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Il disagio giovanile, la scuola e i genitori nell’età del nichilismo

“I giovani stanno male, lo sappiamo e lo vedete!” ha drammaticamente esordito il professor Galimberti alla conferenza tenutasi al Teatro Nuovo di Treviglio.

“I giovani stanno male, lo sappiamo e lo vedete!” ha drammaticamente esordito il professor Umberto Galimberti alla conferenza tenutasi al Teatro Nuovo di Treviglio. L’incontro, inserito in un progetto contro il bullismo finanziato da Regione Lombardia, ha visto coinvolto in prima linea l’Istituto comprensivo Tommaso Grossi della cittadina.

“La mia adolescenza è stata tranquilla, era facile diventare grandi: la famiglia e la società davano messaggi di sacrificio e dovere” ha specificato il sociologo, soffermandosi sulla sofferenza culturale che affligge invece il mondo odierno in cui “il futuro non è più una promessa.”

Il problema evidenziato è che ai ragazzi mancano uno scopo e un perché, più che la semplice svalutazione dei valori che in realtà è un cambiamento necessario. La radice del male, secondo Galimberti, è dunque più profonda: “Guardando avanti non vedono nulla perciò, troppo spesso, i giovani bevono, si drogano, vivono di notte e dormono fino a mezzogiorno non per il piacere che possono dare l’alcol e la droga, ma perché li considerano un’anestesia dal fatto che nessuno li chiama per nome.”

Pur difendendosi dalle accuse di nichilismo, il filosofo monzese descrive la drammatica concretezza dell’epoca nichilista che ha la sua origine nascosta nel cristianesimo, la religione che ha immesso una componente ottimistica nella cultura occidentale. “Ma perché a un certo punto è collassato il caposaldo del futuro che è la salvezza? Perché è finita la speranza nel futuro? – chiede retoricamente il relatore – Perché Dio è morto, come diceva Nietzsche, ed è morto perché è esistito un tempo in cui era vivo, in cui era necessario per capire tutto, mentre nel mondo di oggi il denaro è diventato il generatore simbolico di ogni valore. E la conseguenza? – si ridomanda Galimberti – Lo scenario di redenzione inevitabilmente collassa!”

Per spiegare le sue riflessioni, il professore descrive la vita dei ragazzi che, “nei primi sei anni di vita, formano definitivamente le proprie mappe cognitive ed emotive lontani dai loro genitori che non hanno tempo per loro e questa consapevolezza causa una ferita alla loro identità.”

I genitori perciò, dalle parole dello studioso, sono da considerarsi un vero e proprio “fallimento”: incapaci di educare, lasciano crescere i bambini in un mondo di cui non hanno un codice interpretativo o addirittura hanno la prudenza di non procreare, portando di conseguenza al collasso della società. La crescita dei bambini continua nella scuola dell’obbligo, in particolare le elementari sono considerate da Galimberti come “l’unica scuola in cui si può fare qualcosa di educativo”, ma anche a questo livello risulta incisivo il ruolo dei genitori: “Può darsi che la maestra non sia eccellente, ma se ne parlate male davanti ai bambini fate un danno emotivo pazzesco, solo per la futile vana gloria di dimostrarvi più intelligenti della maestra!”

L’istruzione prosegue alle scuole medie definite “un disastro”; poi alle scuole superiori che, quando riescono, provano a istruire, ma non educano mai –“che significa portare dal livello pulsionale a quello emotivo e poi al sentimento”- sia per ragioni oggettive tra cui la numerosità degli alunni in ogni classe, sia per motivi soggettivi tra cui la vocazione degli stessi professori verso il proprio lavoro.

L’analisi in negativo dell’organizzazione scolastica continua: “Il massimo della potenza ideativa sia ha tra i 15 ed i 30 anni: Alessandro Magno ha conquistato metà Asia a 27 anni, Leopardi ha scritto l’Infinito a 21 anni, a 24 anni Einstein ha scoperto la sua teoria, così come chi ha creato Facebook… E noi cosa gli facciamo fare? Li parcheggiamo all’università perché almeno hanno uno stato sociale!”

“Non abbiate più speranza nella scuola!” conclude con rammarico lo psicoanalista Galimberti che nel corso dell’incontro ha descritto una società per la quale può solo limitarsi a descrivere la condizione perché non riesce a trovarvi un rimedio.

“I giovani sono nichilisti attivi perché non negano di essere in un’epoca nichilista, ma nonostante questo ci provano e per farlo sono costretti a erodere la ricchezza dei padri, ma per i loro figli sarà ancora più dura perché la ricchezza sarà ormai finita, erosa. I ragazzi perciò devono sognare perché se uno sogna qualcosa è animato ed è spinto a provarci, quindi lasciateli sognare, poi saranno loro stessi a fare un’operazione realistica.”

 

(L’immagine è di Nathan Dumlao by Unsplash)

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