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Ubi, banca sempre più solida: ma ai mercati non basta

Nel terzo trimestre del 2019 l'utile netto contabile è salito a 60,1 milioni di euro, rispetto agli 1,6 milioni contabilizzati nello stesso periodo dello scorso anno. il titolo dell'istituto ha subito una flessione del 4%, segno che i mercati si aspettavano di più.

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Il Consiglio di Amministrazione di Unione di Banche Italiane Spa (UBI Banca) ha approvato i risultati consolidati del Gruppo per i primi 9 mesi dell’esercizio 2019.

Una Banca sempre più solida, che riduce fortemente gli attivi non performanti crescendo al contempo il CET1 ratio e la redditività core. Sono stati significativamente ridotti i crediti deteriorati lordi (-2,2 miliardi vs settembre 2018 e -1,4 miliardi vs dicembre 2018, principalmente tramite gestione interna), e contemporaneamente il CET1 ratio è salito al 12,09% (senza includere DTA future né azioni di ottimizzazione) dall’11,42% nel settembre 2018 e dall’11,34% a dicembre 2018; l’andamento del margine d’interesse è stato difeso e compensato dalla forte evoluzione delle commissioni nette, trainate dalla raccolta indiretta; i costi confermano la costante discesa: la Banca risulta quindi più solida in tutte le componenti del proprio bilancio”.

I primi nove mesi dell’anno hanno fatto registrare un’evoluzione positiva delle tendenze operative.
Nei nove mesi, il risultato della gestione operativa è infatti cresciuto del 9,6% a 900,2 milioni (o dell’11,2% al netto dei contributi sistemici9), conseguenza sia del buon andamento dei proventi operativi (+1,4% a 2.689,4 milioni) che della continua riduzione dei costi (-2,3% a 1.789,2 milioni o -3,7% al netto dei contributi sistemici).

A livello di proventi operativi:
è stato protetto il margine d’interesse, che si è attestato a 1.313,1 milioni rispetto ai precedenti 1.349,2 (-2,7%), mediante l’attuazione della strategia di salvaguardia degli spread, che ha consentito di limitarne la flessione anno su anno.
Nell’ambito dell’aggregato: il margine derivante dall’attività di intermediazione creditizia con la clientela10 si è attestato a 1.194,5 milioni (influenzato da una componente una tantum di -7,4 milioni nel 2trim2019 e da -6,3 milioni relativi all’introduzione dell’IFRS16 nel 2019) rispetto ai 1.224,8 milioni del 2018.
Al netto delle componenti di cui sopra il contributo dell’attività di intermediazione con la clientela ha limitato la flessione a -16,6 milioni.
Per quanto riguarda la forbice clientela11, essa si è attestata a 175 punti base nei primi nove mesi dell’anno, rispetto ai 172 del periodo di raffronto, in parte quale conseguenza della strategia di salvaguardia degli spread che ha influito positivamente sul mark-up (+2 punti base) – a fronte di una riduzione dei volumi medi d’impiego -, e in parte in relazione a un minor costo medio del funding (-1 punto base).
il contributo delle attività finanziarie ha totalizzato 144,6 milioni, in crescita rispetto ai 125,8 dei primi 9 mesi del 2018, per effetto della leggera crescita dei volumi medi del portafoglio e della strategia di diversificazione degli investimenti.
il risultato dell’attività sull’interbancario è stato negativo per -26,2 milioni rispetto ai -1,5 milioni dei primi 9 mesi del 2018, con una variazione che riflette la maggior attività in pronti contro termine con controparti istituzionali ma anche il costo degli accresciuti depositi di liquidità mantenuti presso la BCE.

La crescita delle commissioni a 1.215,5 milioni (+27 milioni o +2,3% vs 9mesi2018) ha pressoché compensato l’evoluzione del margine d’interesse ed è stata conseguita in presenza di minori commissioni upfront e di performance, quindi con una maggiore qualità del risultato.

Nell’ambito dell’aggregato
Il contributo dei servizi legati all’attività in titoli è cresciuto del 2,6% a 673,5 milioni dai 656,7 del 2018, nonostante includa minori commissioni up front e di perfomance su prodotti gestiti e assicurativi per 14,1 milioni12. Al netto delle commissioni di performance e up front, il contributo caratteristico dei servizi legati all’attività in titoli sale a circa 513 milioni dai 482 del 2018 (+6,4%).

Le commissioni relative all’attività bancaria tradizionale sono state pari a 542 milioni, in crescita dell’1,9% rispetto al 2018, beneficiando anche del positivo risultato delle azioni di repricing.
L’insieme dei ricavi “core” (margine d’interesse + commissioni) si è attestato a 2.528,6 milioni, sostanzialmente in linea con i 2.537,6 del 2018.
È migliorato il risultato della finanza, che ha registrato un utile di 46,1 milioni, da raffrontarsi con un risultato modesto, pari a 1,4 milioni, nel 2018, quale sintesi degli andamenti seguenti. Il risultato da cessione/riacquisto di attività e passività finanziarie si è attestato a +17,1 milioni (-32,1 nei 9mesi2018). Il 2019 è stato impattato da circa -22 milioni legati a cessioni di sofferenze, compensati principalmente da utili da vendita di titoli di stato internazionali, mentre il 2018 includeva -74 milioni circa relativi a perdite da cessione delle tranches mezzanine e junior della cartolarizzazione di sofferenze ed ai costi collegati all’operazione.

Il risultato netto dell’attività di negoziazione ha totalizzato -10,2 milioni (+56,9 milioni nei primi nove mesi del 2018 in relazione all’attività in valute e cambi), il risultato netto dell’attività di copertura è pari a -13,6 milioni (-7,4 milioni nei primi nove mesi del 2018).

Il risultato netto delle attività/passività valutate al fair value è stato positivo per +52,8 milioni (-16,1 nei primi 9 mesi del 2018), e deriva essenzialmente da plusvalenze nette da valutazione di titoli di capitale tra cui NEXI per +22,3 milioni.

Gli oneri operativi sono ancora una volta scesi a 1.789,2 milioni rispetto ai 1.831,9 dei 9mesi2018, con una contrazione del 2,3% (-42,7 milioni) o del 3,7% (-64,9 milioni) al netto dei contributi sistemici (Fondo di Risoluzione e Fondo di Tutela dei Depositi).

Nel dettaglio, le spese per il personale sono scese del 4,1% a 1.072,2 milioni principalmente per effetto della riduzione di organico di 853 risorse rispetto a fine settembre 2018 – derivante anche dalle adesioni volontarie ai piani di esodo.
Si rammenta che nei risultati del primo trimestre dell’anno, sono stati contabilizzati oneri per 63,7 milioni lordi (42,6 netti), evidenziati separatamente tra gli “Oneri per piano di incentivi all’esodo” nel conto economico, al netto di imposte e terzi. L’uscita delle circa 300 risorse interessate dall’accordo è prevista completarsi entro fine anno.
Le altre spese amministrative, evidenziano una contrazione significativa (-7,2% o 42,9 milioni), attestandosi a 548,4 milioni rispetto ai 591,3 dei primi 9mesi2018 (che non includono gli effetti dell’IFRS16 introdotto nel 2019).
Il risultato 2019 è stato influenzato da due fattori: 1) maggiori contribuzioni sistemiche al Fondo Unico di Risoluzione e al Fondo di Tutela dei depositi (103,1 milioni rispetto agli 81 del 2018). L’applicazione dell’IFRS16 alle operazioni di leasing ha comportato la contestuale riduzione di circa 41,3 milioni soprattutto della voce “fitti passivi” e l’incremento per un importo sostanzialmente analogo (35,9 milioni) della voce “rettifiche di valore su attività materiali e immateriali”.
Al netto dei contributi sistemici e dell’effetto dell’IFRS16, le altre spese amministrative risultano in riduzione di circa 24 milioni.

Le rettifiche di valore su attività materiali e immateriali ammontano a 168,7 milioni: se si esclude nel 2019 l’aggravio di 35,9 milioni rispetto al 2018 conseguente l’introduzione dell’IFRS16 di cui sopra, le rettifiche di valore nette su attività materiali e immateriali risultano in leggero incremento per effetto di maggiori ammortamenti a fronte di investimenti IT.
Nei primi 9 mesi dell’anno sono state iscritte rettifiche di valore nette per deterioramento crediti verso la clientela per 530,3 milioni di euro, impattate principalmente dalla contabilizzazione nei primi 6 mesi dell’anno di 112,113 milioni in relazione alla vendita di posizioni leasing e factoring in sofferenza, che hanno favorito l’accelerazione dell’importante riduzione degli stock di crediti deteriorati. Il dato 2019 si raffronta con rettifiche nette pari a 389,3 milioni nel 2018, che beneficiavano del rilascio di rettifiche collettive per circa 63 milioni.

Il costo del credito, anche a seguito della diminuzione degli impieghi registrata nel corso dei primi 9 mesi dell’anno, si è attestato a 79 punti base annualizzati e, rettificato per escludere l’impatto delle cessioni di cui sopra, a 66 pb annualizzati.
Gli accantonamenti netti a fondi rischi e oneri, pari a 23,6 milioni (19,3 nel 2018), includono circa 13,3 milioni di euro di costi totali stimati in relazione a spese notarili e interventi edili, collegati alla cessione dell’intero pacchetto delle sofferenze leasing.
Infine, le imposte sul reddito dell’operatività corrente stimate per i primi nove mesi del 2019 sono risultate pari a 94,5 milioni di euro definendo un tax rate del 27,05%, rispetto ad imposte per 143,1 milioni al 30 settembre 2018 che avevano determinato un tax rate del 34,40%. Si rammenta che il tax rate del 2019 ha beneficiato nel secondo trimestre dalla rilevazione della rivalutazione di partecipazioni FVTPL in regime di “participation exemption” e del ri-allineamento dei valori fiscali ai maggiori valori contabili delle attività materiali e immateriali sorte in seguito alle operazioni di riorganizzazione aziendale avvenute nel 2017 e 2018 (incorporazione di 10 banche rete in UBI).

Grazie al significativo incremento del risultato della gestione operativa (+9,6%), nei primi 9 mesi dell’anno l’utile contabile si è attestato a 191,1 milioni e quello al netto delle poste non ricorrenti a 243,4 milioni, sostanzialmente allineato all’analogo periodo del 2018 (rispettivamente 210,5 e 260,6 milioni di euro) nonostante le maggiori rettifiche su crediti sostenute principalmente a fronte della cessione massiva di sofferenze leasing e di sofferenze factoring.

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