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Scongiurato il rischio recessione per l’industria a Bergamo, resta l’incertezza

L’industria bergamasca conferma in questa fase una dinamica più debole di quella regionale lombarda

Dopo la performance negativa del secondo trimestre, i mesi estivi evidenziano un miglioramento della produzione manifatturiera a Bergamo: le imprese industriali con almeno 10 addetti registrano ancora un livello produttivo inferiore rispetto a un anno fa, ma con una flessione di entità inferiore (è passata dal -2,4% al -0,8%). Rispetto ai tre mesi precedenti la variazione risulta leggermente positiva (+0,1%). Il progresso risulta più evidente per le imprese artigiane con almeno 3 addetti, che mettono a segno un incremento produttivo significativo sia su base annua sia rispetto al trimestre scorso (+1,7% in entrambi i casi).

Il dato del terzo trimestre ci consente anche di fare una prima valutazione sull’andamento dell’anno, anche se provvisoria: la variazione media dei primi tre trimestri del 2019 è pari al -1% per l’industria e al +1,1% per l’artigianato, in peggioramento per entrambi i comparti rispetto a quanto registrato l’anno precedente (rispettivamente +2,7% e +3,1%).

L’industria bergamasca conferma in questa fase una dinamica più debole di quella regionale: in Lombardia si registra infatti una variazione su base annua positiva (+0,9%) e un incremento congiunturale, cioè rispetto al trimestre scorso, più marcato (+1,1%). L’indice della produzione industriale evidenzia a Bergamo una fase di stabilizzazione (valore pari a 106,6 su base 2010) dopo la prima metà del 2019 caratterizzata da un andamento negativo, ma la ripresa di un chiaro sentiero di crescita, come quello mostrato nel biennio 2016-2017, non sembra ancora all’orizzonte.

A livello settoriale pesa la flessione evidenziata dalla meccanica, che registra il secondo segno negativo consecutivo dopo aver a lungo trainato l’industria bergamasca; contributi positivi provengono invece dalla chimica e dalla gomma-plastica.

Il fatturato mostra un calo su base annua (-0,7%) per la prima volta dopo quasi quattro anni, sebbene la variazione media dei primi tre trimestri rimanga positiva (+0,5%).

Anche dagli ordini giungono segnali poco incoraggianti, con variazioni su base annua negative e in peggioramento sia per gli ordini dal mercato interno (-2,4%) che per quelli esteri (-2,2%)

Le difficoltà sul fronte produttivo iniziano ad avere effetti anche sull’occupazione delle imprese industriali, che nel periodo 2015-2018 aveva mantenuto un andamento crescente: il saldo del numero di addetti tra inizio e fine trimestre risulta infatti leggermente negativo (-0,1%).

Nonostante il lieve miglioramento registrato dalla produzione, il quadro complessivo dell’industria a Bergamo continua quindi a essere caratterizzato da estrema incertezza, che si riflette nel
deterioramento delle aspettative degli imprenditori.

Un po’ meglio i risultati evidenziati dall’artigianato manifatturiero bergamasco, che sono allineati alla media regionale per quanto riguarda la variazione su base annua (+1,9% il dato lombardo), ma che rispetto ai tre mesi precedenti evidenziano un incremento più marcato (+0,9% la variazione regionale). Dopo due trimestri negativi torna a crescere l’indice della produzione artigiana, che si attesta a quota 102,9, raggiungendo nuovamente i livelli massimi di fine 2018; si conferma inoltre il divario positivo rispetto alla Lombardia (indice pari a 99,6). Il recupero rispetto alla battuta d’arresto del secondo trimestre si estende anche al fatturato, che cresce del 3% su base annua, e agli ordinativi, in aumento del +3,9% per quanto riguarda il mercato nazionale. Positivi anche i risultati occupazionali, con un saldo pari al +0,8% tra ingressi e uscite.

Nonostante il rasserenamento del quadro complessivo delineato dagli indicatori congiunturali, le aspettative degli imprenditori artigiani rimangono orientate al pessimismo, con saldi tra previsioni di aumento e diminuzione in calo per tutte le variabili.

Continuano a non risentire del rallentamento della manifattura le imprese bergamasche dei servizi, che nel terzo trimestre mettono a segno un nuovo risultato significativo (+2,7% il fatturato
su base annua); la media dei primi 9 mesi del 2019 è pari al +2,9%, in ulteriore accelerazione rispetto al 2018.

Anche le imprese attive nel commercio al dettaglio registrano una crescita del fatturato (+2,1%), rafforzando l’incremento già registrato nel trimestre scorso; la variazione media dei primi tre trimestri del 2019 risulta così positiva (+0,7%), in ripresa dopo la flessione dell’anno scorso.

IL PRESIDENTE DELLA CAMERA DI COMMERCIO

Commenta il presidente della Camera di commercio di Bergamo Paolo Malvestiti: “Sembra scongiurato, per il momento, il rischio di un avvitamento in una spirale recessiva, tuttavia permangono elementi di criticità legati soprattutto all’evoluzione del commercio internazionale. Gli effetti delle guerre tariffarie si fanno infatti sentire sempre più sui numeri della nostra economia. Sono ormai quasi due anni di stagnazione per l’economia italiana e non si intravedono ancora segnali di ripresa.”

IL SEGRETARIO GENERALE DELLA CISL BERGAMO

“La produzione industriale arranca e anche nell’ultima rilevazione registra un dato sostanzialmente negativo, anche se con un piccolo rimbalzo, che di fatto limita le perdite rispetto allo scorso anno – dichiara Francesco Corna, segretario della Cisl Bergamo -. È l’ennesima conferma di uno smottamento che, amplificato dalle contingenze di mercato, ha profonde ragioni strutturali. La prima e più importante è la mancanza di investimenti pubblici adeguati e l’assenza di una visione nuova di politica industriale. Il calo della produzione industriale orobica a settembre è un nuovo ulteriore indizio dell’incidenza del rallentamento della Germania e dell’Europa che sono gli sbocchi principali del nostro export, in particolare del settore della meccanica e dell’automotive. Le prospettive a breve termine sono incerte e richiederebbero politiche di investimento atte a sostenere una seria politica industriale e investimenti in infrastrutture. Le recenti iniziative territoriali, sostenute da tutti i rappresentanti politici locali e regionali, come la Teb2, il treno per Orio e le proposte di collegamento del sistema aeroportuale lombardo con un collegamento Bergamo e Milano vanno nella giusta direzione. Certo la confusione politica nazionale non aiuta. La vicenda Ilva è emblematica: decisioni contradditorie e strategie confuse che contrappongono produzione e ambiente non favoriscono di certo gli investimenti e la creazione di lavoro”.

(L’immagine di copertina è tratta da Unsplash ed è di Ahsan S.)

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