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Fallimento Jd Service: 5 arresti grazie a Mecca, morto nello schianto del suo aereo

Il commercialista aveva segnalato alla procura la totale inattendibilità delle scritture contabili e la falsificazione dei bilanci

Voleva organizzare una cena all’Aeroclub di Orio al Serio di cui era vicepresidente per celebrare con Fiamme Gialle e magistrati la conclusione dell’operazione “Tribe”. Stefano Mecca, però, non ha potuto vedere i cinque arresti di venerdì perchè è morto a 51 anni sei giorni dopo lo schianto del suo Mooney Mk20 D-Eise, la mattina del 21 settembre, quando per cause ancora in fase di accertamento il piccolo aereo da turismo è finito prima addosso a un palo dell’illuminazione pubblica e poi contro il terrapieno dell’asse interurbano, prendendo fuoco. Tra le fiamme morì anche sua figlia Marzia, 15 anni.

Mecca, commercialista e curatore fallimentare di alto livello, si era accorto subito che qualcosa non andava nei conti della Jd Service, società di ristorazione e catering fallita il 30 agosto 2017. Aveva segnalato le anomalie alla procura di Bergamo, perchè quel dissesto era costato il posto di lavoro a 767 persone con famiglie da mantenere. Proprio per questo ci teneva particolarmente alla risoluzione di questo caso e nelle ultime settimane prima della morte non aveva in testa altro.

L’inchiesta era stata assegnata al magistrato Emanuele Marchisio, specializzato in reati finanziari. Tra il Pm e il pilota era da subito nato un rapporto di grande fiducia e collaborazione, con il commercialista di Gazzaniga che aveva collaborato a stretto contatto con gli uomini della Guardia di Finanza che hanno eseguito perquisizioni e accertamenti.

Proprio grazie alle soffiate di Mecca venerdì si è arrivati agli arresti di Luca Triberti, l’imprenditore 46enne che sarebbe a capo della truffa, il commercialista, consulente tributario Fabio Premi, 57 anni, originario di Erba. Risulta ricercato Giuseppe Monachello, 74 anni, di Canicattì, che non è ancora stato ancora rintracciato. E ai domiciliari sono finiti Natale Bacis, 64 anni, di Verdellino, commercialista e Davide Tinè, originario di Saronno, 37 anni.

Mecca aveva posto in luce la totale inattendibilità delle scritture contabili e la falsificazione dei bilanci al fine di mantenere l’accesso al credito bancario. Una persona esemplare e un commercialista insolito, l’hanno definito gli inquirenti che a lui si erano affezionati, tanto da partecipare il 2 ottobre al suo funerale e dedicargli, con un pizzico di commozione, la chiusura della complessa indagine.

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