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Morto Calvanese, vinse la Coppa Italia; “Ma i ladri mi rubarono la medaglia”

Attaccante argentino, aveva 84 anni e viveva a Buenos Aires. Nerazzurro nella finale del 1963 e in Coppa delle Coppe

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L’Atalanta perde uno degli ‘eroi’ della Coppa Italia: Salvatore ‘Todo’ Calvanese è morto in Argentina, all’età di 84 anni, dopo una breve malattia. Era stato tra i nerazzurri protagonisti della vittoria in Coppa Italia, il 2 giugno 1963 allo stadio di San Siro, dove stasera l’Atalanta affronterà il Manchester City. E dove allora superò invece il Torino del futuro ct Bearzot per 3-1, con una tripletta di Domenghini.

Calvanese era noto anche perché nella stagione successiva, in Coppa delle Coppe, quando a Lisbona contro lo Sporting (il 9 ottobre 1963) Gigi Pizzaballa si infortunò al braccio e dovette abbandonare il campo, fu proprio l’argentino, un attaccante, a prendere il suo posto come portiere. Poi l’Atalanta fu sconfitta 3-1 e nella bella, a Barcellona, lo Sporting si qualificò vincendo ancora 3-1.

Calvanese, 45 presenze e 11 gol nell’Atalanta, era diventato famoso anche per quel “clamoroso al Cibali” del 4 giugno 1961, quando il Catania vinse clamorosamente per 2-0 contro l’Inter con reti di Castellazzi e, appunto, di Calvanese, che con i siciliani giocò per sei anni.

Riportiamo l’articolo che il quotidiano argentino “Olè” ha dedicato al terzo posto dell’Atalanta nel maggio scorso, con un’intervista anche a Calvanese e un ricordo amaro: la medaglia della Coppa Italia rubata dai ladri…

“Ai piedi delle Alpi, a Bergamo, una città di 120.000 abitanti, una generazione festeggia come se il mondo finisse domani. Ma, tuttavia, inizia un nuovo mondo per lei…”.

È la celebrazione di un traguardo storico e arriva da oltre oceano, dall’Argentina. La firma su ‘Olè‘, il quotidiano sportivo argentino più diffuso, Martin Macchiavello. Che racconta le ‘notti magiche’ di Bergamo e il fenomeno Atalanta, la sua storia, la Coppa Italia del 1963 e l’evoluzione da regina delle provinciali alla Champions League, anche attraverso le parole di tre ex. Argentini, naturalmente: Leonardo Rodriguez, Salvatore Calvanese e German Denis.

Il titolo dell’articolo è: “Atalanta e la sua prodezza con occhi blu e bianchi“, riferita appunto ai tre ex.

Salvador Calvanese ha 84 anni e vive a Morón. Sta ancora lavorando a Vélez come osservatore. “L’ultimo che ho scoperto è stato Tiago (Almada). Il calcio è il mio balsamo”, racconta l’ex attaccante che il 2 giugno 1963 faceva parte dell’Atalanta che battè 3-0 il Torino a San Siro con una tripletta di Angelo Domenghini e che permise al capitano Piero Gardoni di sollevare la Coppa Italia 56 anni fa.

“Sono passato dal Sud al Nord, dal Catania all’Atalanta e ne ho segnati di gol, eh (11 in nerazzurro, ndr). Al cambio di oggi, il mio trasferimento è costato poco più di 1 milione e mezzo di lire. L’Atalanta era una società per azioni che voleva crescere e il suo cavallo di battaglia era Domenghini, che dopo l’Italia avrebbe vinto l’Europeo 1968 e avrebbe perso in Brasile la finale del mondo in Messico ’70. La differenza con i più grandi è stata la stessa di quella di oggi: su dieci partite, la Juventus ne ha vinte nove e con la fortuna si è aggiudicato il pareggio nel decimo. Erano superiori perché eravamo provinciali. Bergamo era una piccola città riservata. Molto freddo in inverno. Gente calma”, ricorda un emotivo Totò che, con il passare del tempo, anela a quella tranquillità.

“Circa quattro, cinque anni fa, vivevo nel Barrio Piedrabuena”, l’area più povera e degradata di Villa Lugano, uno dei quartieri di Buenos Aires. “Un giorno entrarono in casa per derubarmi. Hanno preso tutto, anche quella medaglia della Coppa Italia. L’unica cosa che avevo vinto in Italia! Non ho mai avuto il coraggio di richiederla ai dirigenti dell’Atalanta. Nel 2011, mi hanno chiesto chi potevo raccomandare.‘Maxi Moralez’, ho risposto. E non è stato male per loro…”, conclude Calvanese.

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