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Samuele, volontario al Galgario: “Lì scopri che c’è molto dietro le apparenze”

Qui chi non ha nulla può trovare qualcosa

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Il Galgario è un dormitorio maschile a Bergamo che offre ogni notte un posto letto a quelle persone a cui non è rimasto più nulla: persone prive di legami affettivi che non hanno nemmeno un tetto sotto cui vivere.

La struttura apre alle 20,30 e chiude alle 8 del mattino seguente. Accoglie circa 70 persone in estate (qualcuna in più nei mesi freddi ) ed è internamente gestita da volontari ed operatori che collaborano con la Caritas, il Comune, la Cooperativa “Il Pugno Aperto” e la Cooperativa “Ruah”.

Giorni fa ho parlato con Samuele, un operatore del Galgario, che raccontandomi la sua esperienza mi ha spiegato come lo stare a contatto con quelle persone gli abbia fatto capire davvero cosa significa non giudicare e guardare oltre alle apparenze: “Un operatore non è tenuto a sapere cosa fanno gli ospiti durante il giorno, o dove passano il loro tempo. Il Galgario è un dormitorio e il tuo compito inizia nel momento in cui si aprono i cancelli; fa niente se, per esempio arriva qualcuno che ha appena fatto a botte o un altro che ha passato la giornata a chiedere l’elemosina; in quel momento sono solo delle persone che hanno bisogno del tuo aiuto, nonostante tutto”.

Il Galgario ospita tante persone con storie sfortunate, tutti quegli individui apparentemente usciti da qualche canzone di Fabrizio De Andrè e che portano con loro la demonizzazione collettiva e la personificazione del fallimento.

Quando si parla di Galgario, si parla di marginalità, di quelli da cui i tuoi ti dicevano di stare lontano: il senzatetto sdraiato in stazione, il ragazzo che ti chiede l’elemosina al semaforo o l’ubriaco che gira in Porta Nuova. Nonostante ciò, però, ci sono persone che si prendono cura di loro e che spendono il proprio tempo per dargli una mano.

Samuele continua il suo racconto:” Una volta dovevo iniziare il turno, ero stanco e abbastanza scocciato per dei fatti miei, però avevo portato con me una chitarra e così ho iniziato a suonare. È stato incredibile vedere come un gesto così semplice, una chitarra e tre accordi della Canzone del sole, siano riusciti a cambiare totalmente l’atmosfera: alcuni ospiti mi seguivano, magari cantavano pure, ed io ero felice. Uscito da lì il mio umore era completamente diverso da quello con cui sono entrato, e mi sono accorto che al Galgario non ci vado solo per aiutare loro, ma anche per fare un favore a me stesso”.

Certamente è faticoso mettersi a contatto con realtà diverse dalle nostre, realtà più fragili e complesse dalle quali pensiamo sia preferibile e conveniente distaccarci, porre un muro per evitare un indesiderato “contagio” e guardare solo alle nostre problematiche quotidiane, però, come dimostra Samuele, a volte avvicinarsi a quel mondo, che tanto ci spaventa e toccare con mano certe criticità può davvero regalarci un po’ di vita in più, un valore aggiunto che nasce dalla semplicità nel prendersi cura dell’altro, incondizionatamente.

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