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Vi accompagniamo dentro un’altra multiforme anima di Bergamo: Longuelo

Longuelo è un posto strano, eccentrico

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Percorrendo fino in fondo la bellissima ciclopedonale che costeggia, sul versante brembano, i nostri colli, dopo la Madonna del Bosco, si sbuca, con improvviso stupore, nella Val d’Astino, ricca di suggestioni medievali: dal castello dell’Allegrezza, che di allegro ha solo i cespugli che lo ricoprono, e che fu dei Suardi, al grande complesso del monastero. Il monastero di Astino, costruito dai Vallombrosani, imperante il quinto Enrico, ultimo della casa di Franconia e sotto il pastorale di Papa Pasquale II, è di molto mutato nel tempo, per rifacimenti e incurie: fino a pochi anni fa era un semirudere, a monumentale dimostrazione dell’abbandono di tanti luoghi splendidi; oggi pare rinato a nuova vita, sia pure un filo troppo sofisticata per i miei gusti, con tante belle iniziative che vi attirano frotte di visitatori, indigeni e allogeni.

Ecco, di qui partiamo per visitare un altro quartiere di Bergamo dalle molte anime: quello di Longuelo.

Longuelo è un posto strano, eccentrico: la Briantea gli ha tolto il ruolo di passaggio di uomini e merci verso Lecco, Como e l’Engadina e la via della seta (Broseta, appunto) oggi è percorsa da scarse automobili, perloppiù di residenti. Questo, indubbiamente, ha giovato alla vivibilità del sito, ma gli ha anche dato una certa patina di decadenza, che si avverte a pelle. Noi ci arriviamo proprio da Astino, costeggiando la “Pigrizia” e sbucandovi dall’arco di via del Celtro, che dà sulla vecchia via Longuelo, un tempo centro nevralgico della piccola località, all’incrocio fra la Strada Vecchia, proveniente dall’altro minuscolo borgo di San Matteo e via San Martino della Pigrizia.

LONGUELO

Qui sorge la vecchia chiesa parrocchiale, ora soppiantata da quella moderna, opera di Pino Pizzigoni, della prima metà degli anni Sessanta: ma tutta la vecchia Longuelo è ricca di testimonianze medievali, un po’ nascoste, che un occhio allenato può ben riconoscere, come la Stongarda o le numerose torri, inglobate in cascine e edifici vari, come quella del Polaresco, a testimoniare un ruolo strategico importante di tutto la zona. E poi un convento, il brolo, un bel lavatoio secentesco e la bellissima cascina del Trecento, che, insieme a casa Leidi, conclude il non indifferente patrimonio storico del borghetto.

LONGUELO

Questa è la prima anima del quartiere: diciamo quella più nobilmente appartata, da visitare passeggiando pian pianino, partendo dal traffico di via Broseta, percorrendo la Strada Vecchia, con le sue villette un po’ svizzere, fino alla scuola elementare, dall’aspetto fortemente deamicisiano: lì si svolta di nuovo verso il mondo contemporaneo e ci si ritrova immersi nella seconda anima del quartiere, che è quella, che già conoscete, dell’edilizia popolare, dei ‘piani casa’ e degli anni del boom. Di questo diremo e d’altro, passeggiando per le strade del nuovo Longuelo: qui anche l’odonomastica muta radicalmente, passando da strade dai suggestivi nomi medievali a strade dai nomi moderni e modernissimi, a partire dai musicisti, cui molte vie del quartiere più recente sono dedicate.

LONGUELO

Ma vi anticipo che il variegato Longuelo non esaurisce qui le sue molte vite: in poche centinaia di metri, si passa dal popolare al borghese e dal borghese al nobile abbiente. Un po’ come la città, in questo suo angolo occidentale, passa dalle risorgive e dai fossi alla collina, arrampicandosi verso Città Alta e i suoi meravigliosi colli.

Bergamo, da qualunque lato la si guardi, è fonte d’infinita meraviglia. Alla prossima.

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