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“Convivenza e famiglia: le due direttrici della stagione di prosa che va a iniziare”. Ed è già boom

Maria Grazia Panigada, direttrice artistica, ci racconta la nuova stagione che debutta stasera sotto il segno di Isa Danieli e Giuliana De Sio ne “Le signorine".

Famiglia e convivenza. Ecco i due grandi temi che scuoteranno le anime del pubblico per la nuova stagione di prosa della Fondazione Teatro Donizetti. Sul palco del Creberg, dal 7 al 10 novembre, ci sarà una coppia di grandi donne. Isa Danieli e Giuliana De Sio porteranno in scena “Le signorine”, guidate dalla regia di Pierpaolo Sepe.

panigada

“Quando si ha a che fare con due attrici di questo livello, la regia è un accompagnamento all’interpretazione. Un accompagnamento consapevole e di valore”, dice Maria Grazia Panigada, direttrice artistica della Stagione di Prosa e Altri Percorsi anche per l’edizione 2019/2020.

La stagione 2018-2019 è stata inaugurata da Ottavia Piccolo, grande donna e artista. Quest’anno sarà una coppia di donne, Isa Danieli e Giuliania De Sio, ad aprire le danze…

Ho già visto il debutto dello spettacolo a Napoli. Loro due sono notevoli, non c’è altro modo per dirlo. L’alto livello dell’interpretazione ha sicuramente inciso nella mia scelta di portare lo spettacolo a Bergamo. Isa Daniele e Giuliana De Sio sono due grandi attrici, molto diverse tra loro, che riescono a conciliare le loro differenze con professionalità e ritmicità notevoli. Si tratta di uno spettacolo in due tempi che racconta la convivenza non facile di due donne sole. L’iniziale ritmo comico e ironico della narrazione assumerà poi connotazioni più commoventi, fino a toccare le corde di una riflessione drammatica. “Le signorine” è una bella riflessione sul tema della famiglia e della convivenza.

Convivenza e famiglia, due parole forti, due aspetti della vita non sempre facili da coniugare. Come saranno raccontati sul palco del Creberg?

Nello spettacolo questi due concetti sono declinati in modo quasi paradossale. Il paradosso sta nella chiusura totale verso il mondo esterno, in particolare da parte del personaggio più anziano. La salvezza, invece, sta nell’aprirsi al mondo. Io sono convinta che i nuclei famigliari funzionino bene solo quando si inseriscono e si sentono inseriti nella rete sociale. Le due protagoniste fanno l’esatto contrario: gestiscono un piccolo negozietto che è tutto il loro mondo. Non esiste la realtà che sta fuori. Questo genera solo dinamiche involutive, non virtuose. È nell’ambito di un corretto vissuto di conviveva, in cui le persone comunicano, si aiutano e sostengono a vicenda, che si crea positività e benessere.

Tale chiusura verso l’esterno trova origine nella paura o nel puro egoismo?

In questo caso si tratta di egoismo economico. La più anziana delle tende all’accumulo di cose, mentre l’altra invece cerca di riprendere i contatti con il mondo. Ma entrambe vivono una esistenza di chiusura, la più giovane vorrebbe liberarsene e l’altra la trattiene. La convivenza diventa così faticosa e, per certi versi, comica.

La chiusura verso l’esterno è una contraddizione con l’essenza del teatro, che ci proietta verso altri mondi. Dove ci porterà la nuova stagione di prosa?

Viaggeremo molto lontano con “Finale di Partita”, di Samuel Beckett, al Sociale dal 5 al 7 dicembre, in cui si parla della solitudine di ciascuno di fronte al mondo e della incomunicabilità. Invece, saremo più vicino alla nostra dimensione con “Icaro”, spettacolo in scena al Sociale dal 12 al 14 marzo, in cui Daniele Finzi Pasca parla del bisogno di ciascuno di essere accolto e aiutato. Con “Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte” (Teatro Sociale dal 2 al 4 aprile) incontreremo il bisogno di riconoscere la bellezza delle cose anche – e soprattutto – nella quotidianità. Questo per dire che il teatro, in un modo e nell’atro, ti porta ad uscire dal tuo mondo e ad attraversare un’esperienza.

Questa stagione parte con una spinta di fortuna. Il boom di abbonamenti impone l’allestimento di tre al Sociale. Come spiega questo feedback positivo da parte del pubblico?

Abbiamo dovuto necessariamente aggiungere una replica per ogni spettacolo perché partivamo in sold-out con i soli abbonamenti. È stato un grande stupore di soddisfazione. Per me e per tutta la squadra di lavoro. Il mio ruolo è quello di scegliere i titoli e la programmazione, ma anche il pubblico fa la propria scelta dettata dal piacere della programmazione che noi proponiamo. È molto varia, si basa su registri diversi, e rimane di alta qualità anche che mantiene alta la qualità anche al Creberg, un teatro “meno classico”. La dislocazione tra Creberg e Sociale è stata una sfida ma anche una risorsa che ci ha permesso di giocare con spettacoli di registri diversi. E il pubblico risponde arrivando a superare del 10% la presenza della scorsa stagione. La prosa non solo è riuscita a far fronte alla perdita iniziale inziale della chiusura del teatro, ma anche, a superarla.

Che l’audience si sia dimostrato affezionato è ormai un dato di fatto. Come reagiscono invece i professionisti, gli attori, dopo due anni dalla chiusura del Teatro Donizetti?

L’ha spiegato bene Ottavia Piccolo lo scorso anno alla fine dello spettacolo di apertura di stagione. “Noi attori partiamo con un poco di timore”, in realtà poi è così grande il calore del pubblico, che si riesce a superare ogni pregiudizio di non essere al Teatro Donizetti. Ovviamente c’è voluto un gran lavoro per sdoganare questa paura. E soprattutto abbiamo la prova che quello che conta è la qualità attoriale e registica che sale sul palco.

Il teatro cittadino non solo è veicolo di arte, ma anche creatore. Ci sono novità in vista per le produzioni della Fondazione Teatro Donizetti?

Per ora siamo fermi, ma le nostre passate produzioni stanno andando benissimo. In questi giorni “Accabadora” di Michela Murgia e Veronica Cruciani, dopo essere stato in primavera al Franco Parenti di Milano, è a Roma in questi giorni. “Per te”, della compagnia Finzi Pasca, è stato in Canada ed è appena rientrato dalla Russia. Il marchio Donizetti gira il mondo con le nostre preproduzioni.

In questa stagione Natalino Basso porterà Goldoni sul palco, un vero omaggio alla nostra città. Vedremo il classico Arlecchino?

“Arlecchino servitore di due padrone”. Con questo titolo non si può non pensare a Giorgio Strehler e alla tradizione goldoniana. Si pensa ad uno degli spettacoli più belli del secolo scorso, messo in scena a Bergamo in passato. Valerio Binasco, regista dello spettacolo in scena al Creberg dal 6 al 9 febbraio, sdogana questo modello. È ora di portare un altro Arlecchino tra la gente, più malinconico e connotato da colori romantici in scena. in questa messinscena vedremo un meraviglio Michele di Mauro nel ruolo di Pantalone. Secondo me è una rappresentazione bella e raffinata.

Il teatro vive di novità, ma i grandi classici devono rimanere fondamentali. Quali saranno i pilastri sacri di questa stagione e come saranno rappresentati? Puri o rivisitati?

Ale e Franz porteranno in scena al Creberg “Romeo e Giulietta” (27 febbraio – 1 marzo), con la drammaturgia e regia di Leo Muscato, il quale fa un’operazione molto curiosa, dirigendo un cast tutto al maschile come vuole la tradizione del teatro elisabettiano. Ale e Franz chiesero molto tempo fa a Muscato di poter collaborare, ci sono voluti dieci anni per ottenere un sì. Questo spettacolo è per stato per me una scatola chiusa: l’ho scelto prima del suo debutto, dopo aver fatto una lunga chiacchierata con il regista. Ale e franz saranno accompagnati da grandi attori.

Tra i ritorni attesi a Bergamo c’è sicuramente quello di Daniele Finzi Pasca. Ci parli dello spettacolo.

Icaro è un piccolo spettacolo, è un gioiello, un dono pensato per un solo spettatore, che sarà effettivamente sul palco insieme al protagonista. Questo è l’inizio di quello che Finzi Pasca chiama “teatro della tenerezza”. È nato in un momento particolare della sua vita, dopo il periodo vissuto con le suore missionarie e un periodo di reclusione per obiezione di coscienza. Da questa esperienza nasce la poetica di Finzi Pasca, di cura e di delicatezza. L’unico attore in scena attraverserà una notte in ospedale in cui tenta di volare, in cui la risata si unisce ad una grande commozione. È un grande privilegio riavere Daniele Finzi Pasca: porterà a Bergamo uno spettacolo intriso di dolcezza che esegue solo in poche rare occasioni e mai su commissione, solo quando egli stesso decide di farlo.

C’è uno spettacolo, tra quelli scelti, che ha particolarmente a cuore?

Li amo tutti, ecco perché li ho scelti. Quest’anno avremo Luisa Ranieri in “The deep blue sea”, al Creberg dal 16 al 19 gennaio, diretta dal marito Luca Zingaretti. Lella Costa parlerà di donne intraprendenti, forti e coraggiose, a volte incomprese in “Se non posso ballare”, al Creberg dal 16 al 19 aprile. Al Teatro Sociale, dal 2 al 4 aprile, vedremo “Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte“, uno spettacolo dai linguaggi stupendi.

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