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Giornata della Prematurità, l’Ospedale Bolognini apre le porte agli studenti orobici

“Lo scopo di questa giornata è quello di celebrare la rinascita, ma anche di far comprendere a tutti questo mondo che non interessa soltanto chi lo vive, ma la società a 360 gradi" spiega Cristina Bellan, primario del reparto

La vita è un dono troppo prezioso per non esser protetto sin da subito. Tanto luminoso, quanto fragile, questo regalo deve esser preservato con affetto e pazienza, la stessa che ogni giorno i medici del reparto di neonatologia – TIN dell’Ospedale Bolognini di Seriate offrono ai loro piccoli pazienti.

In occasione della Giornata Mondiale della Prematurità, il nosocomio orobico ha deciso di aprire le proprie porte agli alunni di alcune scuole superiori per far conoscere un fenomeno che ogni anno colpisce un bambino su 10.

“Lo scopo di questa giornata è quello di celebrare la rinascita, ma anche di far comprendere a tutti questo mondo che non interessa soltanto chi lo vive, ma la società a trecentosessanta gradi – spiega Cristina Bellan, primario del reparto -. Attraverso questa iniziativa vogliamo innanzitutto mostrare agli studenti quali sono le figure professionali che lavorano in questo settore e, partendo da qui, indirizzare coloro che al termine degli studi volessero seguire questa strada. Oltre a ciò intendiamo trasmettere ai più giovani i comportamenti da seguire affinché si possa ridurre il rischio di un parto prematuro”.

A sostenere i sanitari durante il loro operato non è soltanto la passione per il proprio lavoro, ma anche la forza trasmessa dai “piccoli guerrieri” che, spinti dalla voglia di vivere, lottano per vincere la loro battaglia. “È un mondo pieno di emozioni il nostro, negative come la paura o l’angoscia, ma anche positive come quelle viviamo quando un neonato ce la fa e noi sappiamo di aver fatto il massimo per metterlo in buone condizioni – aggiunge Bellan -. Questi bambini sono il nostro futuro per cui è fondamentale il lavoro che noi operatori svolgiamo, aggiornandoci e mantenendoci al passo con le varie novità. Soltanto così potremo garantire loro la possibilità di diventare adulti nel migliore dei modi”.

Fra gli aspetti che hanno colpito maggiormente i ragazzi durante gli incontri programmati dalla struttura ospedaliera sono state le testimonianze dei genitori, storie cariche di sofferenza, ma anche di amore e speranza. “Entrare in un reparto di terapia intensiva neonatale non è un’esperienza semplice in quanto caratterizzata da momenti difficili e duri, tant’è che a distanza di tre anni faccio ancora fatica a parlarne – racconta Sara Baronchelli, mamma di Stella Ferrari -. Nonostante le difficoltà incontrate, Stella mi ha consentito di crescere e di comprendere molte cose, dall’importanza dei piccoli traguardi raggiunti al sostegno offerto dalle persone vicine a noi”.

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