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Brava Atalanta, niente è impossibile: difesa ok e i marziani diventano umani fotogallery

Gomez fa l'assist, Ilicic costringe gli avversari a restare in dieci. Nerazzurri trascinati da un pubblico che non si vedeva da trent'anni

“Impossible is nothing”: non è solo uno slogan, per l’Atalanta è una certezza. Non esiste missione impossibile, se hai la forza e il coraggio di una squadra non solo specialista in rimonte in Serie A, ma che anche in Europa dimostra di poter affrontare chiunque. A testa alta e imbattuta, contro una delle squadre più forti del mondo.

Orgoglio e tanto cuore, certo, sì ma non bastano. Ci vuole anche una bella dose di buona tecnica per reggere l’urto dei marziani, che giocano e si scambiano la palla a una velocità e precisione che in Serie A non conosciamo.

Eppure… il segreto della rimonta, fino al pareggio sforando la vittoria impossibile, l’ha spiegato Gian Piero Gasperini nel dopopartita: “Cosa è cambiato nel secondo tempo? Siamo riusciti a recuperare palla in mezzo al campo e a pressarli. Se costringi il City a giocare nella loro metà campo, allora diventano più umani”.

Sorride, il Gasp. Stavolta i complimenti di Guardiola (rinnovati) sono ancora più dolci, perché tradotti in quei punti che sembravano così lontani. Invece… Il primo punto in Champions arriva in una serata meravigliosa per un pubblico che non fa certo solo da contorno: 32mila147 spettatori per una partita dell’Atalanta non si vedevano da quasi trent’anni, bisogna tornare indietro a un Atalanta-Juventus (stadio Comunale di Bergamo) del 18 febbraio 1990, che finì 1-2 con i gol di Alejnikov, Marocchi e Bordin. Presenti 35mila879 spettatori.

Però, il boato di San Siro per “The Champions” all’inno ufficiale prima del calcio d’inizio, i cori e l’incitamento incredibile del pubblico hanno davvero regalato all’Atalanta una marcia in più. E c’è un po’ anche la spinta dei tifosi in quell’assist del Papu Gomez corretto in rete dalla testa di Pasalic. La partita cambia, ma già è svoltata nel momento in cui Jesus fa la grazia di sbagliare il rigore. Grande protagonista, alla fine molto più nel bene che nel male, Josip Ilicic. Che dopo aver subìto un’espulsione contro il Cagliari prima commette il fallo di mano da rigore, sbagliato dal City. Poi costringe il portiere a stenderlo: quindi, Bravo ma rosso. Per un finale da palpitazione.

Ma l’avreste immaginato? Prendi gol dopo 7′ e fin qui siamo (purtroppo) nella normalità, lo realizza il solito immarcabile Sterling, autore di una tripletta quindici giorni fa. Poi si infortuna il portiere del City, Guardiola lo cambia e dopo 5′ Bravo prende gol da Pasalic.

Ma al 37′ si fa espellere per fallo su Ilicic e il City resta in dieci, deve perfino mandare in porta un difensore, Walker. Una serie di colpi di scena impensabili alla vigilia, soprattutto dopo il 5-1 dell’andata. Poi vince la furbizia, l’esperienza degli inglesi che frenano la voglia di vincere dei nerazzurri.

Va bene, va benissimo. L’Atalanta pareggia e dimostra di non essere la Cenerentola della Champions, ritrova il coraggio e la capacità di combattere alla pari, trasformando i marziani in umani. È la vittoria (massì, è un pareggio ma pesantissimo per il morale e la classifica) di una squadra capace di spaventare anche il miglior allenatore del mondo, Guardiola.

Anche senza un centravanti vero, come aveva fatto a Napoli: infatti Gasp ha riproposto con Gomez, Pasalic e Ilicic davanti
la stessa formazione, a parte Gosens che tornerà disponibile per la Sampdoria e come al San Paolo ha pareggiato. Un ottimo risultato.

E Guardiola merita l’Oscar per la miglior battuta, quando dice che “affrontare l’Atalanta è come andare dal dentista, si soffre sempre”. Ma per una volta anche la difesa dei nerazzurri merita un applauso. Cara Atalanta, la tua Europa continua…

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