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“Eroina prima del parto per farsi coraggio”: quei neonati in crisi d’astinenza a Bergamo

All'ospedale Papa Giovanni 23 casi gravi negli ultimi dieci anni

Tremano, piangono, si agitano, hanno tachicardia, mostrano sudorazioni o pallori improvvisi. A dire il vero, sono solo alcuni dei sintomi che presentano i neonati con sindrome da crisi di astinenza. Segno che la dipendenza da droghe non offre tregua, nemmeno durante la gravidanza.

A Bergamo – chiariamolo subito – il fenomeno non ha i numeri allarmanti delle grandi città che in questi giorni hanno affollato le cronache dei quotidiani. Ha fatto scalpore la notizia dei 4 piccoli ricoverati al policlinico di Roma, come quella dei 6 neonati trovati positivi a Milano nelle ultime settimane.

“Città diverse, contesti diversi – osserva la dottoressa Giovanna Mangili, direttore del reparto di Patologia neonatale dell’ospedale Papa Giovanni di Bergamo, stupita dall’impatto mediatico di questi episodi -. In tutti gli ospedali italiani ci sono neonati positivi alle sostanze stupefacenti – commenta -. È un fenomeno che esiste e persiste da anni”.

Una drammatica realtà sommersa, della quale forse si parla poco. Circoscritta, ma presente anche a Bergamo. Nell’ultimo decennio sono 23 i casi arrivati al Papa Giovanni. Stiamo parlando soltanto di quelli più gravi, che richiedono un trattamento preciso. I più lievi – la maggior parte – possono anche sfuggire ai controlli.

Il picco più alto si è registrato nel 2009, con cinque casi. Poi tre nel 2015, due nel 2018, uno nel 2019. “La nostra esperienza riguarda soprattutto l’astinenza da eroina e metadone – spiega la dottoressa Mangili -. Non mancano casi di donne che hanno assunto queste sostanze in vista del parto per farsi coraggio”. Tossicodipendenti prossime all’avere un figlio che hanno fumato eroina, confessandolo poi ai medici.

Il personale sanitario del Papa Giovanni, in questo genere di situazioni, segue un protocollo specifico. “Utilizziamo la scala di Finnegan, una scala di parametri in base ai quali valutiamo l’opportunità di avviare un trattamento”, illustra la responsabile dell’ospedale. In pratica, osservano il paziente per cinque minuti, poi attribuiscono un punteggio per ognuno dei segni di astinenza da oppiacei.  “In alcuni casi – aggiunge – utilizziamo la morfina per far passare la crisi, in altri il metadone o le benzodiazepine. Dipende dall’entità della sindrome di astinenza”.

Di solito si manifesta dopo un po’. Quando il neonato non ha sintomi particolari, fondamentale per intercettare il problema diventa il ruolo delle ostetriche, che anche durante il parto colgono segnali nel comportamento dei genitori.

Una volta accertata la presenza di sostanze nel bambino, il passo successivo è segnalare il caso alle autorità. “Compito dell’ospedale è tutelare il neonato e quindi informare il Tribunale dei minori – conclude la dottoressa Mangili -. Dopodiché parte un’indagine che nei casi più estremi può portare alla sospensione della patria podestà, anche se si cerca sempre di fare il possibile per evitarlo”. Quando sussistono situazioni familiari estremamente difficili è l’ospedale stesso a fare da ‘tutor’, in attesa della decisione del giudice.

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