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“La scorta a Liliana Segre, un campanello d’allarme per un Paese civile”

Enrico Fusi nel 2005 era assessore alla Cultura del Comune di Bergamo. E fu lui a proporre e decidere di assegnare a Liliana Segre la cittadinanza onoraria

Enrico Fusi, oggi direttore generale dell’Istituto Toniolo, nel 2005, vale a dire nel sessantesimo anniversario della Liberazione, era assessore alla Cultura del Comune di Bergamo. E fu lui, insieme al sindaco Roberto Bruni, a proporre e decidere di assegnare a Liliana Segre la cittadinanza onoraria.

Oggi Liliana Segre, senatrice a vita, deportata nel campo di concentramento di Auschwitz quando aveva 14 anni, inizia una vita sotto scorta: due carabinieri la accompagneranno in ogni suo spostamento per tutelarla dopo le minacce ricevute via web e non solo.

“Non voglio dire che sono preoccupato e angosciato, voglio dire che in un Paese civile queste cose non dovrebbero succedere. È un grave campanello d’allarme, stiamo passando il limite” commenta l’ex assessore che ricorda come e perché Bergamo decise allora di far entrare con orgoglio nella città questa splendida signora coraggiosa e segnata dalla vita.

Fusi poi, commercialista e componente del direttivo della Fondazione del Teatro Donizetti, ripercorre quel periodo, quando aveva ben chiaro che la “libertà va coltivata e non data per assodata”, ma non avrebbe mai pensato che si sarebbe arrivati a dover scortare, nel terzo millennio, una deportata “rea” di aver proposto una commissione parlamentare contro il razzismo.

“Per me – racconta – l’assessorato alla Cultura era determinante perché consentiva di incidere sul senso civico dei residenti e l’anniversario della Costituzione era importante: avevamo organizzato un grosso convegno al Donizetti, l’artista Folon ci aveva disegnato un simbolo di pace, avevamo organizzato una serie di inziative con le scuole… E per questi eventi avevamo coinvolto sul tema della libertà tutte le associazioni cittadine. In particolare sintonia con l’Ateneo delle scienze e delle arti e con l’Isrec: fu Angelo Bendotti, deus ex machina dell’Istituto per la Storia della Resistenza, a suggerirmi la cittadinzanza onoraria per Liliana Segre”.

Enrico Fusi

Lei, che allora non era ancora senatrice a vita e che il 29 novembre riceverà il dottorato honoris causa dall’Università di Bergamo, accettò con grande disponibilità e con la sua grinta: “Fu un giorno indimenticabile: in aula consigliare tanti studenti…”. E poi, racconta ancora Fusi, l’allora consigliere, Beppe Anghileri, propose di accoglierla addirittura con un tripudio: una carrozza trainata da cavalli bianchi e l’inno dell’Europa al suo ingresso a Palazzo Frizzoni: “Nel viaggio da Milano a Bergamo parlai a Liliana Segre della proposta di Anghileri e lei, quando lui si presentò gli disse: ‘La conosco consigliere, sa?’, facendolo traboccare di orgoglio”.

Certo, conclude Fusi, “allora immaginavamo che si dovesse lavorare sul fatto che le liberta conquistate devono essere ogni giorno ribadite e mai date per scontate e definitive: per questo abbiamo coinvolto tutta la città nei nostri progetti. Ma mai mi sarei aspettato che sarebbero state messe in dubbio così concretamente e così presto”.

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