BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

Appalti pubblici a Bergamo: alle imprese orobiche di più, ma meno remunerativi

Con il nuovo incontro in programma venerdì 8 novembre, spiega la presidente Vanessa Pesenti "aggiungiamo un altro importante tassello al nuovo corso avviato da Ance Bergamo nel confronto con le Istituzioni locali che dedichiamo alle opere pubbliche e alle infrastrutture, affrontando di conseguenza anche il Codice dei contratti pubblici come modificato dal decreto Sblocca cantieri".

Lo scorso anno in occasione del 70° di Ance Bergamo con uno studio dedicato a Bergamo e ai suoi territori, erano stati offerti spunti di riflessione per cogliere le opportunità che il territorio è in grado di generare in termini di investimenti, crescita economica e sviluppo sociale.

Con il nuovo incontro in programma venerdì 8 novembre, spiega la presidente Vanessa Pesenti “aggiungiamo un altro importante tassello al nuovo corso avviato da Ance Bergamo nel confronto con le Istituzioni locali che dedichiamo alle opere pubbliche e alle infrastrutture, affrontando di conseguenza anche il Codice dei contratti pubblici come modificato dal decreto Sblocca cantieri”.

Lo facciamo, prosegue “ai massimi livelli con il ministro alle Infrastrutture Paola De Micheli e la senatrice Simona Pergreffi e poi lo decliniamo a livello locale con gli esponenti di regione, provincia e comune di Bergamo”.

Nei primi 9 mesi del 2019 i dati di Cassa Edile, che fa riferimento ad Ance Bergamo sono tutti positivi: “Una massa salari in aumento del 5% che potrebbe superare i 76 milioni di euro alla fine dell’anno, lo stesso per i lavoratori che a settembre hanno toccato quota 7731; bene anche le imprese che hanno superato le 900 unità. Crediamo che nella Bergamasca sia iniziato un timido corso positivo per il mercato dell’edilizia e, soprattutto, per i lavori pubblici”.

A supportare questa considerazione, oltre che l’impegno delle amministrazioni locali, ci sono i risultati dello studio che, con il contributo della Camera di Commercio di Bergamo, Ance ha commissionato al Cresme, relativo ai bandi di opere pubbliche di interesse per il mondo delle costruzioni edili e infrastrutturali, messe a gara e aggiudicate nella nostra provincia, escludendo quindi le gare che riguardano le concessioni di servizi. Sono dati che evidenziano un significativo incremento nel 2018 quando hanno toccato i 213 milioni di euro (erano 75 i milioni nel 2016) con 652 bandi messi a gara (sono stati esattamente la metà, 331, nel 2016). Tuttavia, nei primi sei mesi di quest’anno i bandi per lavori si sono ridotti del 40% rispetto al primo semestre 2018.

Il messaggio è chiaro, ammonisce la presidente: “Non possiamo abbassare la guardia! Abbiamo bisogno di investire in infrastrutture ma anche di manutenzione e messa in sicurezza dell’esistente”.

Sempre lo studio di Cresme sostiene che i Comuni sono i principali protagonisti del mercato delle opere pubbliche nella provincia di Bergamo: tra il 2015 e il primo semestre 2019 gli enti locali e le unioni di comuni sono risultati il principale ente appaltante con 1.491 appalti su 2.003, pari al 74%. mentre in termini di importo si attestano al 49%, con 269 milioni di euro di lavori messi in gara sui 545 totali.

Tra gli altri Committenti risaltano la Provincia di Bergamo, con 33 milioni di euro, i gestori di servizi pubblici locali, con 56 milioni di euro, le società di gestione dei servizi aeroportuali, con 48 milioni di euro e gli altri Enti territoriali, con lavori per 111 milioni di euro.

Vanessa pesenti

Si tratta di bandi che interessano interventi su edifici, per un peso del 60%, mentre le infrastrutture si attestano sul 40%. “Ma non basta. Sono indispensabili più investimenti per permettere alle amministrazioni locali di realizzare le opere. Inoltre, se i dati raccolti dall’analisi di Cresme confermano una ripresa della quantità di gare espletate in ambito provinciale, per numero e valori, abbiamo comunque ritenuto opportuno verificare in quest’ambito il ruolo delle imprese bergamasche. L’analisi ha mostrato che il 66% delle gare sono state aggiudicate a imprese bergamasche, per un totale di 232 milioni di euro, pari al 53,5%. Alle altre imprese Lombarde è andato meno del 20% di gare e importi, mentre alle imprese provenienti da altre parti d’Italia sono state affidate il 14,4% delle gare, corrispondenti al 26,8% degli importi. Emerge così che le imprese della provincia di Bergamo si aggiudicano più gare ma di minore dimensione, per un importo medio di 359.000 euro, mentre le imprese che vengono da fuori regione puntano agli appalti di dimensione maggiore: mediamente gare da 1,3 milioni di euro”.

Considerando che le imprese edili bergamasche risultano tra le più strutturate a livello nazionale “è auspicabile quindi una maggiore premialità orientata ai criteri di qualificazione che le possano valorizzare. Questo porterebbe benefici anche alla qualità delle opere appaltate”.

Abbiamo parlato di investimenti necessari “ma occorre intervenire anche sulle procedure e sui meccanismi di spesa: servono interventi rapidi per sbloccare gli investimenti. Di questo parleremo nel convegno di venerdì”.

Per quanto riguarda il decreto Sblocca cantieri, i temi saranno la lotta alla burocrazia, con procedure semplificate e tempi rapidi, e i criteri di aggiudicazione.

Per quanto riguarda invece il recente decreto fiscale, “ribadiremo la nostra contrarietà all’aggravamento della responsabilità solidale estesa alle ritenute fiscali sui redditi dei dipendenti degli appaltatori e dei subappaltatori, disposta dall’articolo 4 del dl fiscale (decreto legge 124/2019). Le imprese subirebbero da tale disposizione un ulteriore e gravoso drenaggio di liquidità oltre che l’ennesimo adempimento burocratico che si rifletterebbe negativamente anche nei confronti delle stazioni appaltanti, considerati i termini ristretti ipotizzati per i vari adempimenti. Questa disposizione rischierebbe di innescare contenziosi e conseguenti ritardi sui tempi di esecuzione dei lavori”.

In base a un primo studio di Ance, “a fronte di un recupero di evasione stimato in circa 127 milioni di euro l’anno, la norma causerebbe un maggior esborso di 250 milioni di euro all’anno
per le imprese operanti nel settore delle costruzioni. Attendiamo l’immediato intervento del Governo, come annunciato dal Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, durante l’Assemblea di Ance nazionale dello scorso 30 ottobre, per risolvere il gravissimo problema, ritirando la norma”.

(Photo by Artem Labunsky on Unsplash)

© Riproduzione riservata

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.