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Giovannini: “Crisi climatica e migrazioni di massa: ma il mondo si può salvare” fotogallery

Per l'ex ministro Enrico Giovannini, intervenuto all'assemblea di Confindustria Bergamo "è possibile fare dell’Italia, dell’Europa e del mondo un wonderful world”

Nel suo intervento il co-fondatore e portavoce dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, Enrico Giovannini, si concentra soprattutto sulla nozione di futuro. Anzi, di “futuri” visto che – dice – chi ne parla oggi ha in mente varie alternative.

L’obiettivo che si pone con il suo discorso è di stimolare la platea di industriali presenti al Creberg Teatro, invitandolo a scegliere a quale idea di futuro intenda contribuire.
“Dobbiamo partire dalla consapevolezza che le persone sono spaventate. Soprattutto in Occidente, perché il mito della crescita continua si è infranto su errori reali”. Inizia così il suo intervento, ponendo cioè al centro le problematiche reali e concrete dei cittadini, come prima di lui aveva già fatto il sindaco di Bergamo Giorgio Gori.

Assemblea Generale_Giovannini

Al centro di questo quadro ci sono questioni d’emergenza come crisi idrica e migrazioni di massa, ma soprattutto, evidentemente, il cambiamento climatico, con le gravi conseguenze che esso può riversare sull’economia. Conseguenze gravi a tal punto da portare Ignazio Visco (Governatore della Banca d’Italia), che cita, a definire la crisi climatica “il più grave fallimento dell’economia mondiale”.
Giovannini esorta alla necessità di salvare il pianeta da una crescita economica insufficiente, come confermano i dati OCSE. E poi bisogna intervenire sul tema della trasformazione digitale e delle disuguaglianze sociali “destinate a crescere”.

Giovannini ritiene che l’atteggiamento nei confronti di tali tematiche sia caratterizzato soprattutto da due visioni. Da una parte una visione “distopica” per la quale “siamo vicini al collasso e ci compriamo un biglietto per le stazioni orbitali che secondo Elon Musk dovrebbero ospitare i ricchi quando la Terra non sarà più vivibile”, dall’altra una di tipo “retrotopica” come quella di Baumann, che invocherebbe un illusorio ritorno al passato, ad una “stagione dell’oro che dell’oro non è mai stata”.
E poi, però, ci sarebbe un’altra prospettiva, secondo l’economista, attraverso cui bisognerebbe considerare il complesso quadro globale che si sta configurando, ovvero quella di “credere in un’utopia, ma un’utopia sostenibile”. Per rimarcare questa idea cita Oscar Wilde, che a sua volta asseriva: “una mappa del mondo che non include Utòpia non è degna di essere guardata”.

In questo senso si colloca l’Agenda 2030, intesa come piano per salvare le sorti del nostro pianeta. Ma sottolinea che non si tratta solo “di una questione ambientale. La grande sfida è riconoscere che lo sviluppo sostenibile richiede una visione integrata della società. Il modo in cui organizziamo la produzione impatta la produzione stessa, e il modo in cui produciamo e consumiamo genera scarti”.

Tuttavia, un sondaggio evidenzierebbe una “contraddizione drammatica” a suo dire: tra gli obiettivi indicati come primari nella risoluzione dello stato di criticità in cui versa la Terra, gli italiani hanno posto il cambiamento climatico, ma solo al penultimo posto l’innovazione tecnologica. E per l’ex Ministro del Lavoro “è un problema, perché le persone credono si possano risolvere questi problemi senza innovazione”.
E siamo ben lungi, a suo giudizio, dal poter considerare l’Italia “su un sentiero di sviluppo sostenibile. Sono 10 anni che non facciamo una legge sul consumo di suolo, ad esempio”, e nemmeno l’Europa, “anche se siamo il continente più sostenibile”.

Giovannini illustra un sondaggio eloquente a riguardo. Con esso si è domandato alle imprese con più di 50 addetti quali mosse attuino per la sostenibilità.

L’80% ha risposto di impegnarsi nella raccolta differenziata e nell’evitare lo spreco d’acqua e dei consumi: “sembriamo noi a casa quando chiudiamo i rubinetti mentre ci laviamo i denti” commenta con un velo di sarcasmo l’economista. Solo un 20% praticherebbe allora vera economia circolare, che è invece “lo spazio di innovazione”. E questo perché – spiega – “le grandi imprese che hanno investito in sostenibilità hanno avuto il 15% di produttività in più, quelle medie il 10%. E per un paese che non ha crescita questa è la prospettiva da seguire, la soluzione per sconfiggere la visione distopica e quella retrotopica”.
L’ex presidente Istat conclude infine con l’auspicio che tutti insieme si possa lavorare per fare dell’Italia, dell’Europa e del mondo quel “wonderful world” le cui note hanno preceduto il suo intervento all’Assemblea.

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