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Doping, Martina Caironi si difende: “Colpa di una crema cicatrizzante dichiarata”

L'atleta bergamasca: "La sostanza è contenuta nella crema cicatrizzante che ho assunto e dichiarato"

È arrivata come un fulmine a ciel sereno la notizia della positività di Martina Caironi a un controllo antidoping.

Ad annunciarlo in una nota è stata la Nado Italia. La seconda Sezione del Tna ha accolto la richiesta della Procura nazionale antidoping disponendo l’immediata sospensione dall’attività della 30enne bergamasca, che da giovedì 7 novembre a Dubai avrebbe dovuto gareggiare ai mondiali paralimpici di atletica.

L’atleta delle Fiamme Gialle è stata campionessa paralimpica sui 100 ai Giochi di Londra 2012 e Rio 2016 e argento nel lungo nell’edizione brasiliana, oltre ad essere pluriprimatista mondiale e a vantare nel suo personale palmares 5 titoli mondiali. La Caironi, portabandiera a Rio, è risultata positiva “alla sostanza Clostebol Metabolita all’analisi del primo campione al controllo fuori competizione effettuato dal Comitato Controlli Antidoping di Nado Italia il 17 ottobre scorso a Bologna”.

La replica di Martina Caironi

“In attesa dell’esito delle controanalisi del campione B – ha spiegato Martina Caironi -, dichiaro di essere a conoscenza della sostanza contenuta nella crema cicatrizzante che ho assunto. Tale crema veniva da me acquistata nel gennaio 2019 dopo tre mesi di sofferenza per ulcera all’apice del moncone. Si tratta di una ferita aperta che nessun farmaco è riuscito a richiudere e nemmeno il non utilizzo delle protesi da cammino e da corsa, con evidenti disagi importanti. In gennaio chiedo al medico federale la possibilità di usare questa crema e mi viene detto che deve essere usata in modo locale e a piccole dosi e che non è necessario il TUE per le quantità troppo basse. Faccio il test antidoping a luglio che risulta negativo. Da quel momento la ferita si apre altre due volte, ma in maniera meno grave e quindi ritengo di poter continuare in piccole dosi in quanto sicura di non incorrere in alcun tipo di infrazione, tanto è vero che all’ultimo controllo antidoping di ottobre ho dichiarato tale sostanza. Mi ritrovo a dover saltare un Mondiale in un anno fondamentale senza ancora aver provato una definitiva cura per la mia ulcera”.

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