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Luca Bombassei: “Ho vissuto la marea a Venezia, la disperazione e la dignità”

L'architetto di Bergamo ha anche rilanciato un appello per raccogliere fondi e aiutare un'edicola storica che il mare mercoledì si è inghiottito: "Proprio perché le persone che vivono la quotidianità possano poter continuare a comprare i giornali"

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Luca Bombassei, architetto, era a Venezia nei giorni dell’eccezionale acqua alta che ha invaso la città lagunare. “È una città che amo in modo particolare anche perché i nonni Bombassei erano veneziani. Trascorro alcuni periodi dell’anno a Venezia, dove la mia famiglia ha casa”.

Si aspettava questa ondata eccezionale?

L’acqua alta è un fenomeno meteorologico che avviene regolarmente a Venezia e in passato ne ha creato addirittura i presupposti per rendere la laguna più vivibile permettendone il ricambio delle acque. A novembre soprattutto l’acqua alta è la normalità, ma capita anche in primavera, quando si combinano i venti di scirocco da sud lungo tutta la lunghezza dell’Adriatico che impediscono il regolare deflusso delle acque. Certo è che le proporzioni e le quantità eccezionali si sono incredibilmente ridimensionate all’estremo negli ultimi anni. Il Centro maree segnala con giorni di anticipo gli orari di picco nel corso della giornata. C’è persino un’App del Comune che informa sui suddetti orari di picco, oltre alla consueta – e spaventosa – sirena, che suona in tutta la città e avvisa, con differenti suoni e con ore di anticipo, quanto sarà alta la marea, in modo da dare ai veneziani il tempo di mettere in salvo i propri beni. I veneziani ne sono consapevoli e nelle notti scorse l’App segnalava 145 centimetri, poi 150. Sono livelli che fanno paura, perché l’allerta scatta già quando si superano i 125 centimetri; l’altra sera man mano che i minuti passavano, il picco indicato dall’App continuava a salire (arrivando poi fino a 190cm.), le sirene continuavano a suonare senza interruzione e questo ha colto alla sprovvista e spaventato tutti.

Dove si trovava martedì sera?

Stavo passeggiando per le calli dopo cena quando ho ricevuto l’allerta dell’App, poi quando il suono delle sirene si faceva più frequente e intenso, i miei stivali di gomma al ginocchio non bastavano più per il livello dell’acqua che saliva sono tornato a casa. Fino a quel momento mi stavo godendo Venezia in tutta la sua tragica bellezza di città allagata, raddoppiata grazie al riflesso nell’acqua, ma allo stesso tempo percependo i momenti di sofferenza e paura che sarebbero venuti. Le sirene diventano un po’ la tragica colonna sonora di questo dramma e dentro ogni veneziano fanno salire un senso di disperazione e di impotenza. La poesia della bellezza che si specchia nell’acqua cede il passo allo sconforto, martedì sera alla disperazione: vedi i negozi che mettono al riparo la loro attività per quanto possibile, i ristoratori che chiudono mentre all’esterno iniziano a galleggiare sedie e tavoli, le passerelle che perdono la loro funzione diventando delle chiatte alla deriva, percepisci camminando nelle calli che c’è la disperazione delle persone che abitano al piano terra delle abitazioni.

Anche se i veneziani si sono attrezzati in questi anni?

Vorrei precisare che Venezia non è tutta allo stesso livello, ci sono zone che vanno sott’acqua già quando la marea sale a 100 centimetri sul medio mare, tipo Piazza San Marco che è a 80 centimetri sopra il livello del mare, e altre che in teoria non si bagnano mai, quindi ogni veneziano è consapevole di dove abita e di quali conseguenze il picco di marea avrà sulla propria casa, l’attività commerciale, il magazzino, quindi anche le precauzioni che vengono prese tengono conto della zona in cui ti trovi. Nei punti più delicati si sono premuniti di paratie che mettono alle porte per non far entrare l’acqua, ma che riescono a proteggere fino ad un’altezza di 140-150 centimetri. Con queste maree eccezionali non si può far nulla e si subisce l’allagamento di qualsiasi cosa sia a piano terra. Non si deve dimenticare che i nuovi sistemi tecnici adottati e resi obbligatori per le nuove ristrutturazioni – come le “vasche d’acqua” – preservano dal fare entrare l’acqua, ma quando questa supera un certo livello e scolma le paratie paradossalmente non la fanno poi più defluire, quindi si deve attendere che la marea scenda, aprire le paratie e lasciare scorrere l’acqua salmastra della laguna che spesso si porta via i pezzi di vita quotidiana. È qui che si vive la disperazione di chi abita al piano terra, di chi ha un negozio, un’attività. Mercoledì mattina ho visto una galleria d’arte gettare cumuli di libri d’arte ormai rovinati dall’acqua, per non parlare di musei o istituzioni.

Con quale spirito i veneziani hanno affrontato questa calamità?

Con grande dignità, con una forza d’animo esemplari. Ho assistito a una solidarietà tra negozianti, tra gli abitanti che si passavano spazzettoni o le canne dell’acqua per pulire la melma che ha invaso calli, case e botteghe e squadre di volontari (principalmente giovani) ad aiutare chi era in difficoltà.

Lei ha anche rilanciato un appello per raccogliere fondi e aiutare un’edicola storica che il mare si è inghiottito.

Sono nel consiglio di Venice International Foundation, un’associazione che attraverso la raccolta fondi di privati si occupa di salvaguardare e recuperare i beni artistici di Venezia, in passato Venice Foundation (www.venicefoundation.org) ha restaurato per esempio le tessere dei mosaici della Basilica di San Marco corrose appunto dalla salsedine delle maree. Credo sia fondamentale però aiutare anche le “cose” che rendono una città vivibile alle persone che vivono e lavorano a Venezia e la rendono per questo una città non riflessa sul suo glorioso passato, ma una città viva e abitata. Proprio perché le persone che vivono la quotidianità possano poter continuare a comprare i giornali in questa occasione personalmente ho sostenuto questa raccolta fondi e ho rilanciato l’appello per salvare un’edicola storica trasportata dalla marea nel canale della Giudecca, che non si era trasformata nell’ennesima bottega di maschere e gadget, coi giornali quasi introvabili.

Come vede il futuro?

Fra pochi giorni i cittadini di Venezia sono chiamati a un referendum per decidere se dividere amministrativamente in due parti la città, quella lagunare dalla terra ferma. Io sono favorevole che questo avvenga, perché l’isola di Venezia necessita di un’attenzione e una cura che non sono paragonabili a nessuna altra città. Me lo auguro per il bene e il futuro di Venezia patrimonio di tutto il mondo.

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