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Pesenti (Ance): “Un patto triennale con i sindaci per lo sviluppo del territorio”

Tra il 2015 e il primo semestre 2019 gli enti locali sono il principale ente appaltante con 1.491 appalti su 2.003, pari al 74%. In termini di importo si attestano al 49%, con 269 milioni di euro di lavori messi in gara sui 545 totali

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Un piano triennale da sviluppare sul territorio, comune per comune. “Un patto forte di collaborazione tra le nostre imprese e le amministrazioni locali, in primis i sindaci che sono tra i principali protagonisti del mercato delle opere pubbliche”. Così la presidente di Ance Bergamo, Vanessa Pesenti, durante il convegno di venerdì 8 novembre che ha visto presente anche il ministro alle Infrastrutture, Paola De Micheli. Tra il 2015 e il primo semestre 2019 gli enti locali e le unioni di comuni sono risultati il principale ente appaltante con 1.491 appalti su 2.003, pari al 74%. Mentre in termini di importo si attestano al 49%, con 269 milioni di euro di lavori messi in gara sui 545 totali.

Un lungo discorso quello della presidente Pesenti: “Crediamo – ha detto – che nella Bergamasca sia iniziato un timido corso positivo per il mercato dell’edilizia e, soprattutto, per i lavori pubblici”.

I dati della ricerca Cresme evidenziano un incremento dei bandi messi a gara nel 2018, quando hanno toccato i 213 milioni di euro (erano 75 nel 2016) per 652 bandi (sono stati esattamente la metà, 331, nel 2016). Tuttavia, nei primi sei mesi di quest’anno i bandi per lavori si sono ridotti del 40% rispetto al primo semestre 2018.

“Il messaggio è chiaro – avverte Pesenti -: non possiamo abbassare la guardia. Siamo certi che politici e amministratori non ci faranno mancare il loro sostegno per recuperare questo calo e continuare sulla strada della crescita. Abbiamo bisogno di investire in nuove infrastrutture ma anche di manutenzione e messa in sicurezza dell’esistente”.

Il territorio bergamasco è al centro di un’area geografica tra le più sviluppate in Europa. “Nello specifico, il settore delle costruzioni, con oltre 2 miliardi di euro, genera il 7% del valore aggiunto complessivo provinciale (la media regionale è del 4,5%, quella nazionale del 4,8% ndr). Ma abbiamo bisogno di investimenti per interventi che non si possono più rinviare”.

Gli studi fatti in questi anni hanno aiutato a capire le potenzialità del territorio. “E di quali investimenti infrastrutturali ha bisogno”. Pesenti cita il nuovo collegamento autostradale tra Bergamo e Treviglio, la tramvia per la Valle Brembana che verrà cofinanziata dal Ministero, il collegamento con l’aeroporto di Orio al Serio, il raddoppio ferroviario tra Montello e Ponte San Pietro e il collegamento con Lecco. Oltre alla necessità dell’alta velocità tra Bergamo e Milano.

In prima fila, tra gli altri, il sindaco Gori e il presidente di Sacbo Sanga
Convegno Ance

Se i dati dell’analisi di Cresme confermano una ripresa della quantità di gare, per numero e valori, Ance ha passato al setaccio il ruolo delle imprese bergamasche. “L’analisi ha mostrato che il 66% delle gare sono state aggiudicate alle nostre imprese, per un totale di 232 milioni di euro, pari al 53,5%. Alle altre imprese lombarde è andato meno del 20% di gare e importi, mentre alle imprese provenienti da altre parti d’Italia sono state affidate il 14,4% delle gare, corrispondenti al 26,8% degli importi. Emerge così che le imprese della provincia di Bergamo si aggiudicano più gare ma di minore dimensione, per un importo medio di 359.000 euro, mentre le imprese che vengono da fuori regione puntano agli appalti di dimensione maggiore: mediamente gare da 1,3 milioni di euro”.

Agli investimenti che Ance definisce “necessari”, si affianca l’esigenza di intervenire  sulle procedure e sui meccanismi di spesa. E, sopratutto, mettere un freno alla burocrazia: “Un potere incontrollabile e ingestibile con cui dobbiamo fare i conti tutti i giorni” dice Vanessa Pesenti, che a nome dei costruttori bergamaschi chiede che una maggior consapevolezza sulla difficoltà di sopravvivere in un contesto con “investimenti non ancora sufficienti”, “troppi balzelli sull’attività d’impresa” e “margini di redditività inesistenti” sostenendo al contrario “la crescita generata da chi produce e lavora”.

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