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Serena Bettoni: esempio per molti giovani che vogliono superare i "propri" confini - BergamoNews
L'intervista

Serena Bettoni: esempio per molti giovani che vogliono superare i “propri” confini

Originaria del lago di Endine, ora fa la ricercatrice a Malmöo in Svezia

Serena Bettoni è una giovane donna di 35 anni, originaria di acque lacustri, esattamente di Monasterolo del Castello, sul lago di Endine. Durante l’intervista avvenuta tramite Skype, ho avuto modo di saperne un po’ di più sulla sua esperienza… una vera e propria avventura!

Ciao Serena, racconta un po’ la tua esperienza.

Ormai sono tre anni che sono lontana da casa, lontana dalla mia famiglia, dai miei amici, lontana dalle abitudine italiane diciamo… Nel 2009 ho conseguito la laurea nella facoltà di Biotecnologie industriali all’Università Bicocca di Milano; successivamente, sono entrata all’Istituto “Mario Negri” di Milano, una delle poche fondazioni private in Italia senza finalità lucrative, tramite un concorso post laurea, rivolto ai laureati in materie scientifiche, ovvero Scuola della regione per Specialisti in ricerca farmacologica. Grazie a varie borse di studio ho lavorato in questo istituto questo Istituto per ben sette anni, fino al 2016, dove ho fatto la ricercatrice junior per tre anni, mentre, per quattro anni, come studentessa di dottorato internazionale, ho collaborato con l’Università Inglese, la Open University di Milton Keynes.

Che attività svolgevi durante queste esperienze?

Inizialmente effettuavo le mie ricerche presso la sede dell’istituto situata a Ranica. Ho lavorato con la Dottoressa Marina Noris nell’ambito delle malattie genetiche rare e, tra un’esperienza e l’altra, ho capito cosa volevo fare per davvero… il mio obiettivo è stato quello di cominciare una nuova vita “oltre il confine” italiano.

serena bettoni

Hai parlato di “obiettivo”, vuoi spiegarlo meglio?

Sì, il mio obiettivo “oltre il confine” è sempre stato un sogno che, grazie all’esperienza, alla mia voglia di fare, alle ore intense di studi e tanti sacrifici, sono riuscita a concretizzare. Il primo grande passo l’ho fatto a dicembre del 2016, dove ho deciso di “lanciarmi”, di tentare a fare domanda ad un’Azienda multinazionale svizzera, la “Novartis Pharma Ag”,specializzata nel settore farmaceutico. Ho voluto contattarla perché, già in precedenza, avevo collaborato con tale azienda quando ero all’Istituto “Mario Negri”.

Come è andata? Hai ricevuto subito risposta?

Direi bene, perché, come già detto prima, volevo vedere se c’era qualche opportunità e, dopo diversi colloqui, ricevetti la tanto attesa e sognata risposta: avrei potuto lavorare con l’Azienda per un anno. Non ho esitato un secondo e ho accettato subito la proposta!

Oltre a questa importante opportunità, cosa è successo?

Inizialmente mi trovavo a Basilea e, finita questa esperienza, capii subito che ciò che volevo davvero era fare ricerca di base e proseguire la mia attività lavorativa nell’ambito accademico. A quel punto, ho deciso di guardarmi in giro, per così dire, cercando una posizione postdoc, ma sempre fuori dall’Italia.

Di quale ambito ti occupi nello specifico?

Da parecchi anni lavoro e studio nell’ambito della ricerca dell’immunità innata; questa è la mia passione più grande e che mi sprona ad andare avanti.

Quali altre esperienze hai avuto modo di vivere?

Nel 2018, verso Marzo, mi sono trasferita a Malmöo, una bellissima città svedese, dove, tutt’oggi, vivo e lavoro.

Come è stato questo cambiamento e, direi, passo decisivo?

Non è stato per niente facile, perché, seppur cresciuta in Italia, paese per il quale porto profondo rispetto e amore, all’estero è tutt’altra cosa. Si è travolti da tanti cambiamenti a partire dalla lingua, dalla cucina, il modo di vestirsi o, semplicemente, lo stile di vita. Ovvio che, da un punto di vista lavorativo ed economico, qui è tutto diverso. Il bello del mio lavoro è che ho l’opportunità di conoscere persone provenienti da tutto il mondo, siamo un mix di culture che si uniscono e che credono davvero in ciò per cui stanno lavorando. Perciò, proprio da Marzo, lavoro nel gruppo della professoressa Anna Blom presso l’Università di Lund, una delle Università più antiche e prestigiose del Nord Europa, dove continuo ad occuparmi di ricerca immunologica, ma con un taglio più improntato nell’ambito delle infezioni batteriche, per il quale studio come i batteri sopravvivono nel nostro corpo e creano gravi malattie, con l’obiettivo di trovare una cura contro queste infezioni batteriche.

serena bettoni

Com’è sentirsi “internazionali”?

Il bello del mio lavoro è il fatto di ritrovarmi all’interno di un bellissimo gruppo, nonostante io sia l’unica italiana, poiché, oltre a me, ci sono due svedesi, due greci, sei polacchi, un’olandese, un turco, un inglese, una spagnola, un indiano, una tedesca e una francese. Inizialmente, non posso negarlo, è stato davvero faticoso riuscire a comunicare, infatti me la cavavo con la gestualità, perché non sapevo molto l’inglese, ma poi, siccome in laboratorio si parlava principalmente in inglese, col tempo ho iniziato a masticarlo più facilmente. Mi ricordo ancora le prime volte, quando tentavo di parlare, anche dicendo solo una parola e molti mi guardavano straniti dal mio accento, ma soprattutto, perché gesticolavo parecchio, cosa che, fuori dall’Italia, sembrerebbe piuttosto strana.

E con i colleghi? Hai un bel rapporto?

Con i colleghi mi trovo benissimo, mi trovo proprio in sintonia. È bello passare e condividere del tempo con loro anche al di fuori del contesto lavorativo. Non è facile avere la famiglia lontana kilometri e kilometri, non è facile abbandonare le proprie abitudini, cavarsela con le proprie gambe, ma, per come sono fatta, so che è giusto così. Io credo che nella vita bisogna sbattere tante volte la testa per capire davvero ciò che si vuole fare, anche sbagliando, ma mai col rimpianto di dire “Non ce l’avrei mai fatta!”. No, io sono dell’idea che, se si vuole davvero raggiungere un fine, oltre ad essere sé stessi, bisogna saper anche distinguere le situazioni e impegnarsi tutti i giorni, studiando, investendo il proprio tempo, facendo enormi sacrifici che, però, potrebbero portare realmente a grandi soddisfazioni. Mi ricordo perfettamente le ore che ho dedicato e che dedico allo studio e al lavoro. Ancor prima di vivere queste esperienze, ho sempre fatto da “gavetta” ma ne andavo fiera. Oggi lavoro e collaboro anche con ragazzi e ragazze che imparano un mestiere in questo settore e il loro ruolo conta moltissimo, anzi, è fondamentale. A differenza dell’Italia, qui ci sono più finanziamenti, dove apriamo i nostri “freezers” colmi di aspettative, oltre al materiale utile e necessario per la ricerca; al contrario il “tirocinante” italiano, nella maggior parte dei casi, è visto più come “un aiuto in più”, ma che non ha davvero un ruolo. Qui, invece, si investe tanto sui giovani.

serena bettoni

Quindi sei a favore dei giovani per quanto riguarda il mondo del lavoro, anche verso l’estero?

Assolutamente sì. Io credo nei giovani, credo nel loro potenziale, perché sono loro il futuro di domani. Anche io mi sono ritrovata nei panni della “tirocinante”, quindi capisco cosa voglia dire per un ragazzo o una ragazza non essere ascoltati o capiti. Da quando sono qui all’estero ho visto con i miei stessi occhi l’importanza che mi hanno dato sin dall’inizio, si sono fidati subito di me, mi hanno dato modo di poter dire la mia, di poter esporre le mie idee, anche con critiche e apprezzamenti, ma ho avuto la possibilità e la libertà di fare ciò che amavo davvero, per questo non mi sono mai tirata indietro. I giovani sono un motore importante, dove loro imparano qualcosa da quelli “più esperti”, quelli che hanno avuto più “esperienze in campo”, mentre noi adulti siamo un esempio per loro e penso che affiancarli, lavorando in sintonia, renda tutto più bello.

Un messaggio che vorresti lasciare ai nostri giovani lettori?

Cari ragazzi, mi manca molto l’Italia, specialmente la cucina; mi mancano le cene con la mia famiglia, il mio modo di vivere, ma posso assicurarvi che qui dove mi trovo tutto è meraviglioso. Ovvio, mi piacerebbe tornare in Italia per riabbracciare le persone che amo, ma dal punto di vista lavorativo, non credo che cambierei idea. Tentate, non abbiate paure. Impegnatevi sempre perché nulla è regalato: basta crederci.

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