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“Guardo la medaglia che mi ha consegnato Putin e penso ai ponti che la cultura sa creare”

La professoressa Maria Chiara Pesenti (Università degli Studi di Bergamo) commenta la consegna della Medaglia di Pushkin, che ha ricevuto dal presidente Vladimir Putin

“Tutto è stato perfetto e mi sono sentita accolta”. Così la professoressa Maria Chiara Pesenti, docente del dipartimento di lingue, letterature e culture straniere all’Università degli Studi di Bergamo, commenta la consegna della Medaglia di Pushkin, il prestigioso riconoscimento culturale della Federazione Russa che ha ricevuto dal presidente Vladimir Putin.

Maria Chiara Pesenti

La cerimonia si è tenuta nella sala di San Giorgio, al Cremlino, alla presenza del Capo dello Stato, del Patriarca Kirill e di circa 150 ospiti. La professoressa Pesenti quest’anno è stata l’unica italiana a ottenere il premio, mentre al direttore generale dell’Enel, Francesco Starace, è stato conferito l’Order of Friendship. L’abbiamo intervistata.

Maria Chiara Pesenti

Come è andata?

Tutto è stato organizzato nei minimi particolari, dall’accoglienza alla cerimonia, tutto curato nel minimo dettaglio. Sono sempre contenta di andare in Russia: ci vado in media tre volte all’anno per motivi di studio e per incontri con i colleghi. La cerimonia è stata emozionante, sono onorata di aver ricevuto il premio soprattutto per la motivazione, cioè “il mio contributo al sostegno e alla diffusione della cultura russa all’estero”.

E come è Putin visto da vicino?

È autorevole e carismatico. Per tutta la cerimonia è stato attento e partecipe ai ringraziamenti pubblici di ciascuno, stringendo la mano ai premiati e prendendo parte al pranzo. Ho avuto la possibilità di vederlo anche in altre occasioni, come ad alcuni forum nazionali che si svolgono in Russia e al tradizionale appuntamento con la linea diretta sulla tv di Stato, in cui risponde alle domande dei cittadini, con grande disponibilità e autorevolezza. I russi hanno un grande senso di appartenenza e desiderano riconoscersi in un leader alla guida di una nazione forte.

Quando è nato il suo amore per la cultura russa?

L’ho coltivato sin da studentessa. Tutto è iniziato dalla curiosità per la letteratura russa, per la quale ho una grande passione. Inoltre il russo era la “lingua del futuro” per accedere a un mercato con notevoli prospettive. Considerando tutti questi aspetti, negli anni Settanta mi sono iscritta all’Università degli Studi di Bergamo.

Quindi ha frequentato lingue e letterature straniere

Si, la cattedra di russo era organizzata molto bene e sapeva intrattenere proficui rapporti con l’allora Unione Sovietica. È uno dei fiori all’occhiello del nostro ateneo, che ha sempre coltivato una spiccata vocazione all’internazionalizzazione. Già allora venivano intessute collaborazioni internazionali con l’Unione Sovietica e questo dimostra come la cultura riesca a costruire ponti. L’organizzazione del seminario estivo, con la partecipazione di docenti russi, e la possibilità di studiare per tre settimane a Mosca nel mese di gennaio, rappresentavano già allora un’importante tradizione della nostra università e la arricchiscono fornendo un prezioso valore aggiunto al corso di laurea.

E quando ha iniziato il suo percorso accademico?

Mi sono laureata nel 1978 e prima di conseguire la laurea ho lavorato a Mosca seguendo la preparazione scolastica dei figli di un addetto dell’ambasciata. Poi ho svolto il dottorato di ricerca all’università di Milano redigendo una tesi suggerita da Jurij Michajlovič Lotman, grande culturologo e storico dell’Università di Tartu, in Estonia. Sono diventata assistente incaricato supplente e ho proseguito il mio percorso accademico come docente di lingua e letteratura russa.

Cosa l’affascina della Russia?

La ricchezza e la varietà culturale. Nella Federazione russa vivono circa 140 gruppi etnici con un grande rispetto per ogni tradizione: nella differenza c’è unità. Hanno un grande orgoglio nazionale e un senso di cultura collettiva, non individualista. L’amore per le proprie radici si nota nelle opere artistiche che spesso riprendono valori anche della cultura orale, con una notevole capacità di rielaborazione.

E quali sono i suoi autori preferiti?

Amo i racconti di Anton Čechov e i libri di Leskov ma ci sono anche tante bellissime opere di letteratura antica. Generalmente l’interesse per il russo scaturisce dalla letteratura e per comprenderla è importante conoscere la cultura: per esempio, se si legge “I fratelli Karamazov” di Dostoevskij ma non si hanno informazioni sul contesto storico e culturale non se ne coglie appieno il significato. La letteratura e la cultura sono due ambiti strettamente legati e si rispecchiano nella lingua, che nel tempo muta ed evolve con nuove espressioni e contenuti. Occorre considerare, poi, l’arte e la musica, che sono un valore importante per la formazione di ogni studente. A Bergamo l’università offre un’ottima offerta formativa e sogno che si possa offrire sempre più spazio alla cultura russa.

Italia e Russia sono due Paesi diversi ma hanno delle affinità?

C’è un feeling speciale, come si nota nei rapporti che abbiamo costruito negli anni. Alla base di questo interesse c’è la bellezza artistica e culturale: per i russi l’Italia è uno scrigno, un tesoro che conserva la testimonianza di bellezze e valori della cultura antica.

Per concludere, cosa dicono i russi di Bergamo?

Ne sono entusiasti. In modo particolare, i russi apprezzano Donizetti, mentre i pietroburghesi Quarenghi: Bergamo piace molto e tanti turisti vengono per scoprirne le bellezze.

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