare viene dato tanto peso alla questione della violenza, che sia consapevole, inconsapevole, subita o generata, in Undertale il videogiocatore sarà totalmente immerso in un ecosistema che tutto sembra fuorché normale, le scelte morali che il videogiocatore è costretto a compiere, faranno mutare profondamente l’andamento dell’intero gioco, che si rivelerà al giocatore più crudele di quanto sembri, punendolo anche con scelte stilistiche da oscar che variano da un semplice messaggio a scherno ad elaborati stratagemmi di comunicazione.

Esiste un ponte tra la razionalità e l’irrazionalità, deve esserci la consapevolezza però, che le nostre azioni sono sempre governate dal “desiderio”. Il problema sta nel fatto che il desiderio entra in conflitto con altri desideri, e l’intenzione o “ragione” è ciò che conduce alla rinuncia di uno o più desideri che si sovrappongono.

L’intenzione è governata, secondo la teleologia aristotelica (telos) da uno scopo, è ciò che ci fa decidere, ad esempio, se uccidere o non uccidere, per fare ciò la ragione si serve della “distanza”,
bisogna distanziarsi, osservare tutto da una prospettiva più alta, criticare il mare di desideri e sceglierne uno, ma per emergere dall’oceano, bisogna avere la forza di risalire, riuscendo a vincere la
pressione che l’oceano esercita su noi stessi.

Non è di certo un’operazione di facile risoluzione, spesso l’uomo è bisognoso di aiuto concreto, leggere opere letterarie, guardare ed analizzare film e “giocare” a videogiochi (di pregevole fattura)
può palesarsi in aiuto concreto, quasi inconsapevole, in quanto osservando la nostra esistenza da diverse prospettive, e introiettando le scelte morali “videoludiche” spesso al limite del paradosso, si allena la ragione a ottenere risposte anche in situazioni di notevole pressione psicologica.

Al termine di questa riflessione, un’accusa che potrebbe sorgere è quella nella quale si considera il medium del videogioco violento e senza senso. La risposta vi attende nel prossimo articolo.

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